Salta al contenuto principale

Intervista a Margherita De Francesco
La sua verità dopo la revoca dell'incarico

Basilicata

Tempo di lettura: 
5 minuti 27 secondi

POTENZA - Si è presa qualche giorno, non ha detto nulla. Nel frattempo la revoca dell’incarico a Margherita De Francesco ha fatto molto rumore a Potenza. L’ex assessore in giunta rappresentava quel gruppo che per primo ha voluto e sostenuto la corsa del sindaco Dario De Luca. La rottura dopo alcune dichiarazioni sulla gestione della cosa pubblica, passata e attuale. In un momento delicato per la città, alle prese con un bilancio - in bilico - da approvare entro pochi giorni, ha accettato di rispondere a qualche domanda.

Come sta professoressa? Amareggiata per quanto accaduto?
«Amareggiata no, e nemmeno scoraggiata. So di aver fatto la cosa giusta, ciò che i cittadini chiedevano».

De Luca le aveva chiesto un passo indietro, poi le ha tolto l’incarico d’imperio: il rapporto di fiducia politica si era rotto da tempo?
«In realtà la fiducia, umana e professionale, non è mai venuta meno, tra me e il sindaco, neanche dopo la revoca della mia nomina. Ciò che ci ha allontanati è la visione politica».

Lei ha fatto denunce precise rispetto a sprechi e mancata azione, anche con riferimenti all’amministrazione in carica: non c’è stato il cambiamento annunciato nella gestione della cosa pubblica?
«C’è stato, ma bisogna fare di più. C’è stato nella dichiarazione di dissesto, che ha messo in sicurezza i conti della città (e che qualcuno non ha digerito): un atto certamente doveroso, ma anche coraggioso e fortemente voluto dagli alleati. È, però, mancato nell’approccio con gli uffici comunali, ancora troppo impregnati di politica, di cordate di potere e comitati d’affari, ancora troppo lontani dagli standard europei quanto a efficienza e competenza (con le dovute, felici, eccezioni). E questo non è un bene, perché i cittadini vogliono discontinuità non solo nella guida politica, ma anche “nell’andazzo” amministrativo».

A quali fatti nello specifico si riferiva attaccando lo stato delle cose?
«Molti, ne ho parlato analiticamente in diverse occasioni. Ma per fare un esempio, ho registrato una singolare resistenza alla mia volontà di conferire il servizio mensa scolastica tramite una gara pubblica. Resistenza non solo politica, ma anche amministrativa, e in particolare provenienti da alcuni dirigenti. Alla fine abbiamo vinto la battaglia, e il servizio verrà assegnato in maniera regolare. Ma per indurre gli uffici a preparare il bando di gara, a partire da una base d’asta di 3,70 euro a pasto (prima era 7 euro, una follia), a redigere un contratto che prevedesse un minimo rischio d’impresa a carico dell’appaltatore (prima era interamente a carico dei cittadini), è stato necessario lottare contro resistenze incredibilmente forti, e assolutamente ingiustificabili».

E su altri servizi legati alla delega?
«Altra questione è quella dell’assistenza ai bambini portatori di handicap. Per ottenere le informazioni necessarie a scoprire che, fino a oggi, questi venivano assistiti da personale non qualificato, ho dovuto sollecitare più volte gli uffici, registrando resistenze e perfino aggressività. Non si può accettare che i “mandarini” comunali, per agevolare cooperative vicine alla politica, dettino legge più della volontà degli elettori. Il governo della città non può essere una continua lotta tra delegati dei cittadini e comitati d’affari».

Si dice che lo scontro tra voi abbia avuto toni durissimi: il sindaco De Luca politicamente l’ha delusa?
«Questo dei toni durissimi è un retroscena gustoso, ma falso. In realtà il confronto tra me e il sindaco è sempre stato franco e corretto, anche nelle forme. Quanto alla delusione, non saprei essere così dura, tutto sommato. L’amministrazione della nostra città è oggettivamente una sfida titanica: indebitamento record, corruzione, cointeressenze, litigiosità politica, grandi problemi (sociali, urbanistici, economici) irrisolti. De Luca non manca della migliore buona volontà. Ma la buona volontà, da sola, può non essere sufficiente. Servono anche strategia, polso fermo, e la capacità di saper scegliere i propri alleati. Spero che dopo questa fase, in cui prevale la prudenza e l’incertezza, ci sia una fase nuova, in cui il nostro sindaco faccia spazio a una visione di città più simile a quella che abbiamo promesso in campagna elettorale».

Lei è una donna di destra, con una storia solida e chiara. Crede che questo sia stato un ostacolo alla sua presenza in giunta?
«Destra e sinistra sono concezioni superate. Perfino il governo della Repubblica, pure nominalmente di sinistra, secondo molti non può, in fondo, considerarsi tale. Quello che può fare la differenza piuttosto, nella politica potentina, è l’essere graditi o meno ai poteri forti della città. Ma questo non voglio credere che abbia influenzato le scelte del sindaco».

C’è ancora spazio per la destra e per il centrodestra a Potenza?
«Il centrodestra, politicamente, ha lavorato più e meglio del centrosinistra negli ultimi anni. Mentre gran parte dei maggiorenti del centrosinistra (dalla quale voglio escludere i tanti e bravissimi giovani) limitavano l’azione sul territorio all’arruolamento di lobbisti, nel centrodestra è cresciuto l’impegno civico, il volontariato, la partecipazione disinteressata, il fermento giovanile. In termini di autorevolezza politica, il centrodestra potentino ha fatto, negli ultimi anni, passi da gigante. Se questo trend continua, è naturale che negli anni a venire avremo sempre maggiori possibilità di replicare ciò che, contro ogni previsione, abbiamo fatto un anno fa con Dario De Luca sindaco. E questo, inutile dirlo, fa bene alla democrazia».

Il centrodestra ha perso un’occasione non spingendo per il voto dopo il dissesto?
«Non credo. Era giusto provarci, proseguire la consiliatura. Allo stesso modo, oggi è giusto provare ad evitare il commissariamento. Questo, però, non deve significare fare il gioco dei responsabili del dissesto, che hanno interesse a evitare il commissario solo per un motivo: limitare il rischio di conseguenze giudiziali a loro carico. Quindi, se ci sono le condizioni per governare (e finora non ci sono state), è bene. Se non ci sono, e la prospettiva è galleggiare in balia delle correnti del PD (come sembra accada a livello regionale), con il rischio concreto di rendere per l’ennesima volta impunite le malefatte della classe politica, allora la cosa più opportuna è fare un passo indietro e ridare la parola ai cittadini».

Ti sei ricordato di condividerlo con i tuoi amici?