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L'EDITORIALE
Ha inizio la partita, noi tifiamo per Matera

Basilicata

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La bella ristampa appena consegnatami (opera della tipografia Antezza) del libretto di Leo Longanesi curata dall'avvocato Nicola Buccico (lettera alla figlia del tipografo) ci consegna per un attimo, nel giorno della presentazione delle liste elettorali, l'utopia di una convergenza politica nel nome di questa città straordinaria che è Matera, orgoglio nazionale di cui i materani devono essere fieri. L'utopia è quella di avere uomini di destra che, come Longanesi, pubblicavano Hemingway uniti a intellettuali eretici come Pasolini che scelse Guareschi per un film. Un'utopia che in realtà è stata la bella realtà che ha preceduto il 17 ottobre 2014.

Lavorare per un obiettivo, avere una motivazione, dare un significato agli sforzi quotidiani in vista di un traguardo a medio termine è stata un'opportunità rara in questi tempi di giorni seriali e piatti, pieni di paura, che vivono le città italiane. 

La campagna elettorale ci ha restituito alla realtà che ha spillato subito in abbondanza i rancori del conflitto politico con l'insopportabile diatriba sul congresso del Pd, le convocazioni, i rinvii, i documenti, il tu per tu a distanza di tweet che notificano asprezze e indisponibilità al dialogo. E' altresì vero, come spesso sostiene Luongo, che il Pd è talmente sotto i riflettori che tutti ne vivisezioniamo difetti e problemi. Meglio non stanno gli altri. Solo che se ne parla di meno.

Chi ha ucciso per prima chi? L'altro giorno Vincenzo Santochirico, spiegando perchè non appoggia il candidato del suo partito pur rimanendo all'interno di esso, ha raccontato in pratica quello che ha dovuto subire dalle ultime elezioni regionali. Accordi disattesi sulla nuova Giunta, conventio ad escludendum con il salvataggio del solo Braia, offerta di incarichi di responsabilità per ora non confermati. Onesto nell'ammettere che c'è un delicato limite tra il destino personale e l'impegno militante. E la risposta di Adduce ieri mattina non si è fatta attendere. Il sindaco uscente ha inaugurato la campagna elettorale ruggendo, o di qua o di là, non è più tempo di mezze misure. Cosa ha dovuto affrontare nella legislatura passata il sindaco? Quali veti ha subito in Consiglio? Quale supporto gli è stato offerto? E dunque torna la domanda: chi ha ucciso per prima chi? Potremmo andare a ritroso, non la finiremmo più.

Poi le spade affilate – sempre Adduce - contro lo storico oppositore, non la destra di Nicolino Buccico, non solo quella, ma l'imprenditore che per un soffio perse la partita la volta scorsa e che ci riprova stavolta indomito, avendo visione di come si coniugano benessere economico, business e politica: Angelo Tosto è di sicuro un imprenditore che appartiene alla categoria di quelli che hanno un comportamento anticipativo, di quelli cioè che cercano non solo di prevedere i cambiamenti, ma anche di anticiparli ponendo in essere, prima che si verifichino, i necessari provvedimenti correttivi.

La scelta di puntare su De Ruggieri (anche se sono in molti a ritenere che il vero candidato sul quale puntava era la Iaculli) è stata astuta, è un uomo pensato come rassicurante, al di sopra dei permanenti duellanti che puntano sullo zero a zero.

Adduce è un soldato graduato che va al fronte a combattere, orgoglioso di una appartenenza alla quale non ha voluto rinunciare. De Ruggieri è l'intoccabile (sarei stato, però, al suo posto più orgoglioso dei trascorsi politici) collocato in una zona franca. Si alza, ovviamete, il vociare delle recriminazioni che ti raccontano di vizi privati e pubbliche virtù, fondi, contributi, tu hai preso questo e tu quest'altro. E cosa, se non storie di danaro? Verrebbe da ricordarsi di Craxi e del suo ultimo discorso in Aula: chi si tira fuori? Parli ora o mai più. E i codardi rimasero zitti.

La Storia però non sempre si ripete allo stesso modo. Talvolta spuntano macchiette (caro Salvini ma sai cosa è il Mezzogiorno d'Italia?), frullati poco chiari nella composizione delle liste, posizioni intermedie subito corteggiate (Tortorelli che osa in prima persona), situazioni difficili da spiegare oltre la cinta muraria (la domanda è sempre quella: perché si mette in discussione un sindaco che ha vinto la champion?). Alziamo un attimo gli occhi e riflettiamo sulla straordinaria partita nella quale la città sta giocando.

Ieri l'Espresso sintetizzava quello che ormai appare all'esterno: la corsa all'oro di Matera. E' un dato innegabile, inutile girarci attorno. Il futuro sindaco di Matera avrà un ruolo e una rappresentanza superiore al presidente della Regione. E dunque ciò basta a comprendere perché si mette in discussione Adduce. Il settimanale (il primo ad accorgersi delle beghe elettorali della capitale) non ha potuto omettere un dato, come cioè la città sia cresciuta e cambiata negli ultimi anni. E il cambiamento è una vittoria alla quale hanno partecipato tutti i materani, difficilmente ascrivibile a una sola opzione strategica e che non potrà essere contenuta e guidata secondo vecchi meccanismi dell'amministrazione (non convince, ad esempio, uno dei punti del programma di De Ruggieri: fuori dal patto di stabilità risorse per potenziare l'organico comunale per poter affrontare il 2019. E' un risultato che il governo regionale ha già ottenuto per una parte delle royalty. Difficile immaginare un ulteriore corpo a corpo col governo che tra l'altro, finora, a parte il ministro Franceschini, non mi pare si sia ricordato che qui c'è un'altra grande opportunità per l'Italia. Forse guardando i treni col cuore verde lucano all'Expo' qualche consapevolezza ulteriore l'avrà il nostro premier).

Deviante anche la discussione sul dossier: è il progetto premiato dai commissari. Nessuno è così stolto da bocciare incrementi in melius, purchè se sia pattuito di coltivare patate non ci si ritrovi in una piantagione di tabacco. Insomma, la cultura non si pesa e non si sfoglia. La grande conquista di Matera è un essere nuovo, il grande oziare della mente che non ha bisogno di imbottirsi di contenuti nuovi, semmai di sfrondarli, di recuperare uno stare insieme che per gioire non ha bisogno di giostre, di espandere con i mezzi del futuro che sono già l'oggi, una storia grande di resistenza umana che ci deve far sentire scudati.

I giochi sono aperti. Da questo momento noi possiamo solo tifare perché la bellezza della grande occasione non vada persa. Facciamo che Matera sia davvero una zona franca, che tristezza queste discussioni sui congressi. Siamo a un passo dall'eccezionalità, dalla diversità italiana. Cari materani essere dentro una grande storia non sempre si accompagna alla consapevolezza di esserne i protagonisti. Per quello che posso contribuire a dire, di fronte al mare della mia terra che amo, è che vedere tanti manifesti che parlano di Matera in un luogo da sempre internazionale, mi spinge a dire che c'è sempre una nuova regina che si può incoronare. Matera non ha raccolto eredità se non la sua ostinazione a sfidare le avversità. E' stato un processo lungo. Ora nessuna rivoluzione. Non dobbiamo costruire un palazzo reale con ori e stucchi. Piuttosto apprezzare le asprezze della nostra casa. Che ci fortificano.

La domenica del 28 febbraio 2010 il Quotidiano uscì con un titolo che si è rivelato profetico, a ricordare anche come questo giornale abbia creduto fortemente in quello che poteva accadere. Era il giorno delle liste elettorali della passata legislatura: “Matera cerca un sindaco da Capitale”. Ora proviamo con “Matera cerca un sindaco all’altezza della capitale”. E non ci resta che incrociare le dita.

 

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