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Reddito minimo: un parto complicato
Tre proposte di legge e un dibattito a ostacoli

Basilicata

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POTENZA - Almeno dieci mila potenziali beneficiari che attendono la manna dal cielo, circa 40 milioni da impegnare per finanziare la misura, tre proposte di legge, oltre al provvedimento già licenziato dalla Giunta, e un dibattito in aula che si preannuncia pieno di ostacoli. Un percorso tutto in salita quello del reddito minimo d’inserimento: il provvedimento, pur essendo stato varato già a inizio anno (sulla base dell’accordo raggiunto con Cgil, Cisl e Uil) si appresta solo ora ad approdare in Consiglio regionale. Dove ad attenderlo ci sono ancora tante variazioni che si chiede di apportare al testo. E prima che trovi concreta attuazione, i tempi potrebbero essere ancora lunghi.
Anche a causa di un dibattito politico che non è riuscito ancora a fare completamente sintesi su quello che è stato annunciato come il più importante intervento pubblico in tema di lotta alla povertà.
La Basilicata si era mossa in anticipo rispetto a un impegno preso in considerazione anche dal Governo Renzi e che ora è diventato cavallo di battaglia nazionale della minoranza Dem, in testa il deputato Speranza.
Ma mentre si moltiplicano le voci di coloro che chiedono di far presto per fronteggiare le tante situazioni disperate di famiglie senza reddito, la misura si è persa e nelle tante aule del palazzo del Consiglio, dove sembra che le proposte si moltiplichino, invece di arrivare a sintesi.
Ultima in ordine di tempo, quella presentata martedì scorso dai consiglieri del Movimento 5 Stelle, forse un pò in ritardo rispetto ai tempi, visto che il provvedimento della Giunta, con le modifiche apportate, è stato già licenziato dalla quarta commissione.
Del resto, erano stati gli stessi parlamentari grillini a tirare le orecchie agli esponenti locali del Movimento, per essersi fatti soffiare la paternità della misura anticrisi.
Alla fine, la proposta dei pentastellati è arrivata, anche se in extremis.
Si differenzia per le fasce di reddito individuate per avere accesso al beneficio, per la quantità del contributo riconosciuto, ma soprattutto per la fonte a cui attingere per finanziare la misura: non i proventi del petrolio, ma da economie di spesa: tagliando insomma, sprechi e consulenze.
Ma quella targata M5S non è l’unica alternativa in campo. Rimane la pdl del consigliere Giannino Romaniello, il primo a essersi mosso e che proprio ieri è tornato a sollecitare sui tempi: «Il reddito minimo di inserimento - ha dichiarato - rimane un punto di svolta e di lotta alle disuguaglianze sociali, sempre più nette tra ricchi e poveri, ma è necessario che diventi un elemento di continuità anche per gli anni a venire che non si preannunciano, al netto dei proclami del Premier Renzi, facili».
Continuità della misura, attraverso il consolidamento negli anni di questo strumento sperimentale. E’ questo un altro tema calo su cui si preannuncia un dibattito serrato in aula. Perché non avrebbe senso una misura garantita per un solo anno. Ma, per dare ad essa continuità è necessario anche avere certezza di disponibilità finanziaria adeguata.
Soprattutto se le la platea dovesse ampliarsi, come prevede la proposta di legge a firma dei consiglieri Galante (Realtà Italia) e Pietrantuono (Psi) presentata a novembre scorso, rispetto ai beneficiari individuati dal povvedimento della Giunta, indirizzato soprattutto agli iscritti al programma Copes (che nel frattempo è stato prorogato fino alla fine di luglio) e ai lavoratori in mobilità.
Sulla base delle tante voci ancora in campo, è facile prevedere che il dibattitto in aula, di per sè già delicato, non scorrerà liscio come l’olio. Senza contare la posizione contraria di certi pezzi dell’opposizione, come Fratelli d’Italia, che parla dell’ennesimo provvedimento di “puro assistenzialismo”.
Intanto i sindacati insistono: la misura va approvata al più presto e così come pensata nell’accordo sottoscritto a dicembre scorso. Nel tentativo di snaturarlo il meno possibile.
Un parto difficile a cui però sono legate le immediate speranza di almeno 10.000 famiglie lucane.

m.labanca@luedi.it

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