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La campagna elettorale entra nel vivo
Tortorelli: «Voto disgiunto sarà oltre il 20%»

Basilicata

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MATERA - «Il voto disgiunto sarà il vero ago della bilancia di questa competizione elettorale, segnerà il malessere che ancora c’è.
Credo che sarà oltre il doppio del recente passato, anche al 20 per cento».
Angelo Tortorelli candidato a sindaco di Osiamo e altre quattro liste civiche racconta e dice la sua a metà della campagna elettorale su una situazione complessiva che lo vede, in teoria nel ruolo di terzo incomodo anche se lui rifiuta questo tipo di appellativo e definisce la situazione elettorale: «molto aperta sia pur in un contesto nel quale si è portata avanti una logica qualitativa, si è preferito picchettare la città in condomini, famiglie, viottoli lasciando da parte l’idea della governabilità.
Noi abbiamo provato ad unire, a fare un discorso non per qualcuno ma per la città ma la situazione che si è creata è molto disgregante visto il numero di candidati in corsa tra l’altro dando adito a numerose e possibili sorprese per cui chi ritiene di essere già eletto andrà incontro a qualche delusione».
Angelo Tortorelli tiene fermi alcuni aspetti politici e programmatici già espressi anche se ammette: «credo che vincere al primo turno sarà per chiunque molto complicato, si andrà verso un ballottaggio».
Ma sugli apparentamenti ribadisce: «noi non intendiamo schierarci nè da una parte e nemmeno dall’altra, la nostra posizione resta la stessa che già abbiamo spiegato nelle passate settimane
Chi è più simpatico? Mi stanno ambedue simpatici ma noi non faremo apparentamenti, l’unico candidato con cui avevamo seriamente provato un accordo politico è Franco Vespe, siamo stati vicini ad un’intesa sui programmi ma poi non si è arrivati a chiuderla».
Tortorelli conferma che oggi come oggi il problema non è tanto e solo quello di andare al ballottaggio o vincere le elezioni ma «è soprattutto quello di riuscire a garantire la governabilità ed oggi con una coalizione molto ampia ed un partito decisamente spaccato rischiamo di ritrovarci in questo tipo di situazioni.
E’ per questo che rimango più che mai convinto che le uniche vere civiche siamo noi, impegnati nel nostro impegno per la città e non per qualcuno».
Quanto al fatto che venga identificato come una parte del Pd in una competizione che vede non uno solo ma due o magari anche tre candidati vicini al Partito Democratico o a pezzi di esso Tortorelli non si scompone e aggiunge: «io mi do una spiegazione molto semplice ed è il comportamento istituzionale di questi anni che ha mi garantito rapporti di conoscenza, amicizia, apprezzamento dal presidente Pittella a Maria Antezza, a Filippo Bubbico e a Cosimo Latronico: avere autonomia nelle scelte e nelle decisioni non vuol dire essere per forza nemico di qualcuno e questo mi viene riconosciuto.
Io ho molto apprezzato che il Governatore lucano voglia sottolineare che il turismo di questa regione debba partire da Matera, è un esempio questo di quello che dovrà essere anche il futuro».
«Io resto convinto che chiunque vinca non si troverà affatto in una situazione facile, c’è chi si illude che cordone ombelicale di Matera 2019 possa permettersi di trovare una convergenza, la realtà è che si va verso una divisione della città, una macedonia vera e propria di idee invece di avere una reazione positiva, guardarsi allo specchio e dissotterrare la coscienza e il civismo».
Infine da Tortorelli non mancano anche le stilettate alla frase infelice di Verri: «troppa gente parla sul Duni, alcuni tecnici potrebbero star zitti, ho trovato molto poco simpatica l’esternazione che ha voluto additare i proprietari del teatro.
Quanto alla sostanza credo di aver espresso con forza un’idea, non uguale alle altre, ma cioè che ci sono una serie di imprenditori di carattere nazionali che sarebbero pronti ad investire in quella struttura ed è anche chiaro che il pubblico dovrà garantire la destinazione.
Ma detto questo non è pensabile che in una struttura come questa non si possa avviare una diversificazione, in tempi diversi pensare ad una convegnistica di livello ed un ampliamento della sala fino a 1600 posti mi sembrano gli interventi minimi necessari per poter centrare simili obiettivi di tenuta anche economica di questi investimenti e dunque riuscire ad attrarre anche i privati».
In serata anche le parole di Salvatore Adduce che ha incontrato gli under 30 candidati con le sue liste in piazza San Giovanni: «Ho sempre creduto nella politica come passione. Ho ricevuto tanto, spero di avere dato almeno un poco. Questi 5 anni da sindaco sono stati una esperienza dura, ma esaltante. Non mi riferisco solo al facile riferimento alla Capitale della Cultura.

Per questo sono stato davvero grato a chi mi ha chiesto di ricandidarmi, all'affetto di tante e tanti che mi dicevano: devi portare a compimento il tuo lavoro.

Perché vuole dire che qualcosa si è lasciato. E però io penso che a 60 anni si debba avere l'onestà intellettuale di dire che bisogna non solo preparare il terreno alla nuove generazioni, ma lasciarsi anche travolgere da esse. Così occorrerà fare a Matera. Io personalmente spero di potere chiudere nel 2020 il lavoro cominciato nel 2010».

p.quarto@luedi.it

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