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Il buco milionario degli espropri
L’ex sindaco se la cava con 50mila euro

Basilicata

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POTENZA - Per il procuratore regionale della Corte dei conti gli espropri illegali di Malvaccaro sono tra le cause del dissesto del capoluogo. Ma in primo grado da un “buco” di 5 milioni di euro si è passati a una condanna per 440mila. E in secondo ne sono bastati 54 all’ex sindaco Gaetano Fierro, e 27 all’ex segretario comunale Antonio Gerardi, per definire le rispettive posizioni.
E’ stata depositata nei giorni scorsi la sentenza della sezione d’appello della Corte dei conti per i responsabili della vicenda che nel 1999 aveva portato alla condanna del Comune capoluogo. Condanna a un maxi-risarcimento di dieci miliardi e mezzo delle vecchie lire, ai proprietari dei terreni dove nel 1982 l’amministrazione aveva deciso di costruire 352 alloggi per gli sfollati del terremoto.
Sì perché all’epoca si pensò di stipulare dei «concordati per cessione di aree». Riconoscendo ai proprietari delle aree agricole espropriate «il diritto a edificare». Una «perequazione fondiaria», in gergo tecnico. Salvo scoprire che «l’esercizio delle pubbliche potestà (nella specie relativo all’attività pianificatoria urbanistica) non potesse essere oggetto di negoziazione». E lasciare a bocca asciutta i proprietari, che a quel punto si sono rivolti in Tribunale e hanno ottenuto il risarcimento del valore dei terreni.
La questione era arrivata davanti alla Corte dei conti lucana soltanto nel 2013 quando la procura regionale aveva chiesto all’ex primo cittadino, l’ex segretario comunale e l’ex assessore all’urbanistica di risarcire 2milioni e 3mila euro. Dato che «un terzo dell’entità complessiva del danno» non ancora prescritto, sarebbe stato «attribuibile ai comportamenti di soggetti pubblici non convenibili (...) per mancanza di colpa grave».
A Fierro veniva contestato di aver sottoscritto quei concordati con i proprietari «nel disprezzo assoluto delle norme urbanistiche che richiedono un procedimento complesso per la pianificazione territoriale cui partecipano una molteplicità di enti, fra cui la Regione».
Così anche all’ex assessore Galgano, che «sposò pienamente la proposta dell’ufficio tecnico di concordare con i privati la cessione delle aree di Malvaccaro senza rilevare l’illegittimità della scelta, anzi, rassicurando sul punto il Consiglio comunale».
Mentre l’ex segretario comunale da «garante della legittimità complessiva dell’azione amministrativa dell’ente locale» non si sarebbe opposto «ed anzi di aver rogato un atto dal contenuto illegittimo per violazione di norme imperative».
La sentenza dei giudici sarebbe stata più mite, riconoscendo «di poter equamente valutare nella misura del 60% del danno, il concorso causale costituito dalle condotte dei molteplici soggetti non evocati in giudizio». Ovvero il resto della giunta e il Consiglio comunale. Più uno “sconto” del 20% per il «contesto di obbiettiva difficoltà, nel quale anche gli odierni convenuti si sono trovati ad operare». Per l’emergenza abitativa post-terremoto. Quindi in totale 440mila, che è già meno di un decimo della cifra di partenza. Il grosso a carico di ex sindaco ed ex assessore: 176mila a testa. E la parte restante, 88mila, all’ex segretario. Ma non è finita.
Infatti ad aprile del 2014 sono arrivati i pagamenti di Fierro e Gerardi. Però solo 54mila euro per il primo e 27mila euro per il secondo. Meno
Merito di una legge che del 2005 che ha introdotto la possibilità di definire le proprie pendenze con la Corte dei conti pagando un terzo della contestazione.
Per l’ex sindaco si tratta di poco più di un centesimo del “buco” che ha contribuito a provocare nelle casse del Municipio.
Ma la legge parla chiaro. E anche i giudici d’appello hanno dovuto alzare le mani.
Sempre nel 2013 gli stessi Fierro, Galgano e Gerardi erano stati assolti dai giudici contabili di primo grado per un altro “buco” nelle casse dell’amministrazione. Legato ancora una volta agli espropri per l’emergenza abitativa post terremoto.
Si tratta di quello da 7milioni di euro dei risarcimenti ai proprietari dei terreni di Macchia Giocoli. Identica contestazione, ma nessuna prova dell’accordo di «perequazione». Di qui il rigetto delle richieste dell’accusa.

l.amato@luedi.it

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