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Il senatore Margiotta
«Un bluff tecnico, ma ci proviamo»

Basilicata

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POTENZA - La sua è una di quelle premesse che riescono a riportare il silenzio tombale in un’aula troppo affollata per pretendere la quiete.
Il senatore Salvatore Margiotta prende la parola e dice: «Diciamoci la verità, nelle vicende che hanno portato a questa situazione hanno avuto un peso, grosso come un macigno, le divisioni interne al nostro partito. Come dimostra il tentativo, poi fallito, di costruire una nuova Giunta».
Se questo è il recente passato, cosa dire a proposito del presente? L’emergenza che si è venuta a determinare, con il rischio concreto che la situazione precipiti irreversibilmente, è servita ad archiviare le spaccature?
Nelle intenzioni, forse (il richiamo all’unità è arrivato un pò da tutte le parti). Nella pratica i tentativi di protagonismo sembrano tuttora imperanti. Perché, se il risultato in cui ora si spera - cioè che il Governo approvi la modifica al testo unico degli enti locali per dare più tempo alla città di ripianare i debiti - non è affatto scontato, la sensazione è che si stia già preparando il terreno per attestarsi l’eventuale successo.
«Dobbiamo provare con tutti i mezzi a disposizione a salvare la città e lo dobbiamo soprattutto per questi lavoratori», dice il senatore, indicando gli ex dipendenti a cui il dissesto è già costato il posto. Che però si dice «sorpreso» dei toni molto rassicuranti con cui il viceministro Bubbico ha illustrato quello che per lui è un «bluff». Facendo riferimento all’escamotage tecnico che consiste nel predisporre un bilancio sulla base di previsioni che non sono ancora legge e che forse mai lo saranno. Ma Margiotta aggiunge pure: «Sia ben chiaro che la parola ultima sul decreto sarà di Renzi. Ed è per questo che, se si riuscirà a portare a casa il risultato, sarà soprattutto merito del governatore Pittella, che - come hanno già dimostrato i fatti degli ultimi mesi - è quello che può vantare un rapporto più diretto con il Presidente del Consiglio».
Lo dice per rispondere a coloro che accusano Pittella di aver abbandonato Potenza al suo destino, negando il contributo richiesto in due anni.
Ma, molto probabilmente, anche per frenare quello che potrebbe apparire come un successo individuale di chi ha portato la soluzione in tasca da Roma. Del resto, è lo stesso presidente Pittella - nel suo intervento non usa mai i toni del senatore, appellandosi più volte all’unità - che precisa: la via illustrata da Bubbico sarebbe quella venuta fuori dalla recente di riunione di maggioranza in Regione, indicata dal governatore e dai consiglieri Polese e Santarsiero.
Si affida invece a un commento snello il sottosegretario, Vito De Filippo: «Bubbico ha descritto una procedura, una iniziativa del Governo che conoscevo, avendo parlato con lui nei giorni precedenti, che appare non semplice ma sicuramente una strada possibile su cui tutti ci impegneremo nelle prossime settimane».
Stessa conclusione per il senatore Margiotta e tutti i parlamentari presenti all’assemblea, ognuno per la propria parte.
Se non altro perché, se il risultato dovesse arrivare, ognuno vorrà rivendicare di averci messo lo zampino. Del resto, “il bene di Potenza” spiega solo in parte le massiccia presenza istituzionale di ieri mattina. In assenza del miracolo romano, il prossimo voto non sarebbe così lontano.

marlab

m.labanca@luedi.it

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