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Rifiuti, trasporti, bilancio
Santarsiero: «Non accetto lezioni»

Basilicata

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POTENZA - «Di hostess non ne ho mai avute, e negli ultimi due anni a Palazzo di Città c’era solo una segretaria». Le hostess, sbotta Vito Santarsiero, sono arrivate dopo. «È sconcertante sentire certe dichiarazioni».
Ancora una volta, la città di Potenza e le sue amministrazioni si trovano aggrovigliate nel dibattito pubblico. Accuse, toni forti, attacchi e precisazioni.
La cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario della Corte dei Conti ha poi riacceso il dibattito politico sul dissesto potentino.
L’ex sindaco, dopo un periodo di relativo silenzio, ha deciso di non trattenere precisazioni. Le ha messe in fila in un documento che propone alla città, ma anche al suo partito.
Perché c’è un pezzo del Pd, e del centrosinistra in generale, che sostiene la distanza rispetto alla precedente amministrazione, la sua.
«Conosco bene le accuse, le insinuazioni, le trovo elencate, le rileggo, mi stupisco». E, di nuovo, risponde.
«Interessi occulti nel settore dei rifiuti? Prego, si denunci con cognomi e fatti». Se lo ricorda bene quando da sindaco si trovava nel pieno dell’emergenza. «Dopo la chiusura della discarica di Pallareta tutto il bacino del Potentino ha pagato una carenza di programmazione regionale. Oggi sono in corso i lavori per la stazione di trasferenza perché l’abbiamo programmata».
Chiede di precisare qualcosa anche sulla differenziata: «Ben 5 milioni di euro lasciati e una rivoluzione all’Acta, gestita da un dirigente interno e due funzionari del Comune al posto di amministratori esterni. L’impianto a biogas di Pallareta, poi, è funzionante e consente di incassare decine di migliaia di euro».
Il caos è sui trasporti. La Corte dei conti ha criticato il contratto e la magistratura sta già indagando sul settore. «Ben venga ogni indagine. Ricordo che a gennaio 2013 partì un piano approvato in consiglio: servirono 8 mesi di incontri con cittadini e sindacati, e le scale mobili funzionavano. Ci andrei piano a demonizzare servizi con risultati, parlando populisticamente di imbrogli».
Rigira, invece, la domanda: «Con quali criteri sono stati selezionati gli otto lavoratori che hanno giurato dinanzi al sindaco per il controllo sui mezzi? Non mi sembra in maniera diversa dal passato».
Le pulizie sono un altro fronte caldo. L’accusa, reteirata, è sulla gestione: clientelismo, nessuna trasparenza.
«Cominciamo dalla spesa: è stato il TAR a esprimersi su un affidamento a Consip e a confermare che per il Comune si produceva un risparmio di 541.000 euro».
A furia di confronti e puntualizzazioni, ecco tornare il tema “dissesto”, approvato a novembre con un voto a cui ha partecipato anche l’area democratica. Santarsiero non ha mai smesso di dire che poteva essere evitato. «Fosse stata la soluzione ai problemi della città l’avremmo fatto già dal 2012 dopo i poderosi tagli ministeriali e il fallimento del nuovo sistema di fiscalità». In quella scelta, dice, c’erano troppe conseguenze negative. «Sarebbe stato facile da giustificare con gli oltre 30 milioni di euro che avevamo pagato negli anni per debiti fuori bilancio ereditati».
Debiti nuovi, invece, sottolinea, non ne ha lasciati. «È una fandonia parlare di buchi. Del resto emergerà nell’avviso dei commissari liquidatori per candidare i crediti vantati nei confronti del Comune».
Il disavanzo, però, non è una fantasia. «È altra cosa, un dato di gestione finanziaria che va recuperato negli anni successivi».
All’accusa di ladrocinio proprio non ci sta. Errori politici, certo. «Ma abbiamo costruito e gestito i nostri bilanci nel rispetto di direttive ministeriali e nelle difficoltà comuni alle amministrazioni locali».
Sotto accusa più di altri il rendiconto del 2012, oggetto di una dura indagine della Corte dei conti. «È stato ingiusto mettere alla berlina l’amministrazione uscente per quel bilancio. Dispiace per questo che solo oggi l’attuale amministrazione abbia evidenziato come alcune contestazioni fossero errate».
Lo scontro a distanza tra Santarsiero e l’attuale amministrazione si è fatto più duro negli ultimi tempi. In Comune il sostegno a De Luca è trasversale, Pd compreso: la nuova maggioranza in aula è composta quasi esclusivamente dal centrosinistra.
«Il Pd è il mio partito, è nel mio DNA, il segretario Luongo e il presidente Pittella stanno lavorando duramente e bene, e a Roma la nostra squadra di parlamentari ha saputo tutelare il nostro territorio. Ma in città la situazione è diversa». Manca, dice, una «idea di città su cui spendersi, in alternativa alla “non visione” della destra».
Il Pd cittadino «ha dimenticato - aggiunge - il ruolo che ci compete anche dopo le elezioni che ci hanno visto soccombere. Evitare nuove elezioni può essere stato opportuno, ma rinunciare a esistere è un errore».

s.lorusso@luedi.it

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