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Intervista a Nicola Benedetto
«Io in campo contro le logiche lobbistiche del Pd»

Basilicata

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MATERA - E’ una domenica dalle temperature quasi invernali, ma a Matera continua il via vai di turisti, che sfidano pioggia e vento per non perdere il fascino della città che neanche il maltempo sciupa. Incontriamo Nicola Benedetto davanti all’ingresso della sua creatura e Palazzo Gattini diventa subito la metafora per raccontare la nuova impresa politica in cui si è lanciato: «Ho scelto di candidarmi a sindaco di Matera perché la città ha bisogno di qualcosa di diverso rispetto alle risposte inadeguate che si vedono in giro. Quando del 2002 ho deciso di creare qui un hotel a cinque stelle nessuno ci avrebbe scommesso. Ci ho creduto fino in fondo e il tempo mi ha dato ragione». Quella di oggi è una sfida che il consigliere regionale di Centro democratico racchiude nello slogan che ha scelto per il suo simbolo “Lavoro e sviluppo”. «Perché - spiega - la cultura non si mangia, ma può far mangiare. Non solo Matera, ma tutta la Basilicata. Un’occasione che quindi non può essere sciupata. E io deciso con convinzione di fare la mia parte». Due liste, quelle a sostegno della sua candidatura, una civica, l’altra con il simbolo di partito.

Che profilo avranno i suoi consiglieri?

Posso dirle che abbiamo già completato la civica con i nomi di 32 giovani professionisti che non si sono mai occupati di politica, ma che hanno tutte le competenze per comprendere e dare risposte alle vere esigenze della città. Candidature lontane dai vecchi schemi, sul modello di quello che abbiamo fatto a Bernalda, dove un giovane medico, rientrato in Basilicata dopo gli studi, è diventato il sindaco della cittadina.

Ha parlato di un’offerta politica inadeguata per queste amministrative. La sua candidatura cos’ha di diverso rispetto alle altre?

Questo voto sta maturando in un clima pessimo, di bassissima lega. Quello che sta avvenendo all’interno del Partito democratico ne è la prova lampante: interessi personali e di correnti che alimentano le guerre intestine. Uno spettacolo poco edificante. Basta fare una riflessione sui sondaggi: il Pd di Matera è dato intorno al 20 per cento, quasi la metà rispetto alla percentuale nazionale. Il che dimostra con chiarezza che il partito non ha lavorato bene. E che gli elettori non gradiscono affatto queste dinamiche. Il Pd è ormai un malato cronico. Qual sia il valore aggiunto che posso garantire è presto detto: un’amministrazione completamente distaccata rispetto a interessi di lobby e lotte tra bande. Non ho timore di dire che fino a ora quello che ho fatto, l’ho fatto per me e per mio figlio. Ora mi piacerebbe fare qualcosa per gli altri. Guardare esclusivamente agli interessi del territorio e dei cittadini. Credo che sia la migliore garanzia di una buona amministrazione. Insieme a un progetto credibile per fare della candidatura a capitale della cultura un’occasione di crescita per tutta la regione. I cittadini dovranno andare alle urne con molto distacco rispetto a eventuali appartenenze politiche, puntando sul candidato migliore per Matera.

E non ritiene che in qualche modo i suoi interessi da imprenditore, compreso il progetto per Mulino Alvino, possano far nascere una questione di opportunità?

Guardi, ho sempre fatto tutto nella massima trasparenza. Sono imprenditore da quando avevo 25 anni, solo a 50 ho deciso di scendere in politica. I progetti che riguardano Matera sono antecedenti alla mia candidatura. Nessuno può rimproverarmi il contrario. Non esiste alcuna controindicazione, tra le due cose non c’è alcuna interferenza.

A proposito di Pd, il suo partito, anche per le amministrative di Matera, si era detto disponibile a un progetto comune. Cos’è successo nel frattempo?

E’ vero, avevamo lanciato dei segnali di apertura. Ma gliel’ho detto: il partito democratico lucano è sordo. Basti pensare che anche in qualità di capogruppo regionale di Centro democratico non ho mai avuto il piacere di incontrare il presidente Pittella. Non c’è bisogno di aggiungere altro.

Non è un segreto che aspirasse alla Giunta regionale. Poi l’ufficializzazione della sua candidatura a Matera? Insomma, sta tentando una corsa alla poltrona?

Le assicuro che non è questo che mi interessa. Non le nascondo che continuo a essere animato dalla volontà di fare qualcosa di realmente utile per la mia regione. Purtroppo, il raggio d’azione, in qualità di consigliere, è abbastanza limitato, data la netta predominanza dei consiglieri che sostengono Pittella. Ecco perché nei mesi passati ho cercato di ragionare sulla possibilità di un ingresso nell’esecutivo: per poter incidere realmente. Ho deciso, però, di scendere in campo a Matera perché sento che quello che c’è intorno mortifica le aspettative di quella che potremmo definire la parte migliore della città. E ho intenzione di andare fino in fondo. Le posso anche assicurare che seppure oggi mi dovesse arrivare la proposta di un assessorato regionale, lo rifiuterei.

Come andrebbe gestita la partita di capitale della cultura?

Con estrema lungimiranza, facendo prevalere sempre l’interesse collettivo rispetto a quelli individuali o di pochi gruppi, stimolando e accompagnando le ricadute, in termini di sviluppo, sul territorio. E, come le dicevo prima, non mi riferisco solo a Matera. Si tratta di far capire il valore di tutto il territorio regionale. Dal mare di Maratea, al Pollino, passando per il Vulture. Oggi tutti conoscono Matera. Il lavoro da fare è associare il brand di capitale di cultura a tutta la Basilicata. Precisi, mirati e semplici interventi, come investire sulle le giuste giuste opere per consentire una migliore fruizione del territorio. Mi lasci fare una riflessione: di certo, non pensare a staccare la presidenza della Fondazione per Matera Capitale della cultura dal Comune.

Sta dicendo che lei invece è contrario?

Sto dicendo che non è questo il tema. Non è importante chi la gestisce, ma cosa fa la Fondazione. Il fatto che il Pd si preoccupi di questo è la prova che il partito sta pensando alle postazioni. A mettere le mani in pasta per compensare gli interessi delle varie correnti. Le solita logiche di spartizione che i cittadini non sono più disposti a digerire.

m.labanca@luedi.it

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