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Cannizzaro si racconta e racconta la Basilicata
«Vi spiego chi e perché vuole male ai lucani»

Basilicata

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POTENZA - Energico e sferzante come sempre. Va giù duro nell’attacco a una classe dirigente che da trent’anni coltiva «il declino della regione». Accusa i «poteri forti» che hanno determinato la fine della sua carriera da direttore generale del San Carlo. Conferma la piena stima al sindaco di Potenza, Dario De Luca, ma ne indica alcuni «errori politici» («non avrebbe dovuto ritirare le dimissioni»), ed esprime forte scetticismo sulla durata della Giunta comunale, «che rimarrà in carica fino a quando lo vorranno alcuni pezzi grossi del Pd».
Michele Cannizzaro incontra i cittadini nell’inziativa serale “bar condicio” da Cibò, racconta la sua visione della Basilicata e della città e, soprattutto, si racconta. Il presente, da consigliere «senza casacca» al Comune di Potenza, dopo essere arrivato quarto nella competizione elettorale delle scorse amministrative. «Un grande risultato in termini di consensi, visto che non avevo grande sostegno di partiti». Soprattutto se si tiene conto «dell’operazione del Partito padrone, che da anni sceglie anche i leader dell’opposizione», e che negli ultimi giorni di campagna elettorale, al primo turno, «ha spostato almeno due mila voti su De Luca, temendo che a sfidare Petrone al ballottaggio fossi io». Poi, al secondo turno, «si è affermato il voto di ribellione per l’uomo libero che è De Luca». Quindi, la conferma alla grande stima sempre dichiarata per l’attuale primo cittadino. «Che però, trovandosi a governare in questa situazione, avrebbe fatto meglio a fare un passo indietro». O, almeno «io l’avrei fatto». Visto che il documento sottoscritto dai 24 consiglieri (ora 23, dopo le distanze prese da Lucia Sileo) sulla base del quale De Luca ha ritirato le sue dimissioni, «è solo carta straccia». Per dirla in breve, «una città che rimane vittima di certa politica», e soprattutto del suo più importante partito (il Pd). «Non fanno gli interessi dei cittadini». Eppure, l’ex Dg, che oggi interpreta lo spirito del centrodestra cittadino, negli anni addietro, da uomo delle istituzioni, proprio a quella politica era legato da rapporto di fiducia. E qui si apre la parentesi sul passato, non proprio recente, ma che ancora muove il sentire emotivo del consigliere. «Sono stato scelto per motivi tecnici. Non conoscevo nemmeno l’allora assessore alla Sanità Chiurazzi. Quando lo incontrai per la prima volta, mi chiese di risollevare le sorti di un ospedale che non se la passava bene». Rivendica i risultati di quella gestione, «lo portai a essere un fiore all’occhiello della sanità nazionale». Ma soprattutto l’ampia autonomia della sua direzione, «ho sbattuto fuori dalla mia stanza un importante rappresentante istituzionale di allora, che era venuto a chiedermi una raccomandazione per un primariato». Rincara la dose: «Non ho mai assunto alcuna decisione per pressione e segnalazione di qualcuno». E, a essere sinceri, «gli ex Ds, da questo punto di vista erano migliori». Dall’allora presidente della Regione, Bubbico, a esempio «non ho mai ricevuto una telefonata di questo tipo». Ricorda che chi ha conosciuto l’ospedale a quei tempi, sostiene ancora oggi “con Cannizzaro era un’altra cosa”. Parla come chi ritiene di aver fatto bene, senza, però, aver trovato il meritato riconoscimento da parte di chi lo aveva scelto. Il motivo, lo spiega lui così: «Ho spezzato determinati schemi. Non mi sono mai prostrato ad alcuno. Ho agito per il solo bene dell’ospedale. Cose da un gradite a una certa politica. Che, a un certo punto, ha deciso di farmi fuori. E lo ha fatto con strumenti che conosciamo bene: un mix politico, giudiziario e mediatico».
Quello che è accaduto dopo è ben noto. Michele Cannizzaro, comunque, con molta grinta e determinazione, non hai mai smesso di interpretare un ruolo da protagonista nella vita pubblica locale.
Non solo politica. Conferma di non aver presentato alcuna proposta, ma che la possibilità di un suo interessamento al Potenza calcio, «a certe condizioni, pure sarebbe possibile». Ma per stare al ruolo più istituzionale, dice che il petrolio non è da demonizzare, ma da gestire in maniera completamente opposta rispetto a com’è stato finora. Mettendo al centro la priorità della salute dell’ambiente e dei cittadini. E sempre in tema di Sanità, aggiunge: «Non credete a ciò che vi dicono: un registro dei tumori in Basilicata ancora non esiste». E nel giorno in cui in Consiglio regionale si suona il de profundis della città di Potenza, affida le sue considerazioni a una nota stampa, in risposta alle affermazioni del consigliere Pd, Gianpaolo Carretta: «I potentini hanno ben capito come stanno le cose e di chi sono le responsabilità dell’attuale situazione sociale e finanziaria della città».

m.labanca@luedi.it

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