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Speranza si tiene stretta la presidenza
Tirato in ballo per il dopo Lupi, smentisce

Basilicata

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CI sarebbe anche quello di Roberto Speranza tra i nomi papabili per il dopo Lupi al ministero delle Infrastrutture. Sono queste le indiscrezioni di stampa circolate sul rimpasto di Governo che seguirà al breve periodo di interim di Renzi. Presto servirà un sostituto dell’ex titolare del dicastero, coinvolto - anche se non indagato - nell’ultimo scandalo di tangenti. Perché non pescarlo nella minoranza Pd, si è chiesto qualcuno. E così lo hanno tirato in ballo. Ma è lo stesso diretto interessato a smentire, a stretto giro di posta. «Sono molto contento di fare il capogruppo del Pd alla Camera. Non penso ad altro», ha detto Speranza in Transatlantico, ieri mattina, ai giornalisti che gli porgevano domande proprio in merito al suo possibile ingresso nel Governo. Insomma, quella che sta circolando è un’ipotesi che Speranza non prende neanche lontanamente in considerazione. Nè lui, nè quella minoranza Dem di Area riformista, che trova nel deputato lucano uno dei massimi riferimenti.
«Speranza ministro? E’ fantapolitica», risponde il bersaniano D’Atorre che coglie l’occasione per chiarire: «Con noi, se Renzi vuole, l’accordo si può fare sul merito delle cose, sulle riforme, non certo sui posti. Sono a disposizione i posti che ci sono, figuriamoci se ne chiediamo altri».
Netta smentita anche da parte di Gianni Cuperlo: «Non è una questione di poltrone, lo ribadisco ancora una volta: io la poltrona che occupavo l’ho messa a disposizione dopo 38 giorni. Un record». Che però alla fine aggiunge: «Sul governo, comunque, decide Renzi».
E, a ben guardare, le ragioni del capogruppo lucano sono più che comprensibili. Nel delicatissimo ruolo di presidente dei democratici alla Camera, a capo di ben 293 deputati, detiene un prestigio politico paragonabile a poche altre cariche.
Senza contare che la naturale vocazione del giovane esponente del Pd lo ha portato sempre a privilegiare gli incarichi politici rispetto a quelli amministrativi. Ma, soprattutto, il capogruppo lucano riveste anche i panni di garante, in termini di rappresentanza, rispetto alla minoranza democratica, sostenitrice di una sinistra forte che però vuole rimanere dentro al Pd e che non si ritrova nelle posizioni di chi minaccia la scissione. Accettare un posto nel Governo Renzi significherebbe in questo momento fare un clamoroso autogol. Proprio nel momento in cui c’è maggior bisogno di rafforzare l’identità di questo pezzo di partito.
Le iniziative, nei giorni scorsi, a Bologna e a Roma, erano servite all’area di cui fa parte anche l’es segretario Pierluigi Bersani a questo scopo. «Non saremo dei signor sì rispetto alla linea del Governo - aveva chiarito Speranza in quella occasione, tracciando il profilo di quella sinistra riformista ma interna al Pd in cui credono - Ma per noi la soluzione non è nemmeno nelle urla di Landini». Intanto, però, in vista della manifestazione di sabato di coalizione sociale contro il Jobs Act di Renzi, il leader della Fiom avrebbe in programma un incontro con il capogruppo Pd proprio per questo pomeriggio.
A conferma del ruolo di primo piano che Speranza riveste negli equilibri dei democratici. Un ruolo che il presidente del Consiglio non sempre avrebbe digerito: nelle settimane passate la stampa nazionale aveva parlato di intenzioni del premier e segretario di partito di procedere a una sostituzione alla presidenza del gruppo. L’ipotesi di un ingresso del lucano nel Governo potrebbe essere funzionale a questo. E soprattutto a rinsaldare i rapporti con la minoranza Dem, mettendone così a tacere i malumori. Ma Speranza si guarda bene dal cadere in tentazione. Area riformista rilancia a Renzi, chiedendo «non poltrone, ma un gruppo ristretto di lavoro su riforme e Italicum».
E, nel frattempo, lo stesso ministro della Giustizia, Andrea Orlando da cui sembra sia stata lanciata l’idea, fa un passo indietro: «Io non ne so nulla, non è una decisione che spetta a me. Ho solo dato un’opinione».

m.labanca@luedi.it

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