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Il reddito minimo spacca i 5 Stelle
Fuoco incrociato tra onorevoli e consiglieri regionali

Basilicata

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POTENZA - Fuoco e fiamme nel Movimento 5 Stelle di Basilicata. Un duro scambio al vetriolo, tra i parlamentari Liuzzi e Petrocelli e i consiglieri regionali Perrino e Leggieri, ha condito il week end festivo. Un reciproco scambio di accuse, sia sui social network, che attraverso i comunicati ufficiali. Si sono scontrati sul delicatissimo tema del reddito minimo d’inserimento, da qualche settimana al vaglio della quarta commissione consiliare permanente. Evidentemente, uno spunto che ha fatto emergere divergenze radicate a un livello ben più profondo. Il risultato è stato un furioso batti becco che non ha risparmiato neanche le offese.
Tutte è partito dal comunicato con cui la deputata e il senatore pentastellati sono intervenuti sulla misura al vaglio della Regione, che ai due consiglieri deve essere sembrata una palese invasione di campo, per di più a gamba tesa. Tra le righe della nota a firma di Petrocelli e Liuzzi - oltre alle invettive rivolte agli altri partiti, accusati di aver calibrato lo strumento del reddito minimo per alimentare le solite logiche clientelari - si percepiva una sorta di tirata di orecchie ai consiglieri dello stesso Movimento. Si sarebbero fatti scippare dalle mani il tema di cui, a livello nazionale - sempre secondo il senatore - M5S è titolare. Un rimprovero che tutto sommato, a rileggerne le parole, è apparso abbastanza pacato. Ma, a rincarare la dose, ci ha pensato il senatore Petrocelli che su twitter ha messo il carico novanta: “reddito di cittadinanza Basilicata. Cavallo di battaglia lasciato ad altri ”.
Sì, perché - ricordano i parlamentari grillini - tra le proposte di legge ora al vaglio della commissione consiliare, non ce n’è una a firma del Movimento. Perrino e Leggieri, insomma, si sarebbero fatti soffiare l’iniziativa. “Distratti” sulle misure anticrisi, ma non rispetto ai rimproveri che arrivano dagli esponenti della stessa area politica. Se non proprio immediata, la replica di Perrino c’è stata eccome. Con toni non proprio diplomatici, che rasentano l’ingiuria: «Pensa alla tua attivitá in Senato e vergognati. Fai pena», tuona due giorni dopo il consigliere su twitter. Dal senatore non arriva altra parola. Un silenzio glaciale, interrotto dai commenti di alcuni attivisti, che però non sono bastati ad acquietare gli animi.
E nella domenica di Pasqua, i due esponenti in Consiglio regionale non si sono tenuti dall’esprimere la rabbia. In un comunicato a firma congiunta la risposta ai due parlamentari. «Il modus operandi e laborandi dei portavoce M5s - si legge nella nota - non deve essere improntato ad un vacuo personalismo ed a un (borioso quanto sterile) protagonismo su ogni tema, ma, al contrario, anche a valutare se ci sono proposte e progetti frutto del lavoro civico meritevoli di attenzione e di valorizzazione. In questo caso, è proprio quello che abbiamo fatto». I due consiglieri spiegano che sul reddito minimo avevano già presentato ad agosto scorso emendamenti alla legge finanziaria, bocciati però sulla maggioranza. Non solo. Perché tra le proposte di legge su cui si sta ragionando in questi giorni, ce n’è una d’iniziativa popolare. Per i due consiglieri «una buona base».
Da emendare sì, ma comunque un accettabile punto di partenza. Anche perché, è più opportuno evitare «M5S ha ritenuto più giusto non alimentare un’inutile proliferazione di proposte di legge sull’argomento».
«Abbiamo grande rispetto per le iniziative legislative popolari - aggiungono - ci è sembrata una via percorribilissima». Anzi, Perrino e Leggieri rispediscono le accuse al mittente. Definendo «fuori luogo» sia il comunicato «disinformato» e «irriguardoso», che il tweet. E a chi, dall’interno del Movimento, li accusa di scarsa produttività, rispondono: «Il capo politico del M5S è Beppe Grillo. Non ci sono, né possono esserci altri ‘dominus’. Le strutture gerarchiche possono andar bene per i partiti, ma non certo per il M5s che ‘non è un partito politico né si intende che lo diventi in futuro’. E chiudono con una conclusione degna dei toni che non tradisce : «Altro che cavallo di battaglia. Il reddito di cittadinanza è una nostra priorità».

m.labanca@luedi.it

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