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Italicum: altro sì per Renzi ma Speranza fa il forte
Esclude la scissione e poi innervosisce la Boschi

Basilicata

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POTENZA - Altri due “schiaffi” ieri per la minoranza dem che a differenza di mercoledì sul terzo voto addirittura non si è presentata in aula. I dissidenti restano sempre 38 mettendo insieme Area Riformista e tutti gli altri. Ma l’ex capogruppo Speranza non perde fiducia e assicura: «Lotterò contro qualsiasi ipotesi di scissione».
La cronaca delle ultime 24 ore del momento probabilmente più difficile per il deputato lucano dal 2013.
Prima da Vespa mercoledì sera è parso comunque deciso a tenere botta: «Se 38 deputati, e sono tanti, decidono di non votare a favore del proprio governo guidato dal segretario del proprio partito non è cosa facile ed è un fatto grave. Come ritengo altrettanto grave imporre la fiducia sulla legge elettorale. La ritengo un’azione di violenza nei confronti del Parlamento».
Insomma lo schema non cambia: «Il mio atto che ammetto sia grave e che è stato compiuto da grandi personalità del nostro partito come Pierluigi Bersani, Guglielmo Epifani, Enrico Letta, è per lanciare un segnale chiaro contro la decisione di imporre la fiducia (...)».
Insomma. Speranza non abbassa il capo. Non appare distrutto. Ma prosegue nelle critiche. Ieri poi l’ex capogruppo, in un appuntamento elettorale a Napoli è tornato a parla smentendo qualsiasi ipotesi di scissione: «Mi batterò con ogni forza dentro il partito negando ogni ipotesi di scissione che sarebbe folle e inaccettabile da parte mia, e per conservare lo spirito originario del Pd. Cioè quello di un grande partito che tiene insieme le varie culture del centrosinistra». Insomma per Speranza il no all’Italicum e la divisione del Pd non sono consequenziali. Speranza però non si sbilancia sui numeri e su un ipotetico allargamento del fronte dei no: «Non è il caso di fare previsioni. Ho molto rispetto per le posizioni di tutti e penso che il Pd rischi di uscire più debole e non più forte da questa sfida. Al netto dell’esito finale, non è una questione solo di numeri. Stiamo facendo le riforme istituzionali in un campo sempre più stretto. Abbiamo provato a parlare con i grillini e ci hanno detto di no, avevamo al tavolo Forza Italia e ora non c'è più né Forza Italia né Berlusconi. Dopo questi voti c'è un pezzo importante di Pd che decide di dire no a questa legge elettorale e ritengo che stiamo commettendo un grave errore perché le riforme istituzionali si fanno su un terreno largo».
E quindi Speranza addirittura parla di minoranza che «esce rafforzata, perché quando si è chiari si è sempre più forti».
Ma c’è anche spazio per l’ennesima polemica tra Speranza e renziani. Sempre a Napoli, il deputato ha detto: «Sento che Verdini fa un gruppo di senatori che si avvicinerebbe al Pd, mi interrogo in maniera inquieta perché penso che il Pd debba restare un grande partito di centrosinistra alternativo al centrodestra».
Immediata la smentita che arriva addirittura da ministro Maria Elena Boschi: «Non so chi ha sentito Speranza ma posso assicurare che Verdini non entrerà nel Pd».

sal.san.

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