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Ragozzino chiede scusa
e spiega le ragioni di uno sfogo finito su facebook

Basilicata

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MATERA - A poco più di di 24 ore dal forte scontro, che ha visto protagonisti il candidato sindaco della civica “Matera 2020”, Raffaello De Ruggieri e la Soprintendente per i Beni storici, Marta Ragozzino, che aveva chiesto di spostare un palco elettorale mobile dalla facciata di Palazzo Lanfranchi, è proprio la funzionaria pubblica ad affidare alla sua bacheca Facebook un lungo messaggio di scuse, seguito da una pioggia di post, quasi tutti di condivisione e solidarietà, dopo la richiesta di De Ruggieri al ministro Franceschini di rimuoverla dall’incarico, per «l’evidente faziosità nei confronti del candidato Adduce».
«Scrivo per scusarmi con chiunque si sia sentito offeso per le mie parole inopportune. -esordisce Ragozzino- Ieri mattina ho sbagliato, ero agitata e preoccupata per la serata importante che avevamo programmato per la Notte dei Musei e che pensavo fosse compromessa dal grande palco elettorale, che venerdì sera bloccava l’ingresso di Palazzo Lanfranchi, tra l’altro senza garantire alcuna sicurezza e via di fuga. Gli organizzatori, che ho fatto chiamare, mi avevano detto che anche sabato sera ci sarebbe stato lo stesso palco mobile e io ero in grandissima difficoltà: ho chiesto di spostarlo, mi hanno detto che c’erano tutte le autorizzazioni, non c’era modo di verificare venerdì a quell’ora e, naturalmente, ho predisposto una richiesta di informazioni al Comune.
Da casa, sabato mattina, ho scritto con foga un messaggio personale a un amico prima che a un professionista, non avrei dovuto farlo. Ho completato il pasticcio, di cui davvero mi scuso, pubblicando erroneamente il messaggio personale sulla mia pagina pubblica di Facebook, invece che privatamente. Si vede che mi occupo d’altro, e non sono esperta di queste cose. Mi dispiace davvero molto per il clamore che questo mio post ha provocato, addirittura si chiedono le mie dimissioni. Una richiesta in questo senso è stata mandata al Ministro. Se verrà ravvisato un danno da me commesso con questo messaggio e sarà ritenuto opportuno, rassegnerò le mie dimissioni. Se ho sbagliato pagherò il conto. Ma, in fondo, cosa ho detto, mossa dalla passione per il lavoro che faccio e dall’amore per questa città, dove vivo oramai da cinque anni? Ho detto che in coincidenza della Notte dei Musei, un appuntamento europeo importante che ha l’obiettivo di avvicinare le persone ancora di più all’arte e alla storia, una notte bellissima che ancora una volta ha visto Matera invasa da persone interessate alla cultura e alla creatività, una notte in cui anche il nostro museo aveva un bel programma (e soprattutto otto persone in servizio straordinario come previsto dal progetto ministeriale), un candidato avesse deciso di mettere il suo camion proprio di fronte all’ingresso oscurando tutto. Ero arrabbiatissima e mi sentivo del tutto impotente.
Ho chiesto al sindaco uscente come fosse stato possibile aver dato questa autorizzazione, e lui mi ha risposto che nessuno poteva prevedere che sarebbe stato piazzato un camion, e che ne avrebbe parlato anche al suo comizio, perché era scandalizzato quanto me. Non fossimo stati in campagna elettorale, avrei potuto alzare la voce, e invece mi veniva consigliato di stare zitta perché sarebbe parso inopportuno ogni mio intervento. Evidentemente, il mio inconscio non ha voluto tacere, e mi ha fatto parlare fin troppo pubblicamente.
Nel chiedere consiglio su cosa potessi fare, difendevo il museo, difendevo la Notte europea dei Musei, difendevo Matera, difendevo un percorso fatto insieme che vedevo inficiato, e pensavo (ironia della sorte!!!) a come comunicare al meglio tutto, senza fare sciocchezze (che ho fatto da sola: si vede che avevo bisogno di una mano!).
Venerdì sera un grosso camion nascondeva l'ingresso del museo e i responsabili mi comunicavano che sabato sera sarebbe tornato. Ieri sera il camion non c'era più, la vista del museo era sgombra, la piazza visibile in tutta la sua bellezza. Le persone fluivano liberamente attratte dalla porta aperta e dal corridoio illuminato. Il comizio è stato tenuto in un altro modo, senza quel grande camion. -conclude Ragozzino- Forse quella mia richiesta così mal espressa non aveva tutti i torti».
Intanto ancora ieri si segnalavano le note di condanna di Aldo Chietera, ex presidente del consiglio provinciale, che ha definito «gravissimo» il comportamento della Ragozzino, ricordando di essersi scontato altre volte con lei, «per fronteggiare atteggiamenti non consoni al ruolo di cui era portavoce e che hanno impedito alla comunità di beneficiare di percorsi di valorizzazione artistica importanti».
Analoga condanna anche dalla civica “Noi siamo l’Italia”, che sostiene De Ruggieri ricordando il codice etico del ministero e definendo «inaaccettabile che un funzionario dello Stato utilizzi termini irrispettosi e denigratori nei confronti di una persona, tanto più se questa persona si chiama Raffaele De Ruggieri».

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