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De Filippo e le dimissioni di Letta
«Non è un’uscita di scena politica»

Basilicata

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NON l’ultimo atto di contestazione, a più di un anno di distanza dal benservito ricevuto prima da Renzi, poi da tutto il partito.«La nomina a rettore della Scuola di affari internazionali dell’Università di Parigi è stata una tentazione altamente allettante per un uomo che ha sempre considerato l’interesse culturale e la ricerca non un vezzo, ma un pezzo importante delle sua vita».
Parola di Vito Di Filippo che commenta così le dimissioni dal Parlamento di Enrico Letta, annunciate, qualc he giorno fa, negli studi televisivi di Rai 3. «Enrico ha sempre amato i libri. Il suo è un interesse culturale autentico. Quando gli è stata offerta la possibilità di dirigere la prestigiosa scuola di uno degli istituti tra i dieci migliori al mondo - che ha formato nomi illustri quali quelli di Lagarde o Proust - per lui che nel frattempo era passato dalla Presidenza del Consiglio al Parlamento, la decisione non deve essere stata difficile. Ma sono sicuro che la sua non è un’uscita di scena dalla vita politica». Lo conferma il sottosegretario di Stato lucano, unico nome che Letta indicò per il Governo Renzi.
Tra i due una reciproca stima che si è mantenuta costante nel tempo. Non solo in nome del semplice rapporto che normalmente intercorre tra un esponente politico e il suo capocorrente. Ma anche di una profonda amicizia. Sono famose le immagini di una partita a calcio sul Pollino in occasione di una visita istituzionale dell’ex presidente del Consiglio. Insieme fecero visita alla redazione del Quotidiano della Basilicata. Una vicinanza che si alimenta «di una formazione politica comune, nella sinistra democristiana» (l’ex governatore lucano ricorda il congresso regionale di otto anni da cui la Basilicata uscì come regione più lettiana d’Italia, corrente in cui si ritrovavano anche Marcello e Gianni Pittella).
E di un’affinità umana basata sulla reciproca passione per la cultura, ma soprattutto «dal modo di essere di Enrico: il suo piglio, la serietà, il rigore».
«Qualità - aggiunge - non sempre comuni in politica. E ho potuto constatarlo più volte: da ministro, e ancor di più da Presidente del Consiglio, non ha mai venduto facili promesse. Anzi, era solito prospettare anche meno di quello che si poteva fare». E poi, «la sua semplicità, nonostante abbia fatto il ministro per la prima volta da giovanissimo ». «Ho conosciuto la sua famiglia. E l’ho visto muoversi sempre nello stesso modo, in tutti i contesti, un uomo che non è mai cambiato. Ho grande stima di lui».
E’ stato lo stesso Letta ad annunciare che il suo non è un ritiro dalla politica, ma «il primo tempo di un rilancio».
Per ora il suo pensiero politico è affidato al suo nuovo libro , “Andare insieme, andare lontano”, uscito solo da qualche giorno e che il prossimo 5 maggio sarà presentato, tra le prime tappe, proprio a Potenza.
Ma questo parziale passo indietro, almeno dall’attività parlamentare, «non è che ci lasci senza una casa», risponde il sottosegretario. Spiega: «E’ da tempo che Enrico non svolge più attività di corrente. E precisamente da quando è stato eletto alla Presidenza del Consiglio. Neanche attraverso la Fondazione VeDrò e l’associazione 360 a cui aveva dato vita. Poi, dopo, la fine del Governo abbiamo continuato a vederci, anche settimanalmente. Uno scambio di vedute, qualche consiglio per me, che nel frattempo ero stato nominato sottosegretario».
E adesso che, almeno in Aula, quel punto di riferimento viene meno, e nelle tormentate ore di un Partito democratico in cui rimane forte la minaccia di una scissione, De Filippo dice di essere, in qualità di uomo di Governo, vicino, alla maggioranza renziana su molti punti ma non in toto. Senza sbilanciarsi troppo, però: «Sono un tecnico, per adesso le considerazioni politiche le lascio agli altri».

m.labanca@luedi.it

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