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Pittella bis: il nodo resta Matera
«Vi spiego la seconda fase»

Basilicata

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POTENZA - Che il rimpasto arrivi prima o dopo il voto di Matera non è di certo fatto secondario, ma ancora non stabilito. Almeno, non ufficialmente. Meglio, non unitariamente. L’unica cosa certa è che a viale Verrastro è tempo di alternanza. Si va verso il Pittella bis. Il timer della Giunta tecnica è scaduto. Gli assessori esterni sono ancora al lavoro, ma i loro mandati hanno i giorni contati. Dopo averlo annunciato nella riunione di maggioranza di martedì scorso, a margine del Consiglio regionale, il presidente Pittella, in serata, ha scelto la sede del locale Cibò e l'iniziativa “bar condicio” per spiegare i dettagli di quella che lui stesso ha definito “la fase due”. A più di un anno dal suo insediamento in Regione, quando la scelta ricadde sui tecnici – ha voluto ricordare nell'incontro informale con i presenti - a causa dell'incapacità del Pd di trovare la quadra. Non che gli uscenti non abbiano lavorato bene. Oggi, però, «ci sono le condizioni» per dare alla Basilicata una squadra di governo, frutto, questa volta, di una sintesi politica. La scelta arriva anche a seguito delle sollecitazioni che il presidente dice di aver raccolto dalle parti sociali e datoriali. E, infatti, uno dei nuovi assessori potrebbe arrivare proprio da questo mondo. Un esterno, proprio come l'unico nome sicuro - di certo non tecnico - fatto da Pittella: quello di Luca Braia. Rimasto a bocca asciutta nella corsa per le amministrative di Matera, ha un posto in Giunta assicurato. Ci sarà poi, invece, un assessore scelto in rappresentanza dei partiti minori.
Ma il vero nodo rimane quello del quarto nome che il governatore chiede di indicare all’area Cuperlo del Partito democratico. Le interlocuzioni ci sono state, sia con il segretario Luongo, che con il capogruppo Speranza. «Ma – ci tiene a precisare il presidente – non c'è nessun passo indietro rispetto a un anno fa. Resto fermo sulla mia linea». E la linea era ed è: no a una giunta monocolore, con l'invito ai partiti a non fare nessun passo falso e a indicare i nome, senza troppe titubanze. «Altrimenti faccio a modo mio». Prima o dopo Matera «ancora non so dirlo».
Sulle primarie nella città dei Sassi, aggiunge: «Ho sempre sostenuto che il partito ne sarebbe uscito rafforzato. Un Potenza bis? Il rischio ci potrebbe essere. Ma io sono un uomo di partito. Ed è chiaro che siamo tutti con Adduce».
Per stare invece ai fatti della città capoluogo di regione, Pittella, reduce dall'incontro pomeridiano con i consiglieri comunali, dice: «Potenza può farcela». E snocciola quelle che secondo lui ne sono le condizioni.
Sulla polemica del dissesto “ideologico” o “reale”, risponde: «Mi sembra che il Consiglio, votando all'unanimità il dissesto di De Luca e ritirando le sue dimissioni abbia già dato una risposta a questo».
La sala, come era prevedibile, si scalda sul tema delle estrazioni. Da Cibò ci sono anche le telecamere della trasmissione “La gabbia” de La7 che si trovano a Potenza proprio per un'inchiesta sul petrolio. Nella riunione di Consiglio della mattina, Pittella ha esaltato gli «ottimi risultati» raggiunti nella ricontrattazione della destinazione del 3 per cento delle royalty, prima fondo della card idrocarburi. Un ulteriore punto messo a segno, insieme agli altri dello Sblocca Italia. A chi gli chiede come si spieghi allora la forte protesta che, mai come nell'ultimo anno, si è scatenata sul territorio risponde: «Un mix di fattori. A cominciare dagli errori commessi nel passato sulla gestione delle estrazioni e soprattutto delle risorse economiche che ne sono derivate. Ma anche da un sistema di monitoraggio pubblico che non sempre ha dato garanzia di efficienza. Qualche errore di superficialità anche da parte di Renzi che ha provato a liquidare il sentimento radicato sul territorio con il mal di pancia di “quattro comitatini”». Ma Pittella ci mette dentro anche l'indignazione generata dalla Rimborsopoli lucana, la crisi di rappresentanza della politica, gli effetti devastanti della crisi. «La Basilicata, però, grazie anche a una fruttuosa interlocuzione con il governo Renzi, ha tutte le ragioni per sentirsi la vera parte vincente di questa partita». E sulle recenti dichiarazioni rilasciate dal presidente di Federpetroli, l'associazione che raccoglie alcune delle compagnie del settore estrattivo, che ha paragonato la terra lucana a una gruviera, sentenzia: «Osservazioni che chiaramente si riferiscono alle estrazioni già autorizzate negli anni passati”. E ribadisce: «Noi abbiamo detto chiaramente a Governo, Eni e Shell che non andremo oltre i 154.000 barili già autorizzati. Chiunque farà finta di non aver capito dovrà fare i conti con la mobilitazione di tutto il territorio». Sull'articolo 38, torna a ripetere: «Ho il parere di un illustre costituzionalista e dei tecnici del ministro Guidi che sostengono: la posizione delle regioni resta vincolante». Sull'utilizzo delle royalty, Pittella va giù duro contro i comuni: «Hanno speso in maniera pedestre». Rispetto a quanto previsto dai nuovi accordi con il Governo, i proventi alla Regione finiranno non solo per finanziare misure anticrisi, come il reddito minimo d'inserimento, «ma anche sviluppo, crescita e efficientamento energetico». A cui si aggiunge il tesoretto derivante dal 30 per cento dell'Ires pagato dalle compagnie petrolifere: «Un'evoluzione del Memorandum che ci consentirà di investire su altri asset strategici, come infrastrutture e monitoraggio ambientale». Nell'occasione, il governatore rilancia anche una delle proposte della sua campagna elettorale: una fondo sovrano alla norvegese, per una efficiente gestione dei proventi del petrolio. “Una proposta che non è rimasta nel cassetto”, assicura. Anzi: «Ci sono degli avanzamenti e a Bruxelles, ho già avviato una interlocuzione con la Banca europea per gli investimenti».

m.labanca@luedi.it

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