Salta al contenuto principale

“Matera per De Ruggieri”
Pronta la prima lista a sostegno dell’avvocato

Basilicata

Tempo di lettura: 
4 minuti 4 secondi

MATERA - «Abbiamo l’ambizione di fare una rivoluzione, non con la ghigliottina ma con l’apostolato popolare». E’ una via di mezzo fra un predicatore e un capopopolo, Raffaello De Ruggieri presentando la lista “Matera per De Ruggieri sindaco”. In tutto 32 nomi di «Uomini e donne liberi, tessuto vivo della città anche di quello mortificato come i disoccupati - chiarisce il candidato sindaco, mentre illustra nome per nome, la composizione del gruppo della prima delle nove liste che lo sosterranno nella corsa.
Tra di loro ci sono Rocco Buccico, figlio dell’ex sindaco Emilio Nicola (presente in sala, ndr.), Francesco Salvatore fondatore dell’associazione Matera 2019, quella che fece nascere la candidatura della città, Aldo Chietera ex presidente del consiglio provinciale all’epoca della presidenza di Franco Stella. E quest’ultimo arriva e si siede in seconda fila, sancendo definitivamente la sua sfida al sindaco uscente (con cui per dirla tutta non c’è mai stato un reciproco feeling, ndr.) e il palese sostegno dell’avvocato materano. Dalle fila di Confapi, di cui Stella è attuale direttore, giunge anche Silvio Grassi, altro candidato e presidente dell’Unione turismo dell’associazione. Medici, avvocati, manager, operai e una disoccupata compongono l’elenco che ieri si è trasformato in volti e nomi.
Per De Ruggieri un’occasione ulteriore per illustrare ciò che negli ultimi cinque anni la città ha dovuto subìre: un silenzio assordante calato dopo la vittoria a capitale europea, il 17 ottobre scorso.
Dalle macroaree alle occasioni perdute, Raffaello De Ruggieri elenca tutto ciò che finora mette Matera in una posizione ancora troppo delicata nonostante il ruolo centrale che la attende fra quattro anni.
E’ necessario creare sviluppo e occupazione, spiega ancora soffermandosi sul compito delle Regioni, chiamate a spendere i fondi ancora disponibili del programma 2007-2013.
«Per la Basilicata sono 433 milioni che vanno impegnati entro il 30 dicembre 2015, mi chiedo se il Comune di Matera e chi governerà sa che il pacchetto di circa 33 milioni che al 90% torneranno indietro». I conti in tasca al Comune sono minuziosi: «Ci sono circa 7 milioni per incubatori, 1,6 milioni per chiese rupestri. Al Comune c’è il buio pesto su dove indirizzare queste risorse e siamo già ad aprile. Ci sono stati cinque anni di tempo per attivare queste iniziative e non si può nascondere dietro lo stellone di Matera 2019 una qualità di governo che non c’è stata».
Denuncia un atteggiamento colpevole del Governo che ha trattato Matera in modo diverso da come ha fatto per Milano e l’Expo, bloccandola con i legacci del patto di stabilità e impedendo che si potesse intervenire pre migliorare la macchina amministrativa.
«Andrei a prendere di petto Alfano - dice - e gli chiederei: perchè Milano sì e Matera no?». Il riferimento è ad un comma, il 547, con cui Renzi ha scardinato i vincoli del Patto per premiare l’esposizione mondiale.
«A Del Rio chiederei perchè non ha dotato Matera di infrastrutture - aggiunge De Ruggieri - Noi non siamo la tendopoli della Puglia».
L’impasse dell’amministrazione comunale, per De Ruggieri è un «Inerzia istituzionale sconcertante che impone un nuovo corso alla città».
Diventerà sindaco della città, ne è sicuro e tra i primi provvedimenti sa già che a cambiare dovrà essere il volto giuridico della Fondazione Matera 2019, quella da cui lui (all’epoca era Comitato) uscì sbattendo la porta. A cambiare dovrà essere, secondo il candidato sindaco, anche il dossier che va «Rivisto perchè oggi è solo un capriccio. Bisogna tenere in piedi i capitoli del Dossier e rimodulare le proposte e l’articolazione degli eventi. L’eventificio deve trasformarsi in produzione - aggiunge, criticando non senza ironia la scelta di organizzare uno spettacolo con l’Orchestra vegetale di Vienna - Non abbiamo bisogno di gente che suona l’insalata».
Adduce si lamenta su L’Espresso per non aver avuto segnali dallo Stato, spiega ancora «Il problema è se la montagna deve andare a Maometto o il contrario? In questi sei mesi perchè non si sono attivate relazioni istituzionali tra Comune e Repubblica italiana dal momento che nel 2019 rappresenteremo questo Paese?». Al centro dell’impegno per De Ruggieri c’è sempre la parola d’ordine: militanza civica.
«Ci vuole un moto di popolo non integralista, rivendicazionista ma di chi progetta il futuro in una situazione di capacità e responsabilità. Bisognare cominciare a costruire un percorso che nel 2020 consegni una città diversa con servizi, infrastrutture e in cui ci sia lavoro».

a.ciervo@luedi.it

Ti sei ricordato di condividerlo con i tuoi amici?