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«No ai “signor sì” ma non con Landini»
Speranza: il rischio scissione non esiste

Basilicata

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MINORANZA, alternativa dentro al Partito democratico, ma che non si identifica nelle “urla televisive” di Landini. Da Bologna, il capogruppo del Pd alla Camera, il lucano Roberto Speranza da Bologna - dove si è incontrata ieri l’area riformista che fa capo a lui e all’ex segretario del partito, Pierluigi Bersani - serra le file. Di eventuale scissione non se ne parla nessuno. Speranza e Berasani lo ribadiscono con chiarezza. Ma di certo l’alternativa non può essere nemmeno la coalizione sociale capitanata dal leader Fiom. «La soluzione a questo sistema politico - spiega il capogruppo - non può essere una nuova sinistra antagonista che nasce dalle urla televisive di Landini, ma la soluzione è avere più sinistra nel Pd e nella nostra azione di governo. La parola scissione non esiste, non fa parte del vocabolario del Pd».

Piuttosto, la vera alternativa è una sinistra dentro al partito «con un alto profilo riformista e non con una scelta identitaria che non ci porta da nessuna parte». Quella sinistra che sarà a Roma il 21 marzo, per per dire che nel Pd «non serve un partito unico e non servono i signor sì».

E sulle indiscrezioni trapelate qualche giorno fa sulla stampa nazionale secondo le quali Renzi starebbe pensando di dare il ben servito al capogruppo, Speranza aggiunge: «Noi decidiamo di dire sì o no sulla base delle idee, mai e neanche per un istante sulla base delle poltrone che occupiamo o dei posti che aspettiamo, è inaccettabile».

Non solo politica in sneso stretto, però. Perhcé la giornata bolognese è servita pure a mettere un punto fisso sulla questione dei matrimoni gay. «Io sono personalmente convinto - ha spiegato il capogruppo - che sia il tempo dei matrimoni gay anche in Italia. E' una mia posizione personale, su questo voglio confrontarmi nel Pd e nel parlamento. Quello che è inaccettabile è che l'Italia sia uno dei pochi Paesi d'Europa in cui non c'è ancora una legge sui diritti civili». Speranza si è spinto anche oltre, affermando di comprendere la posizione di alcuni sindaci,tra cui quelli di Roma e Bologna: «Ritengo che il loro sia un messaggio politico. Ma il parlamento deve fare delle leggi. Non possiamo lasciare il Tar ad occuparsi di questa materia. La circolare di Alfano contro questo atto? Credo che Alfano se ne farà una ragione».

A mettere i paletti rispetto alla riforma elettorale, è stato l’ex segretario, Pierluigi Bersani: «Nella denegata ipotesi che sia la legge costituzionale, sia quel progetto di legge elettorale rimangano così, io non sono in condizione di votare la legge elettorale così come è fatta. Ma sono convinto che ci sarà disponibilità a ragionare. Noi siamo sempre con l'idea di stare con tutti i piedi nel Pd. A chi ci dice “se non siete d'accordo andate fuori”, io rispondo: no, vai fuori tu, che questa è casa mia».

Per concludere cosi: «Bersani non farà mai il capocorrente in vita sua, però dirà sempre la sua».
Le parole di Speranza hanno trovato, sul territorio, la piena condivisione da parte del presidente del Consiglio, Piero Lacorazza, che sulla sua bacheca facebook ha commentato molto positivamente le dichiarazioni del capogruppo.

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