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Dal vecchio partito alla nuova militanza
«Ci sono più anime, finita l’epoca del "il Pd siamo noi"»

Basilicata

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POTENZA - E’ il più pittelliano dei renziani lucani. Mario Polese entra nel dibattito politico sulle questioni più calde della politica nazionale e regionale. Senza troppo farsi pregare Polese si mette al centro del campo e spiega cosa è stato fatto e cosa c’è da fare.
Consigliere, a un anno circa dall’inizio della legislatura, c’è qualcosa che si rimprovera?
«Vorrei trovare ancora più tempo da dedicare all’ascolto dei cittadini. Spesso mi capita di non riuscire a rispondere a telefonate o sms per via di incontri, attività amministrativa e impegni istituzionali che mi portano via molto tempo. In virtù di questo ho intenzione di dar vita, al più presto, ad un’organizzazione territoriale che mi consenta di relazionarmi con amministratori e simpatizzanti anche attraverso i nuovi strumenti di comunicazione, consapevole però che nulla sostituisce i rapporti umani. C’è davvero molta voglia di partecipare».
Di cosa è particolarmente orgoglioso?
«Abbiamo lavorato tantissimo sulle misure di equità sociale. Penso al reddito minimo di inserimento dove la nostra regione è la prima ad adottare tale misura e francamente mi meraviglia che nel dibattito nazionale ciò non sia emerso. Inoltre i contribuiti per le famiglie disagiate, la riqualificazione della rete del volontariato, i contributi per i lavoratori diversamente abili, l’istituzione di un fondo per gli interventi di inclusione sociale. Per quel che mi riguarda ho presentato due importanti proposte di legge in tal senso: quella sulle eccedenze alimentari, che ha ricevuto un plauso dalla Fao, e quella sulla psicologia scolastica. Nessuno, finora, aveva mai pensato di costruire un sistema regionale per la raccolta delle eccedenze alimentari da donare a chi ha meno opportunità e sono contento di aver dato la spinta propulsiva affinchè si avviasse questo processo di riorganizzazione dello spontaneismo, figlio anche della collaborazione con tutte le associazioni del settore. Stesso discorso vale per il disagio nelle nostre scuole, è li che si annidano i primi segnali di malessere sociale. Per la prima volta nella storia della regione, la nostra legislatura ha pensato sin da subito a metter in campo azioni per gli ultimi e penultimi. Un volere espresso con forza dal nostro presidente».
Renzi e Italicum. Condivide tutto?
«Prima di entrare nel merito, sul metodo, l’Italicum ha valenza perché è segnale di stabilità ma soprattutto perché la politica ha ripreso la propria dignità mettendoci la faccia e portando a termine quanto promesso. Con Renzi il paese fa le riforme, dopo 20 anni, e questo è un fatto positivo. Come è innegabile che a votare questa legge sia stato il 90 per cento dei parlamentari e, al netto delle polemiche, che quel 10 per cento è costituito da “ex qualcosa”. In una parola Renzi il rinnovamento lo fa e non a chiacchiere. A parer mio l’Italicum non è perfetto, ma d’altronde nessuna legge elettorale lo è. E’ però una legge che consente all’Italia di avere stabilità e rappresentanza, che cancella le liste bloccate , che impone la chiarezza dei partiti davanti agli elettori. Finalmente ora avremo un vincitore e non sentiremo più parole come “Non abbiamo vinto ma siamo arrivati primi”».
Il Pd però si è spaccato e Speranza minaccia di esser l’avversario di Renzi o per lo meno di esser uno degli oppositori più agguerriti. E’ tramontato definitivamente l’asse Pittella - Speranza?
«E’ innegabile che vi sono più anime nel partito democratico, c’è una sinistra oltranzista, una moderata e dialogante ed una socialdemocrazia, più liberale, inclusiva ove noi ci collochiamo e che mette al centro le persone ed il merito prima delle appartenenze. Le divisioni sono sostanziali, sul modo di concepire politica ed azione amministrativa, noi siamo quelli del jobs act e non di Landini per intenderci. E le differenze a volte sono abissali, è innegabile. E’ ovvio che bisogna provare a tenere tutti insieme, ma è innegabile che sono cambiati i rapporti di forza e sbaglia chi pensa che un partito aperto sia un partito che perde l’identità. Se stiamo ai fatti, ad esempio, uno degli ultimi tesserati del Pd non è Verdini, ma Gennaro Migliore, di provenienza Sel. Quindi ritengo che Renzi stia procedendo più che bene e rivedo nei suoi metodi e nelle sue scelte la volontà non solo di invertire la rotta e accelerare il passo ma di spostare anagraficamente il dibattito. E aggiungerei un finalmente. A livello locale è innegabile che le questioni nazionali hanno un peso e, pur nelle differenze a volte incolmabili, le intese si costruiscono su una comunanza di intenti libera dai lacciuoli della vecchia politica e su un progetto comune che si chiama Basilicata».
Intanto i renziani lucani hanno mosso guerra a Luongo e lei è uno dei firmatari della lettera critica al segretario regionale...
«Ho un rapporto personale e politico molto positivo con il nostro segretario Antonio Luongo del quale riconosco la massima disponibilità a ripiegarsi ad affrontare insieme tematiche territoriali a volte in maniera efficace a volte meno. Detto questo, non nego la compartecipazione dell’area renziana e la mia personale alla disarticolazione territoriale del partito, ma si tratta di legittima difesa rispetto alle difficoltà oggettive derivanti da un atteggiamento partigiano del Segretario che, in alcune vicende, è più capocorrente che terzo impari. Ed è proprio in questa mancanza di imparzialità oltre che nell’assenza di un chiarimento politico complessivo post primarie che nasce il disagio sui territori, l’empasse nelle decisioni di partito, l’assenza di organigrammi. C’è un nuovo tempo, cambiano metodi e protagonisti, è innegabile e bisogna accompagnare il nuovo verso, è anacronistico ed infruttuoso opporsi».
E’ la resa dei conti finale?
«Ci sono questioni dirimenti che vanno affrontate prioritariamente. C’è un tavolo nazionale del Pd in cui ci si sta domandando: la forma partitica come da noi conosciuta è ancora il miglior strumento per svolgere l’attività politica? Una volta chiarito questo, come decliniamo il concetto di partito aperto ed inclusivo che dialoga e si confronta e a volte mescola con la società civile con il legittimo orgoglio d’appartenenza dei militanti? E ancora, come si costruisce quella dialettica importante tra esigenze di cittadini e stakeholders da un lato, gruppi dirigenti e azione politico - amministrativa dall’altro, preso atto del binomio di difficile conciliazione tra velocità e collegialità delle decisioni? Il dibattito interno al Pd lucano no può esmiersi da queste risposte. Poi ci sono temi locali. Ad esempio, un pezzo del partito, la cosiddetta area civatiana, che ha contribuito in maniera numericamente determinante all’elezione non popolare ma assembleare di Luongo a segretario Regionale oggi non sappiamo se continuerà a far parte del Pd, dopo l’uscita di Civati a livello nazionale. Regnano incertezze da chiarire immediatamente dopo le amministrative. Una cosa è però certa: è finita l’epoca in cui qualcuno poteva dire “Il Pd siamo noi” e noi siamo orgogliosi del nostro modo di agire diverso dal passato».
Come si chiude, se si chiude, il rimpasto della Giunta e quando?
«Penso che il presidente Pittella sia stato molto chiaro a riguardo. Questa Giunta ci sta traghettando in una fase complessa dove le vere riforme avviate sono state accompagnate da importanti lavori sui tavoli romani in cui i nostri assessori sono stati riconosciuti per spiccata bravura e capacità. Oggi ci stiamo indirizzando verso una fase nuova, del raccolto dopo la semina, ed è evidente la necessità di recuperare quelle funzionalità tipiche della politica affinchè si declinino al meglio le opportunità create sui territori. Non mi presto al gioco dei nomi, ma sono convinto che aggregare personalità politiche con competenze dei corpi intermedi non sarebbe un errore, anzi costituirebbe un valore aggiunto importante. Ma mi rendo conto che la decisione non può non essere un nodo sciolto dalle segreterie dei partiti della coalizione di maggioranza che dovrebbero assumersene la responsabilità».
Il Pd si presenta diviso in molti Comuni. A Matera (forse) no ma c’è stato un caso Adduce con i renziani “timidi” sulla ricandidatura. Il suo giudizio?
«A differenza di quanti sostengano il contrario, separerei il caso Potenza da Matera. Nel capoluogo si è perpetuato un suicidio politico negando la natura stessa del partito democratico troppo spesso sbandierata solo a parole, le primarie. Su Matera, invece, un sindaco uscente, compartecipe della vittoria di Matera Capitale della Cultura 2019, aveva la facoltà di rafforzare la sua candidatura con le primarie. Il partito a livello locale è andato in una direzione opposta, ma legittima ed è per questo che io sono al fianco di Salvatore Adduce sin dal primo istante. Mi spiace, però, che per questo e altri motivi un pezzo importante della nostra area politica abbia fatto scelte diverse nonostante i tanti tentativi di ragionamento fino all’ultimo minuto utile, ma io rispetto tutti».
Crisi al Comune di Potenza. Si poteva fare di più?
«Dal punto di vista amministrativo si sta facendo non il possibile ma l’impossibile. C’è stato qualcuno che ha scelto la strada del lavoro nel silenzio e qualcun altro che ha preferito la strada del sensazionalismo, del “coup de théâtre”. Se il governo nazionale cederà a tutte le pressioni che da più parti stanno provenendo, la Regione è pronta a metter in campo ogni azione necessaria, già preventivamente concordata. Se questo non dovesse accadere la risoluzione approvata in Consiglio regionale farà si che ci faremo carico di tutte quelle che sono e saranno le situazioni urgenti, privilegiando le fasce più deboli. Mi consenta di aggiungere, però, che non condivido assolutamente il criticismo esagerato nei confronti di chi , anche in maniera autonoma, ha provato a dare un proprio contributo, utile o non utile che sia, alla soluzione del problema. Mi riferisco alla proposta di legge del collega Galante.».
Ma a Potenza c’è anche un tema divisioni nel Pd. Ed è sempre aperto il tema congressuale. Come se ne esce o anche qui è necessario uno scontro vero per risolvere una volta per tutta la partita considerato che si potrebbe anche andare di nuovo a votare per il sindaco?
«Ho più volte ribadito la necessità di un congresso cittadino del partito. Ho ritenuto fosse opportuno che venisse celebrato ancor prima delle elezioni amministrative del 2014. Mi auguro che questo accada non oltre l’estate. Poi io immaginerei il congresso cittadino come un momento di chiarificazione interna al partito e punterei ovviamente all’unità, ma se questo non dovesse accadere non mi spaventa cogliere davvero la sfida del rinnovamento e provare ad immaginare un partito che prenda le redini di questa città con un congresso di competizione su idee e proposte per Potenza. Ribadisco, e non è una provocazione, che a questo punto vanno celebrate primarie».

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