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Pd, scacco ad Antonio Luongo
Documento di sfiducia al segretario regionale

Basilicata

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ERA inevitabile. Erano troppi i segnali di una insofferenza sopita. Tenuta a freno per troppo tempo. E alla fine è bastata la miccia “giusta” per accendere i fuochi d’artificio nel Pd lucano. I renziani lucani ora mostrano i muscoli. Dopo aver digerito il “rospo” dell’ultimo congresso regionale in cui nonostante Braia fosse arrivato prima alle Primarie alla fine il segretario divenne Luongo (già allora si rischio l’abbandono della sala da parte dei renziani) con il ribaltamento degli equilibri in Assemblea grazie a Paradiso - Lacorazza che da terzi comunque scelsero Luongo ora parte quella che ha tutta l’aria di una resa dei conti finale. Perché Luongo di fatto ha “tradito” quella rassicurazione iniziale di voler essere un segretario super partes. Se ne scriverà ancora. Ma di certo Luongo non è riuscito (se si esclude l’operazione politica sulle elezioni provinciali e una direzione del pd preparatoria alla riunione del Consiglio regionale del 4 dicembre scorso sullo Sblocca Italia) a interpretare il momento. In fondo da agosto non ha formato una squadra che lo supportasse. Si è isolato. Per poi arroccarsi sulle posizioni minoritarie del Pd nazionale. Offrendo il fianco a chi non vedeva l’ora di muovergli “guerra”. E ora tutto diventa più difficile. Matera e rimpasto su tutto. Ma anche continuare a essere il segretario regionale di tutti.

sal.san.

 

IL Pd lucano ha necessità assoluta ed urgente di una chiarificazione politica profonda. Abbiamo impiegato un anno per ottenere la celebrazione del Congresso regionale; un altro anno sta per passare senza che vengano completati gli organismi di direzione regionale del partito e vengano celebrati i Congressi provinciali, con una funzione monocratica del segretario regionale e con la sopravvivenza di due segretari provinciali eletti in una stagione politica ormai remota, che operano senza render conto a nessun organo collegiale: una situazione politica che sfugge ad ogni regola e a ogni definizione, nella quale il Segretario regionale della Basilicata, non esprime la sua funzione di guida e di sintesi politica.
Venti Segretari regionali su ventuno hanno sottoscritto un documento di appoggio e sostegno a Matteo Renzi e al suo duplice impegno di segretario nazionale del partito e di Premier in carica, per sostenerlo e incoraggiarlo a portare avanti con decisione il grande processo di cambiamento e di modernizzazione del partito e del Paese, ma ne manca uno ed é il segretario regionale del Pd lucano.
Così come la rilevante dichiarazione di non voto di Roberto Speranza, alla fiducia posta dal governo, impone inevitabilmente una riflessione all’interno del partito di Basilicata.
Il Pd è un partito plurale, ma il rispetto delle legittime posizioni di ciascuno non può giustificare il permanere di logiche di mera conservazione, né può indebolire l’impegno che è richiesto a tutti per sostenere l’azione del partito e del governo in un passaggio cruciale come quello attuale.
E’ una fase delicatissima della politica nazionale e locale, con un governo nazionale impegnato nella più coraggiosa operazione di cambiamento che sia stata mai concepita e con un governo regionale chiamato a rilanciare la fiducia collettiva verso un orizzonte di sviluppo avanzato e sostenibile: uno sforzo che non può essere lasciato alla solitaria intraprendenza di Matteo Renzi a Roma e di Marcello Pittella a Potenza, ma che postula il massimo impegno di tutte le energie di cui dispone il partito.
Il quadro che il Pd lucano offre di sé è quanto mai preoccupante, se non addirittura desolante: fase congressuale ancora incompiuta, scollegamento totale tra istanze di partito e rappresentanze istituzionali, autorevolezza degli organi di partito ridotta al lumicino, caos assoluto nei territori, liste del Pd contrapposte in quasi tutti i Comuni.
Non è accettabile che il Pd del capoluogo di regione, in una fase così delicata non celebri il Congresso ne riunisca alcun tipo di organismo ormai delegittimato ancorché esistente, e che le date di volta in volta fissate, vengano regolarmente bypassate.
Sulla stessa vicenda delle imminenti elezioni a Matera pesa l’ombra del diniego delle primarie, strumento fondativo del Pd, e di atteggiamenti di chiusura conservatrice che rischiano di tenere lontani dal Pd importanti settori della società civile materana.
Il Pd lucano va ri-formato, nelle strutture e nei comportamenti, cominciando con il regolarizzare la vita dei suoi organi: anzitutto eleggendo la segreteria e la direzione regionale, e, immediatamente, facendo svolgere i congressi provinciali, come previsto dallo Statuto nazionale e regionale del Pd. A fianco di un governo nazionale e regionale che vogliono interpretare il cambiamento e l’innovazione, deve esserci un Pd, anche in Basilicata, che dia chiara testimonianza di altrettanta capacità di innovazione, che non si riproponga come federazione di correnti, che non immiserisca la sua dialettica nella insopportabile logica dei veti e dei ricatti, che non consumi la ricchezza delle sue energie nelle stanche liturgie dei caminetti. Al segretario regionale, eletto senza i nostri voti, ma con quelli di altri che oggi giocano a fare i controrivoluzionari, chiediamo di fare chiarezza su tutte le questioni poste in questo documento. Chiediamo, soprattutto, di rinunciare al ruolo di guardiano degli equilibri tra le correnti, o, peggio, di nume tutelare di una di esse, e di esercitare in modo non più monocratico le proprie funzioni. Conservazione, immobilismo, confusione: non può essere questo il Pd di Basilicata, non è questo il partito leader della regione, quello nel quale credono i nostri sostenitori ed elettori. Noi non ci stiamo!

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