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Matera, una città al voto
Ma si cerca il Partito democratico

Basilicata

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MATERA - «Del Partito Democratico di Matera si sono perse le tracce». Lo segnalavano qualche giorno fa alcuni giovani dirigenti materani del gruppo Democrazia e Sviluppo ma l’argomento diventa ancor più interessante e di attualità, allargandosi alla realtà regionale e nazionale, dopo le parole pronunciate a Matera dal presidente della Regione Marcello Pittella che ha confermato il suo sostegno ad Adduce ma anche la libertà dei cosiddetti “pittelliani” di fare una scelta diversa. Insomma il partito è grande e non sempre si può avere su tutto la stessa opinione per cui Pittella pur ammettendo «l’esistenza di contraddizioni», sottolinea come «ci troviamo in una fase di transizione e dobbiamo tener presenti le diversità». In realtà da più parti la sensazione che emerge è che forse “si stava meglio quando si stava peggio”.
Era tutto più chiaro quando da una parte come dall’altra esisteva la disciplina di partito, oggi sempre meno rigida anzi addirittura inesistente. E la realtà è quella che ha portato di fatto a livello nazionale addirittura ma nel suo piccolo anche a livello lucano e materano ad avere partiti liquidi, forse inesisteti. A dettar le linee politiche sono i singoli, non le ideologie, non i partiti, non “le strutture” più grandi della semplice opinione dei singoli.
E’ questo il dibattito che le Amministrative fanno riemergere, con grande attualità vista la situazione nazionale, anche a Matera città. Ed il Pd è l’emblema di tutto questo. Un partito è tale quando riesce a fare sintesi delle proprie scelte, riesce a trovare una soluzione, a muoversi più o meno convintamente in una medesima direzione.
Oggi il Pd tutto questo (a Matera certamente ma in Italia più largamente) non riesce a farlo. E non è facile far comprendere che “i pittelliani” sono cosa diversa da quel che dice Pittella. Non è facile sapere che i renziani si distinguono in due-tre o più sottocategorie e che da una parte come dall’altra del partito ci sono accenti, sfumature linee diverse ed esigenze opposte o quasi.
Le parole pubbliche del presidente della Regione Basilicata Pittella hanno messo in evidenza ancor di più che oggi un Pd non c’è, è cosa astratta, irreale e poco aderente alla realtà.
«Le cose che si rimettono insieme funzionano se si aggiustano, si fa attività politica insieme, si condivide un percorso» spiega Nino Carella del gruppo Democrazia e Sviluppo, «non basta fare delle foto assieme nel corso di una campagna elettorale per riuscire a stare insieme. Se chi non è d’accordo fa altre scelte ed allora noi che partito siamo. Ciò che vediamo e che avevamo segnalato sulle vicende materane emerge ancora di più dopo le parole di Pittella è che serve un partito, una direzione comune, è questo una sorta di vero e proprio peccato originale che c’è per quanto riguarda il Pd».
Un peccato originale che vale su ampia scala ma che sarà il filo conduttore, inevitabile della campagna elettorale che sta per iniziare e che vedrà una parte del Pd impegnato nella direzione della riconferma di Salvatore Adduce.
Ma Democrazia e Sviluppo nella sua nota sottolineava anche, rivolgendosi direttamente al segretario regionale Antonio Luongo che il Pd a Matera «è messo in stand-by da una decisione capotica ai massimi vertici cittadini e regionali, come risultato di un accordo che avrebbe dovuto garantire la Pax romana, con Luongo nei panni di Augusto, e con la generica promessa di un comitato paritetico che avrebbe dovuto governarlo durante questa difficile campagna elettorale, nei fatti, del Partito Democratico di Matera, così attivo fino a qualche settimana fa, abbiamo perso qualunque segnale vitale.
E pare al contrario diventato ennesimo motivo di scontro e divisione, con una parte che reclama il rispetto dei patti e la nomina del direttorio promesso, e l'altra che fa spallucce dicendo, sostanzialmente: ve la siete cercata». Di fronte agli obiettivi ed all’impegno di rinnovamento: «Attendiamo che il Partito torni a svolgere a pieno ritmo quel ruolo che in una democrazia compiuta deve avere: saper essere meccanismo di trasmissione tra istituzioni ed elettori, centro di elaborazione di politica innovativa, strumento di direzione e sintesi della volontà collettiva».
Il Partito Democratico vive una sorta di crisi e lo fa nel momento peggiore, a Matera, con una campagna elettorale alle porte. Una campagna elettorale in cui ognuno sta con sè stesso. Per esprimere un proprio pensiero o solo per far confusione.
Di certo ha poco a che fare con il concetto di un partito che per sua natura dovrebbe aggregare ma non ci riesce.

p.quarto@luedi.it

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