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«La vicenda Sblocca Italia non è ancora chiusa»
Interviene Lacorazza, domani nuovo dibattito in consiglio

Basilicata

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POTENZA - Il presidente Lacorazza torna all’attacco sui temi che riguardano il delicatissimo rapporto tra Stato e Regione in materia di energia e, quindi, di petrolio. Sono trascorsi più di sei mesi dalla seduta di Consiglio regionale del 4 dicembre scorso, in cui si decise a maggioranza - con il voto compatto del suo partito, il Pd - di non impugnare l’articolo 38 dello Sblocca Italia. Ora, il giovane presidente torna a tuonare. Lo fa alla vigilia della nuova discussione in aula, prevista per questa mattina, che verte sostanzialmente su temi analoghi. Ma anche nel pieno di nuovi equilibri politici, che da Roma si riverberano sul territorio. Quello che Lacorazza lancia dalla sua bacheca facebook è un rinnovato monito a non abbassare la guardia contro le spinte centralistiche che continuano ad arrivare dal Governo Renzi. Non si può leggere altrimenti - è il punto di partenza del suo intervento - la decisione del Consiglio dei Ministri di impugnare gli articoli del Collegato alla Finanziaria regionale (27,28,29 e 30), con cui viale Verrastro aveva inteso rafforzare il potere dei territori e degli enti locali di decidere in fatto di energia. La Giunta ha deliberato: resisterà in giudizio, affidando l’incarico legale al noto avvocato costituzionalista Beniamino Caravita di Toritto. E oggi l’assemblea è chiamata a discutere proprio di questo. Non è certo un caso che il presidente Lacorazza abbia scelto per iniziare il suo post il titolo dell’editoriale di ieri di Eugenio Scalafari “Chi comanda da solo piace a molti ma ferisce la democrazia”. Perché quella del ricorso alla Corte Costituzionale è - per Lacorazza - una vicenda «amara», «per certi versi paradossale». Gli articoli impugnati riguardano le modalità per il conseguimento delle intese istituzionali, e la strategia “rifiuti zero 2020”.
Ma al di là dell’esito del contenzioso specifico, è chiaro che siamo di fronte a una sorta di anticipazione di quello che potrebbe presto accadere con lo Sblocca Italia: nuovi conflitti e problemi interpretativi. «Forse più di prima», è l’allarme di Lacorazza, che spiega: sul piano politico, l’influenza dello Sblocca Italia è evidente dalle stesse motivazioni che si possono leggere nel ricorso presentato dall’avvocato dello Stato. Il Consiglio dei Ministri sostiene chiaramente la tesi secondo la quale la materia delle intese e della sussidiarietà, con specifico riferimento alle questioni energetiche, possa essere normata solo dallo Stato e non dalle Regioni.
Mentre, negli articoli della Finanziaria, la Regione ha cercato di rafforzare i ruoli dei territori, stabilendo che, in materia concorrente quale l’energia, la Regione, prima di esprimere il proprio parere (intesa o diniego), lasci uno spazio per far esprimere le istituzioni locali e i territori interessati. Un principio che Lacorazza difende: «Ciò “arricchisce” le norme nazionali sulle procedure e le modalità per il raggiungimento delle intese, e non è certamente in contrasto (almeno logicamente) con esse». Per il Cdm, però, la legge regionale della Basilicata prevede un eccessivo allungamento dei termini (90 giorni) per il raggiungimento dell’intesa, “vanificando così l’intento acceleratorio delle procedure voluto dal legislatore statale”.
Così come in materia di rifiuti, si sostiene che la strategia “rifiuti zero”, con la progressiva eliminazione degli impianti di incenerimento, contrasti con la norma che prevede un sistema integrato a livello nazionale in grado di garantire il principio di autosufficienza a livello nazionale per lo smaltimento dei rifiuti urbani.
«Continuo a pensare - affonda Lacorazza - che lo Sblocca Italia (più di altre norme precedenti e pure richiamate nel ricorso) sposta in capo allo Stato competenze e funzioni che l’attuale Titolo V riconosce alle Regioni, stravolgendo peraltro il principio di sussidiarietà che in quella parte della Costituzione viene invece richiamato e declinato». Inoltre, per il presidente, lo Sblocca Italia non farà che aumentare i contenziosi tra i diversi livelli istituzionali.
Ma soprattutto, la linea che lo Stato asserisce è chiara e contraria rispetto a quella della Regione: meno potere alle Regioni e nessun potere agli enti locali. «Quando - sottolinea Lacorazza - sarebbe più proficuo rilanciare il valore politico dell’intesa fra Stato e Regione, cioè la capacità di ascoltarsi e ascoltare le ragioni di ciascuno, di confrontare l’interesse strategico nazionale con la sostenibilità di un territorio. Non la questione, dicevamo, non attiene solo al merito del giudizio che chiama in causa la Corte Costituzionale. Guardando in prospettiva è soprattutto la riforma del titolo V della Costituzione, che presto farà ritorno al Senato per la terza lettura (che a questo punto non sarebbe altro che una conferma alle nuove spinte centralistiche in tema energia) a dover far drizzare le antenne. Nel frattempo, il presidente Lacorazza chiede, così come previsto dalla stessa Finanziaria regionale, di istituire il tavolo della trasparenza, «per offrire alle comunità locali un ulteriore momento di partecipazione e di trasparenza. La sussidiarietà - conclude - passa anche da qui».

m.labanca@luedi.it

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