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Lettini rinuncia all’indennità
L'assessore l'ha devoluta ai servizi sociali

Basilicata

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VENOSA- Fin dal momento della presentazione della lista “UniAmo Venosa” aveva dichiarato che avrebbe rinunciato alla indennità di carica, prevista per i lavori dell’amministrazione pubblica. Più volte aveva ripetuto questo impegno nel corso dei comizi elettorali.
E, così, appena insediato a Palazzo Calvini in qualità di assessore comunale alle politiche sociali, Alessandro Lettini ha preso carta e penna e ha indirizzato una nota al Responsabile Area Finanziaria, con la quale dichiara di rinunciare alla indennità di carica di assessore alle politiche sociali.
Nella stessa lettera Lettini dà disposizioni per accantonare le relative somme in un apposito capitolo di bilancio da destinare a iniziative sociali, gestito dal Servizio sociale del Comune di Venosa.
“L’idea è quella di creare un progetto chiamato “Amministrazione Solidale“, rivolto a famiglie disagiate, sviluppato inizialmente con le risorse finanziarie derivanti dalle mie indennità, che entreranno in un fondo approvato nel prossimo bilancio- ci spiega Alessandro Lettini- . Attraverso il servizio Sociale del Comune si individueranno dei percorsi formativi da proporre alle famiglie o alle persone che faranno richiesta di aiuti economici. Vogliamo in questo modo aiutare le persone più fragili, non soltanto elargendo un assegno ma anche rendendo partecipi alla vita di comunità tutti coloro che ne faranno richiesta e dando loro contemporaneamente la possibilità di apprendere qualcosa”.
Da precisare che quella dell’ assessore Lettini è una rinuncia totale della indennità e non semplicemente del 10 o 20%.
Da una prima stima, si può calcolare che fino alla fine del mandato confluiranno nel fondo, alimentato da un gettito di 7600,00 euro annuali, complessivamente 32000,00 euro circa.
Questo fondo potrebbe essere incrementato ulteriormente con le somme messe a disposizione da quegli amministratori, che volessero decidere decurtazioni delle proprie indennità.
Insomma, si vuole creare un progetto per superare il mero assistenzialismo, che può mortificare la dignità della persona e renderla dipendente della Pubblica Amministrazione.
Questa strategia consente di stimolare e favorire la partecipazione attiva del cittadino alle scelte proposte dai Servizi Sociali, fornendogli opportune conoscenze e adeguate competenze.

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