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Intervista a VIito Labarile
tra i fondatori del comitato 2020

Basilicata

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MATERA - Cita Martin Luther King, Fidia, ma anche Gino Paoli per raccontare un progetto nato con la visione differente del futuro della città fra alcuni amici riuniti attorno allo stesso tavolo, poche ore dopo la designazione di Matera a capitale europea della cultura nel 2019.
«Sono un testimone di questa città, la sua storia l’ho percorsa da studente e poi da giovane ingegnere e posso dire che con la designazione di Matera...non ce n’era per nessuno. La città è riuscita ad accrescere l’identità dell’european citizen, il cittadino europeo. A nostro favore hanno giocato tre aspetti: la storia, il patrimonio e un’ottima comunicazione».
Vito Labarile è tra i fondatori, con Angelo Tosto, del Movimento Matera 2020 che fra pochi giorni (domenica 29 marzo, ndr.) sceglierà fra cinque candidati, il nome dell’esponente che correrà per diventare sindaco di Matera.
«Negli ultimi cinque anni, in tema di dotazioni infastrutturali materiali e immateriali, in questa città non si è fatto niente. Finora c’è stata una grande cortina fumogena dietro la quale ci sono i professionisti degli affari».
E ora?
«Ora si sono accesi i riflettori. Siamo esperti costruttori di lavoro e il tema centrale è proprio questo. E’ improprio parlare di economia della cultura, ma al contrario bisogna pensare alla cultura dell’economia.
Bisogna saldare una sana ambizione personale con quella collettiva; la prossimità è un valore ed è un’azione. In questo modo abbiamo compreso che bisognava mettersi in gioco. Questo è il momento della generosità, il più delicato. La politica non è un ascensore sociale, si entra e si esce. Il potere è uno strumento e la politica è servizio temporaneo. Matera 2020 scavalca la concezione di Matera 2019 perchè vogliamo essere realisti, concreti, fattivi».
Nel frattempo la macchina delle primarie va avanti: «Il clima è positivo ma c’è molto da fare. Attorno a questo tema c’è una forte sensibilizzazione, il nostro movimento ha creato attenzione sull’obiettivo. Non capita tutti i giorni che la società civile organizzi le primarie». Il Movimento ha pensato a questo meccanismo perchè: «E’ l’unico metodo, quello a cui abbiamo pensato quando abbiamo immaginato di fondare il Movimento che conta su energie positive ed affrancate». Obiettivi chiari, ma il contesto non può non tenere conto di fenomeni come il clientelismo. «Che con il populismo - aggiunge Labarile - forma una miscela esplosiva. Quello che è successo in Basilicata è molto raro. Se nel centrosinistra barese fosse successo ciò che è accaduto qui, quegli esponenti, dopo una gestione del Piano casa 1 e 2 come questa, non ci sarebbero più. Purtroppo qui è passata la concezione del partito unico, aiutato da un contesto demografico, 570 mila persone si gestiscono anche con un computer. E col tempo si è fatta avanti l’idea della politica come datore di lavoro. Noi oggi però, si è alzato un po’ il coperchio su questa città che è chiamata a un ruolo che la impegna nel Mezzogiorno: 20 milioni di abitanti e territori all’interno del crocevia delle grandi civiltà». Il contesto di riferimento è molto ampio: «Il Sud attende da questa città consigli utili per usare la cultura per lo sviluppo che produce effetti economici grazie alla valorizzazione del patrimonio e dei talenti creativi con un uso sapiente delle tecnologie. Il metodo passa attraverso la centralità delle industrie culturali; fuori dalle scatole gli eventi. L’eventismo a oltranza non ci porta da nessuna parte, solo alla propaganda».
La mancanza di programmi, secondo Labarile, è uno dei mali peggiori di questa classe politica. «Una volta i programmi erano importanti, che provocavano discussioni molto dure. Oggi non frega niente a nessuno, contano le traiettorie delle singole carriere politiche. Abbiamo provato a immaginare il nostro sogno con Matera 2020 in cui recuperiamo la funzione del programma, con la centralità dei contenuti». E sui temi aggiunge: «Il metodo per Matera non è più quello della programmazione lineare, il territorio è sommatoria di interventi essenziali attraverso progetti esemplari che garantiscano la fattibilità, la sostenibilità e la misurabilità». Il percorso attraverso il perimetro della città, grazie alla metropolitana di superficie, per Labarile, può condurre in un progetto turistico culturale di straordinario valore che recuperi le aree della città, eliminando la marginalizzazione delle periferie e dotando l’itinerario di punti di riferimento, da Venusio al centro della città attraverso paesaggi culturali come le cave di tufo o il mulino Alvino». E sul patrimonio, Labarile non può fare a meno di citare il museo demoetnoantropologico che «Deve tornare nei sassi, non ridotto a memoria archivistica ma trasformato in eco museo».
Matera ambisce a diventare un nuovo laboratorio come accade con gli urbanisti negli anni ‘50, ma per farlo è necessario recuperare strutture amministrative come quella dell’ufficio Sassi, ormai smantellato, aggiunge Labarile: «Il tema della qualità esemplare del restauro è fondamentale. Bisogna rimettere in piedi una struttura tecnica di grande importanza. Fondiamo la città su un patrimonio straordinario con una legge basata su questo aspetto e non abbiamo una struttura che ad esempio potrebbe controllare il rema delle concessioni, molte delle quali non ancora utilizzate».

a.ciervo@luedi.it

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