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Le loro colpe
Le vostre colpe

Basilicata

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LA Corte dei conti ci ha abituati, di anno in anno, ad uno sguardo non solo strettamente ragioneristico, ma anche politico in senso lato. Il discorso dell'autonomia delle funzioni tra i poteri dello Stato è – sempre in Italia – all'ordine del giorno. Va da sé, del resto, che una valutazione giuridica sconnessa dal contesto storico, è norma astratta. Non si possono dunque che accogliere con grave preoccupazione le considerazioni sul dissesto del comune di Potenza fatte dal procuratore generale Oricchio, da dieci anni “censore” della cosa pubblica lucana. Si poteva evitare la bancarotta amministrativa? E' stata una scelta ideologica. Il nuovo corso politico di destra aveva la necessità di smarcarsi dai predecessori. Dichiarare il crac era il modo più semplice per spezzare la catena delle responsabilità ed evitare la fatica di provare a concepire un visione nuova rispetto agli anni precedenti rimanendo sul terreno delle scelte riconducibili a responsabilità personale. Era quello che i cittadini avevano chiesto votando De Luca. Sarebbe stata una partita rischiosa, da fuoriclasse, non impossibile. Altrove, ci dice il magistrato contabile, in altre città, è stato fatto. Grave, dunque, che una scelta politica abbia determinato gli effetti che stiamo pagando noi cittadini. Servizi ridotti, se non eliminati, scuole chiuse, intermodalità spenta, tasse aumentate. Un piano di sacrifici che in ogni caso sarebbe stato necessario. Evitare la dichiarazione di dissesto non significava occultare un'operazione verità sugli anni precedenti. I dipendenti di Cotrab o di Facility avrebbero comunque protestato. Il dissesto è stata solo una scorciatoia per dire: non è colpa nostra.

l.serino@luedi.it

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