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Sblocca Italia, M5S sott’inchiesta
Denunciati perché tentarono di impedire il voto

Basilicata

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AL di là degli eventuali risvolti giudiziari, il fatto potrebbe assumere anche un valore simbolico: i senatori del Movimento 5 Stelle si sono beccati una denuncia per aver cercato di impedire l’approvazione dello Sblocca Italia. E la Procura di Roma sembra aver ravvisato gli elementi per portare avanti l’inchiesta che avrebbe come capo di accusa l’attentato agli organi costituzionali. Alcuni senatori sono stati già ascoltati come persone informate sui fatti. E tra questi anche il lucano, Salvatore Margiotta. Tutto è partito dall’esposto presentato dal senatore Psi, Enrico Buemi, e da altri colleghi di Palazzo Madama. I fatti contestati si riferiscono alla seduta dello scorso 11 novembre. L’aula è riunita per approvare la fiducia alla legge che converte il decreto approvato a settembre. E’ lo Sblocca Italia, tanto contestato anche in Basilicata. I parlamentari del Movimento 5 Stelle sono sul piede di guerra. Ne fanno una questione di metodo - l’ennesimo ricorso alla fiducia, con il decadimento di tutti gli emendamenti - ma soprattutto di contenuti. E tra questi, quello che fa ribollire più il sangue ai pentastellati, è sicuramente la “liberalizzazione delle trivelle”. Sono ancora fresche nella memoria le immagini dei senatori che si presentano in aula con le mani nere, sporche di inchiostro, a simboleggiare mani sporche di petrolio. O ancora, i cartelloni srotolati dai palchi con la scritta “no trivelle”. Crimi si era spinto addirittura dietro al seggio della presidenza, ricoperta , in quella seduta, da Calderoli. E quest’ultimo era arrivato a dire di aver subito un attentato alla sua persona. Ma a parte le solite scene a cui ormai i lavori parlamentari ci hanno abituato, le cose a un certo punto si complicano. E’ il momento del voto, ma alcuni senatori M5S, impediscono il passaggio dei colleghi del Pd nel corridoio che bisogna attraversare per esprimere il voto. Ci prova il senatore lucano, Salvatore Margiotta. Richiamato immediatamente dal pentastellato Vito Petrocelli che gli dice dietro: «Margiotta non votare! Lascia stare! Lascia perdere che a casa ci devi tornare!». La tensione è alta. Tanto che Calderoli arriva a sospendere i lavori. E quando si ricomincia, la vicepresidenza deciderà di far votare dai banchi. «Dobbiamo forse aspettare che arrivi il generale Tejero in aula?», ha detto ieri il senatore Buemi per giustificare l’esposto. Il riferimento è al generale della Guardia civile che nel febbraio 1981 tentò di occupare il Congresso dei deputati a Madrid. Una giornata movimentata ieri a Palazzo Madama, con il presidente Grasso che ha convocato la conferenza dei capigruppo allargata a questori e vice presidenti per discutere il caso. E il Movimento 5 Stelle su tutte le furie per la notizia rivelata da alcuni senatori in aula. Il senatore Petrocelli, raggiunto telefonicamente dalla redazione del Quotidiano, ha commentato i fatti in maniera molto dura: «E’ assurdo che la Procura sia entrata in Parlamento su questioni squisitamente politiche. E sarebbe ancora più grave se la Presidenza del Senato acconsentisse a questo. Ad ogni modo non ci lasceremo intimidire». Ma al termine della conferenza dei capigruppo, i chiarimenti di Grasso hanno allontanato il pericolo. Almeno per ora. Prendendo la parola in aula il presidente ha comunicato la decisione assunta all’unanimità: «Ho scritto al procuratore della Repubblica per affermare il difetto assoluto di giurisdizione della magistratura ordinaria sui comportamenti dei senatori nell’esercizio delle loro funzioni e prerogative costituzionalmente garantite», ha detto Grasso. Anche perché - ha voluto ribadire - le condotte sono state già definitivamente qualificate dal presidente e vagliate dal consiglio di presidenza ai sensi del regolamento del Senato. «Ho chiesto pertanto alla Procura - ha aggiunto - che il procedimento e le convocazione di testimoni non abbiano ulteriore seguito. Della questione - ha concluso Grasso - sarà investita la Giunta delle Elezioni e delle Immunità parlamentari per le valutazioni di competenza». Ma la vicenda potrebbe avere comunque un seguito. La Procura romana potrebbe comunque decidere di rivendicare l’attribuzione di competenza e porre quindi la questione alla Corte Costituzionale. Per ora i senatori del Movimento 5 Stelle possono tirare un sospiro di sollievo solo a metà.

m.labanca@luedi.it

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