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I soliti noti non hanno fatto un passo indietro
Faccio io un passo avanti

Basilicata

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Sicuramente la candidatura di Matera a Capitale Europea della Cultura ha fatto bene a questa città: ci ha fatto sentire più uniti, parte di uno stesso percorso, desiderosi di ottenere un risultato di cui certamente siamo tutti orgogliosi. Ci siamo poi riuniti nelle piazze per gioire per una vittoria che riteniamo meritata e da allora la stampa (nazionale ed internazionale) ha finalmente rivolto la propria attenzione verso una meraviglia di cui noi ci stupiamo quotidianamente. Sono passati quasi sei mesi da allora, ma solo da qualche giorno c’è una domanda che mi tormenta, che continuo a pormi e che, se volete, mi incupisce un po’. Mi domando se qualcosa sia davvero cambiato per noi, ma ancora di più mi chiedo se siamo pronti a cambiare veramente, volgendo il timone verso una rotta inesplorata, se siamo preparati a tutto quello che potrebbe succedere.
In questi anni, molto spesso mi avete sentito parlare di cultura, anzi, posso dire di aver speso tutto me stesso per fare cultura, valorizzando le risorse del territorio e le competenze qui formatesi e quindi, in questa sede, non intendo soffermarmi sulla cultura intesa come divulgazione culturale o più genericamente, se preferite, come “spettacolo/intrattenimento”, ma mi piacerebbe parlare di cultura in senso ampio.
Forse un esempio renderà più agevole spiegare ciò che intendo. Dal punto di vista culturale Venezia è, senza dubbio, un centro di riferimento mondiale, ospitando iniziative di rilievo internazionale e richiamando migliaia di turisti da ogni parte del globo. Eppure, a Venezia non ci sono più veneziani: la città si è quasi spopolata, è diventata per molti invivibile, nonché teatro, come ben sapete, dei recenti scandali di cattiva politica che hanno riempito le pagine dei nostri giornali. A Venezia è stato fatto un errore che noi, che ci troviamo in questo momento ad un bivio, non possiamo permetterci; lì, in questi anni, si è valorizzato esclusivamente il contesto materiale, dimenticando invece completamente il “fattore umano”, trascurando quindi un dettaglio apparentemente irrilevante ma cruciale ovvero che la cultura di un popolo la fanno le persone. Così è dalla notte dei tempi, la cultura è frutto anche del sangue e del sudore dei nostri avi. Proviamo ora a fare un esercizio mentale, cosa sarebbe Matera oggi senza i Sassi? Inizialmente ci vergognavamo dei Sassi ed ora, sembra quasi che non possiamo farne più a meno. Ciò che siamo e che possiamo essere o diventare è davvero tutto li? Non fraintendetemi, come ben sapete, sono nato e cresciuto nei Sassi, per un lungo periodo me ne sono dovuto separare con grande rammarico, ma poi mi sono rimboccato le maniche per cercare di realizzarmi qui nella mia terra attraverso le mie passioni e posso dire di essere stato molto fortunato nel riuscirci, quasi un privilegiato.
La verità è che, al momento, oltre alla rivalutazione dei Sassi - pur fondamentale - abbiamo fatto ben pochi passi avanti rispetto al passato. Diversamente da me, gran parte dei nostri figli non riesce a realizzarsi qui, eppure, come certamente saprete, i nostri figli (lo dico da padre fiero) non sono da meno rispetto ai Sassi. Costretti a migrare per studiare, si specializzano nei settori più all’avanguardia con risultati eccellenti per poi vedersi nuovamente obbligati a restare fuori, spesso ad andare all’estero, per fare ciò per cui si sono preparati. Per molti versi ciò è dovuto al fatto che l’industria ed il terziario avanzato sono praticamente inesistenti sul nostro territorio, e non riusciamo ad attirare investitori da fuori in questi settori (né, diciamolo, abbiamo il coraggio per investire noi stessi in qualcosa di veramente nuovo) anche perché non si può pensare di fare industria (o comunque) impresa a certi livelli senza infrastrutture di base. Peraltro a Matera non si fa ancora abbastanza innovazione e si dedicano risorse sufficienti alla ricerca ed allo sviluppo e nei settori sopra menzionati non siamo di certo al passo con la media nazionale. Questi dati, unitamente al silenzio domenicale nelle nostre case che ci ricorda che i nostri figli non ci sono, sono il segnale che forse non abbiamo fatto abbastanza (e che non stiamo facendo ancora ciò che davvero servirebbe) per cambiare veramente le cose.
Pensando a quanto precede, mi risulta davvero difficile comprendere come, allo stato, Matera possa essere davvero “un esempio”, se non sui cartelloni elettorali. E’ una vittoria nostra (e con nostra intendo delle persone, delle competenze, dei professionisti locali) o è una vittoria dei Sassi? E per arrivare a questa vittoria quanto di nostro ci abbiamo messo e quanto è stato preso in prestito da competenze esterne per mancanza di fiducia in quelle già abbondantemente presenti a livello locale? Il paradigma è quello veneziano: se a Venezia che è già straordinaria ci aggiungi il meglio della cultura internazionale a (discapito di quella locale) ottieni, certamente, il risultato turistico voluto, ma poi cosa resta? Vogliamo e soprattutto possiamo, diventare tutti operatori del settore turistico-alberghiero e ristorativo?
Evidentemente la strada non è quella giusta: portare l’Arca di Prometeo a Matera pur di non costruire un teatro materano (oltre a recuperare le strutture già esistenti), fatto dai materani (costruttori, idraulici, elettricisti, esperti di tappezzeria, falegnami), non è la strada giusta.
Matera meritava di vincere, lo credo sinceramente, così come ritengo che questa vittoria, se mal interpretata e mal gestita potrebbe diventare la nostra più grande sconfitta e con nostra intendo dei materani. In questo momento non possiamo permetterci errori, non possiamo continuare a gestire le cose nell’interesse di pochi, ma dobbiamo, per una volta, essere lungimiranti con la consapevolezza che essere lungimiranti non significa guardare solo al prossimo appuntamento elettorale. Un passo indietro, il vero passo in avanti oggi dovrebbe coincidere con un passo indietro da parte di chi fino ad ora ha contribuito all’immobilismo della nostra società. Non possiamo accontentarci dei soliti nomi, non possiamo indugiare oltre e dobbiamo, invece, pretendere un passo indietro da queste persone a favore di persone nuove per le quali la politica non sia “un mestiere” (spesso l’unico) ma sia invece il punto di arrivo all’esito di un lungo percorso di silenzioso ed umile servizio già reso ai materani. E’ arrivato il momento di affidarsi a persone che non abbiano altro interesse, se non quello di mettere la propria professionalità ed onestà a disposizione di questa comunità che va, come ho detto, ben oltre i Sassi con l’auspicio di predisporre un fertile terreno per il ritorno dei nostri figli.
Inizialmente ho sperato che i soliti noti avrebbero fatto un passo indietro, anzi lo ritenevo doveroso, tuttavia ciò non è accaduto e quindi ora credo sia imperativo fare un passo in avanti io stesso seguendo l’esempio di altri materani che in questi giorni hanno dato un segnale forte di cambiamento e di volontà di non arrendersi ai terribili meccanismi di un partito a cui di democratico è rimasto solo il nome. La rinuncia alle primarie, strumento di democrazia, ha mandato un segnale forte a tutti noi della volontà di mantenere l’ordine prestabilito senza rinnovamento e senza opportunità di messa in discussione dell’operato e del governo della città in questo quinquennio. Pertanto non posso che rimettermi al giudizio dei materani, sperando che ciò che sono e che ho fatto, possa rassicurarli rispetto a quello che continuerei a fare quale depositario della loro fiducia.

* Già Direttore del Conservatorio Duni di Matera Direttore Artistico del Festival Duni e Matera in Musica

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