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Damiano e i sindacati non fanno sconti
a Renzi e alla riforma sul lavoro

Basilicata

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RAPOLLA - Jobs act che esce stropicciato e maltrattato ieri sera dal convegno organizzato dal Pd di Rapolla. Incontro al quale ha partecipato l’ex ministro al Lavoro, Cesare Damiano oggi presidente della Commissione Lavoro alla Camera dei deputati. Oltre a Damiano qualificata la rappresentanza sindacale al tavolo dei relatori: Angelo Summa della Cgil, Nino Falotico della Cisl, Carmine Vaccaro della Uil e Antonio Zenga della Fismic. Ad approfondirele questioni legislative legate è intervenuto il docente (ordinario di Diritto del lavoro all’Università di Foggia) Marco Barbieri.
Un incontro riuscito per i dem rapollesi tanto che da semplici “spettatori” hanno seguito il dibattito il Capogruppo del Pd alla Camera dei deputati, Robertro Speranza, il segretario provinciale Antonello Molinari e il consigliere regionale Vito Santarsiero. Oltre a numerosi amministratori e sindacalisti locali.
Dopo i saluti del sindaco Michele Sonnessa (che ha chiesto più sinistra nel Pd) e del segretario locale Pino Larotonda è partito il dibattito. Damiano ha cercato di mantenere un profilo neutro sulla riforma voluta da Renzi spiegando che “una norma da sola non può creare posti di lavoro” ma che bisogna riconoscere che “ci sono condizioni favorevoli oggi in Italia per immaginare un passo avanti” in termini di ripresa. Damiano comunque facendo parte di Area Riformista (la componente interna al Pd guidata da Bersani e Speranza) che già nelle scorse settimane ha tuonato contro il proprio leader nazionale Renzi per l’appovazione della riforma con all’interno l’abolizione dell’articolo 18 e del “licenziamento collettivo” non ha mancato di mettere in luce anche le debolezze che secondo lui sono contenute nel Jobs act e ha lanciato comunque qualche sfida: “Bisogna lottare per migliorare il dispositivo pur dovendo ammettere che sull’articolo 18 è stata una battaglia che ho perso”.
Il dibattito è quindi proseguito con particolare attenzione alle nuove regole sui licenziamenti e sulle “tutele crescenti”. Riforma che in ogni caso è stata “bocciata” dal professor Barbieri che per quanto riguarda gli incentivi alla aziende ha parlato di “doping”. E naturalmente poi c’è stato l’attacco duro dei sindacalisti.
E’ partito Angelo Summa che ha parlato di legge assolutamente penalizzante per i dipendenti parlando di diritti negati e di strumento che “aumenterà i licenziamenti”. Summa ha quindi criticato il Jobs act in maniera totale. Sulla stessa linea che Nino Falotico della Cisl che a più riprese ha messo in luce le debolezze del nuovo strumento normativo parlando di progetto del governo “a indebolire le rappresentanze sindacali”. Non ha fatto eccezione a tale impostazione critica nemmeno il segretario Uil Carmine Vaccaro che ha elencato i “vizi” di forma e di sostanza della legge approvata e voluta dal premier. Vaccaro ha quindi posto interrogativi anche allo stesso Damiano. Meno critico invece è stato il segretario della Fismic Zenga che ha parlato di “impianto normativo che realmente favorirà le assunzioni e il rilancio del Paese”.
Chiusura più politica di Cesare Damiano che guardando Speranza seduto in prima fila ha “stuzzicato” i sindacalisti: “Dovreste, nelle interlocuzioni con le istituzioni essere uniti e portare proposte chiare e nette. Non questioni fumose. Poi se foste stati più duri e ci aveste dato una mano magari io e Roberto (riferendosi a Speranza ndr) saremmo riusciti a vincere la battaglia sul “licenziamento collettivo””.

sal.san.

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