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Intervista a Vincenzo Viti
«Non ho fatto scelte elettorali»

Basilicata

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MATERA - «Non ho indicato una scelta elettorale ma aperto ad un’idea progettuale di dibattito per la città. Quanto al Pd le condizioni che avevamo indicato come renziani ci sono ancora dal coordinamento cittadino alla Fondazione, fino alle primarie e ritengo che ci siano ancora i tempi per arrivare ad una soluzione senza imporre soluzioni».
Vincenzo Viti tirato in ballo in queste ore circa il sostegno a Raffaele De Ruggieri e a Matera 2020 insieme ai Fratelli d’Italia mette uno stop alle discussioni, conferma di far parte «di un partito che a Matera vive una parabola non solo infelice ma intollerabile».
«Trovo addirittura lunare lo stato del dibattito preelettorale a Matera» scrie Viti. «Ricorda molto, pur se non fa sorridere, l’avventura del “Marziano a Roma” raccontata dal genio di Flaiano: l’avventura dell’alieno che ignora (nel nostro caso finge di ignorare) lo stato della città a due mesi dal voto. Una città divisa e frantumata, incapace di riconoscersi in chiare alternative, mentre c’è chi pensa di riscrivere le mappe della protostoria fingendo che esista un centro-destra, che a Matera non ha una identità definibile né una storia da raccontare, e un centro-sinistra, ormai un luogo per pic-nic quando non una vaga allegoria. Siamo di fronte ad una lettura grottesca e inverosimile della situazione politica e delle sue vie di uscita». Insomma i partiti sono un’entità che a diverse latitudini hanno perso la forza e l’identità che avevano nel passato.
«E’ preoccupante che in una condizione simile non solo non si riesca a cogliere la profondità della crisi sociale e morale della città ma la si anestetizzi per continuare a ragionare di architetture politiche inesistenti, perseguendo il disegno di conservare con i denti ciò che va assolutamente cambiato: se si vuole guardare con occhi nuovi agli obiettivi del 2020».
«Destra e sinistra, nella condizione della città, sono “topoi” inservibili» dice Viti senza mezzi termini e rompendo una serie di schemi che pur costituiscono una forma mentis fortemente in voga.
«Non vi è più traccia di culture che richiamino a sedimenti e identità che abbiamo conosciuto in passato e che hanno dato vita a dialettiche significative. Oggi si ricorre a quelle definizioni per pigrizia mentale o, peggio, solo per un mediocre esercizio di potere. Credo invece che una ricognizione che voglia rimettere insieme i materiali di un’area riformatrice capace di innovare dovrebbe potare molti rami secchi e molte delle pretese che si affacciano senza pudore».
Poi spiega la sua posizione di questi giorni: «Di fronte alla condizione di afasia progettuale che sta caratterizzando il confronto politico avevo segnalato l’urgenza di dar vita ad un tavolo capace di sorvolare sulla triste condizione delle tante liste e delle varie candidature (un pittoresco assalto al carro) e di raccogliere le testimonianze di quanti hanno alimentato e alimentano un autentico dibattito di idee sulla città e sul suo futuro: ch’è altra cosa da dichiarare scelte elettorali che pur mi vengono strumentalmente attribuite.
Soprattutto per chi, come me, continua a riconoscersi in un partito che a Matera vive purtroppo una parabola non solo infelice ma intollerabile».
«Aver proposto un pubblico confronto in vista della definizione di un orizzonte capace di offrirsi alla “città divisa” dev’essere apparso non solo scandaloso ma un affronto verso l’intendenza che ignora quel che accade e continua ad operare senza colpo ferire, contando sulla distrazione di massa che è tipica del clima preelettorale».
Poi una nuova apertura al dialogo rispetto alle questioni interne al Partito Democratico: «Per tornare al confronto interno al PD, tuttora irrisolto (salvo che non vi siano conversazioni clandestine e compromessi che sarebbe istruttivo conoscere) avevamo posto tre condizioni minime per condividere un percorso: azzeramento del comitato cittadino con l’avvio di una gestione radicalmente rinnovata e partecipata, l’immediata separazione dei ruoli fra Sindaco e Presidente della Fondazione sia pur nel quadro del necessario coordinamento, infine Primarie che legittimassero una candidatura in grado di innovare profondamente stili e caratteri della nuova stagione politico-amministrativa».
«Nessun pregiudizio sui nomi. Anzi, l’ho sempre detto e scritto, la legittimazione attraverso le primarie potrebbe essere un fattore di convalida e di ulteriore consenso per chiunque, anche per chi ha finora guidato l’Amministrazione. Aggiungo che proprio il carattere eccezionale della sfida del 2020 pretenderebbe la più larga apertura della squadra di governo e del Consiglio comunale a nomi, competenze e trasparenze indispensabili per una impresa di così inedite dimensioni».
”Credo che i tempi ci siano ancora, (lo dico a Luongo di cui conosco la tenacia ma a cui consiglio un supplemento di intelligenza politica) per rimettere in piedi una prospettiva che riconcilii la città e ne valorizzi le risorse migliori. Si tratta di volerlo, senza chiudersi in sciocchi irrigidimenti e senza la pretesa di imporre soluzioni (come è già accaduto) che sarebbero minoritarie nel sentimento e nelle scelte della città. Com’è già avvenuto e non deve ripetersi, né vorrei essere facile profeta. Ma siamo a un passaggio serio nella vita di Matera ed anche nella storia della regione. Pensiamoci»

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