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SalvaPotenza, la soluzione sul Bilancio
passa per una norma nazionale

Basilicata

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POTENZA - Non sarebbe possibile arrivare a un bilancio riequilibrato facendo affidamento su una promessa istituzionale. Né puntando su un sostegno economico importante di via Verrastro.
Nel primo caso sarebbe il consiglio comunale a rischiare, approvando un conto economico basato su un impegno privo di concretezza. Nel secondo, la consapevolezza è che la Regione non può certo concedere al capoluogo 25 milioni di euro all’anno, per almeno un bienno - tanto serve, secondo le stime degli uffici comunali, per chiudere il bilancio di previsione.
Anche la Regione si è vista abbattere trasferimenti centrali e incassi delle royalty: non può più garantire trasferimenti a doppia cifra agli enti locali.
Ecco, allora, che la strategia per salvare Potenza si sposta sul tavolo romano, a cui la politica locale dovrebbe fornire una spinta importante.
È questo l’orizzonte entro cui dovranno muoversi le sigle dei 24 consiglieri comunali che hanno dato sostegno al sindaco De Luca e che ieri hanno incontrato il presidente della Regione Marcello Pittella. È la maggioranza del consiglio comunale di Potenza: tutto il centrosinistra, più Popolari per l’Italia.
Il Comune di Potenza, reduce dal dissesto approvato il 20 novembre scorso, dovrà approvare entro il prossimo 29 aprile un bilancio in pareggio. Dovrà coprire il disavanzo del 2014 (circa 24 milioni di euro), una quota del disavanzo 2013 e garantire la copertura delle spese previste.
È stato Dario De Luca a tracciare il quadro: il bilancio pluriennale di previsione (per gli anni 2014, 2015 e 2016) che andrà in votazione ha bisogno di una cifra vicina ai 50 milioni di euro. Davvero troppi per ipotizzare un trasferimento, da qualunque livello istituzionale. L’amministrazione mette sul piatto tagli, rigore e abbattimento della spesa.
A Roma, nel frattempo, alcuni parlamentari dell’area moderata, come l’ex ministro Mauro (Popolari per l’Italia) stanno lavorando a un testo - probabilmente un emendamento su prossimo pacchetto di norme - destinato ad aiutare le città simili a Potenza. La norma da sottoporre al vaglio parlamentare prevede un abbattimento su cinque anni del deficit delle città capoluogo, con più di 20 mila abitanti e con almeno una municipalizzata.
L’idea è quella di far leva su una diffusa difficoltà economica degli enti locali, delle città capoluogo in particolare. Il Pd sarà chiamato probabilmente a farsi sostenitore del testo a Roma.
La possibilità di spalmare su più anni il debito dei bilanci, permetterebbe agli enti sovraordinati - nel caso di Potenza, la Regione - di prevedere più facilmente un aiuto economico “utile” e sostenibile.
È al momento un’ipotesi, una strada ancora tutta da percorrere. Solo se una simile possibilità diventasse una condizione reale, la trattativa Regione-Comune dovrebbe porsi un ulteriore problema: in che modo “trasferire” l’impegno economico nel bilancio cittadino? Un impegno istituzionale non basterebbe a ottenere il via libera sui conti da parte del Viminale.
A quel punto, così, sarebbe necessaria la copertura politica. Pittella potrebbe garantire un sostegno economico con una delibera di giunta. Ma servirebbe sempre il voto in consiglio regionale sulla posta finanziaria, probabilmente in sede di manovra di assestamento.
Nella vicenda di Potenza, i due livelli burocratico e politico si intrecciano. La soluzione su un fronte non può prescindere dalla mediazione sull’altro versante. E al momento nel centrosinistra lucano l’equilibrio è molto precario: il voto a Matera, i dissidi interni per le comunali, il rapporto tra Pd e alleati, i continui scontri in casa Dem.
I prossimi giorni serviranno a cercare un po’ di solidità, almeno su Potenza. Guardando al risultato dei tavoli nazionali, il centrosinistra potentino proverà a preparare un’idea di città - si spera unitaria - da portare al vaglio di un consiglio comunale aperto, dedicato a Potenza e al suo ruolo. A quel capoluogo in sofferenza, in cerca di un po’ di stabilità. Non solo economica.

s.lorusso@luedi.it

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