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«Si faccia subito il congresso del Pd»
Lettera di dodici componenti della segreteria

Basilicata

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POTENZA - Le dodici firme in calce sono di un pezzo della segreteria cittadina del Pd. Chiedono il congresso, e chiedono di farlo al più presto. Averlo rimandato, annunciato, spostato e sottaciuto è stato un male: il partito ha perso - scrivono - importanti occasioni di confronto. E forse anche una presenza coerente nel dibattito politico cittadino.
«Purtroppo dobbiamo registrare in città, da mesi, una situazione di immobilismo e di mancanza di dibattito, che i cittadini cominciano a percepire coma una forma di disinteresse rispetto ai propri problemi e alla sempre più grave carenza dei servizi essenziali». È uno degli snodi d’accusa del documento diffuso ieri.
Il segretario uscente, Gianpiero Iudicello, non è mai citato direttamente, ma tra le righe del testo emergono sfiducia e presa di distanza. Dodici firme che tengono insieme un gruppo eterogeneo e rappresentativo di diverse anime del Pd. Tra i firmatari, un pezzo dell’area più vicina all’ex sindaco Vito Santarsiero - a partire del primo firmatario, il vicesegretario Tonino Di Giuseppe.
Ma c’è anche un renziano come Rocco Catalano che da mesi denuncia l’assenza di confronto e l’esistenza di troppi temi irrisolti. Ancora, le firme di due storiche presenze della sinistra del partito, come Antonietta Colucci e Daniela De Scisciolo.
«È necessario - scrivono - che il Partito democratico torni a essere il vero motore della vita politica e amministrativa della città di Potenza». Soprattutto dopo mesi di «stallo e incertezza».
Da almeno un anno i democratici di Potenza attendono di svolgere il congresso, che di recente sembrava fosse stato fissato a inizio maggio. Poi nulla. Di nuovo.
La conseguenza? «Non avere avuto e non avere alcun dibattito, non avere una classe dirigente legittimata e operativa, non portare alcun pensiero e proposta unitaria e condivisa in seno al consiglio comunale».
Il congresso, invece, dovrebbe «definire posizioni chiare e indirizzi legittimati su ogni atto e posizione da assumere per il bene della città, sia in amministrazione comunale che nelle relazioni con gli altri livelli istituzionali».
Questa consapevolezza si fa largo, spiegano, nella difficile condizione in cui versa la città di Potenza. «Una condizione che chiama la sua classe politica e amministrativa a una responsabilità fuori dall’ordinario».
Troppi i nodi da affrontare: la crisi finanziaria, un progetto strategico, un cammino di crescita e di protagonismo della città capoluogo. C’è poi il tema del ciclo di programmazione 2014/2020.
Su questi spunti servono «un serio confronto con tutte le rappresentanze cittadine e approfonditi momenti di analisi, valutazione e confronto tra i gruppi dirigenti - aggiungono - Non si può lasciare all’improvvisazione, a posizioni politiche strumentali e di parte, a tavoli ristretti il compito di una riflessione che necessariamente deve essere ampia, partecipata, pertinente, libera».
Sapendo, tra l’altro, che il Pd rappresenta la forza di maggioranza relativa della legislatura.
«Il Partito democratico, prima forza politica della città, per storia, radicamento e qualità della classe dirigente, ha non solo la responsabilità, ma anche le risorse umane, politiche e culturali per mettere in campo una forte proposta e un’azione adeguata alle difficoltà del momento».
Come fare? «Bisogna superare l’emergenza politica in cui si è stagnati, riconsegnare luoghi propri alla discussione e all’analisi, riaprirsi alla comunità prima ancora che agli iscritti tutti». C’è una precisa strada da seguire. «Ogni soluzione politica non può che appartenere a un serio confronto democratico e non già alle decisioni di pochi o affidandosi alle ragioni sentimentali che legano, a prescindere, ognuno alla città di Potenza».
Il documento si chiude con una richiesta, un po’ appello, un po’ avvertimento. «Quello che chiediamo è quello che non può più attendere»: il congresso.

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