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Incognita bilancio, sabato in aula
Il consiglio convocato nel fine settimana

Basilicata

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POTENZA - Il decreto sugli Enti Locali sarà approvato nel prossimo consiglio dei ministri. Era atteso ieri, ma l’emergenza pensioni ha modificato l’agenda della riunione a Palazzo Chigi.
Anche l’amministrazione potentina dovrà così aspettare qualche giorno per sapere se il Governo inserirà nel decreto Enti Locali lo “spalma debiti”, la possibilità cioè di dilazionare su cinque anni il defict dei Comuni in dissesto (tempo oggi fissato in tre anni).
Nel frattempo, però, il Comune potrebbe dover approvare la proposta di bilancio di previsione senza che lo spalma-debiti sia stato approvato. Il consiglio comunale dovrebbe svolgersi sabato.
La tempistica e i contenuti del decreto Enti Locali non sono punti di poco conto nella vicenda potentina. Il riequilibrio della casse comunali è legato proprio alle previsioni romane: da un lato lo spalma-debiti, dall’altro la riduzione della mora per lo sforamento del patto di stabilità. Concessione, quest’ultima, che interessa molti municipi: a Potenza il risparmio sarebbe di 8 milioni. Con conseguente abbattimento dell’intero disavanzo, fissato oggi a circa 42 milioni.
Con una delibera di giunta, l’esecutivo di Marcello Pittella si è impegnato a riconoscere in quattro anni le risorse necessarie a presentare il bilancio riequilibrato. Ma perché la previsione possa diventare concreta, il consiglio regionale dovrà poi approvare l’impegno del governo regionale traducendolo in una norma di legge, con l’assestamento di bilancio.
La speranza alla base della strategia è che quando i tecnici del Viminale si troveranno a esaminare la proposta di bilancio di Potenza, saranno entrate in vigore tutte le condizioni ora solo ipotetiche: lo spalma-debiti del Governo, l’abbattimento della mora sul patto di stabilità, i fondi regionali assegnati con l’assestamento a viale Verrastro.
Un incastro di condizioni che preoccupa molto a piazza Matteotti: c’è il rischio di approvare un atto non del tutto «regolare».
Lo hanno fatto notare anche i Fratelli d’Italia, ieri in delegazione dal sindaco Dario De Luca per fare il punto. Un incontro interlocutorio, vista l’incertezza alla base di qualunque scenario futuro: nessun ragionamento politico può essere sviluppato senza capire il destino dei conti di Potenza, legati a norme nazionali non ancora approvate.
Ma i Fratelli d’Italia hanno anche posto un punto politico: qualunque ragionamento su nuove maggioranze non può che arrivare da un’interlocuzione sui programmi.
L’urgenza, scriveva ieri Aurelio Pace, coordinatore dei Popolari per l’Italia, è «scongiurare l’arrivo del commissario. Senza una guida politica, la città rischierebbe un ulteriore sacrificio».
L’appuntamento di sabato sarà importante non solo per il destino contabile della città di Potenza. Il voto in consiglio comunale restituirà probabilmente una maggioranza allargata, mista, diversa. Sul quel posizionamento si stanno in queste ore consumando discussioni interne a ciascuno schieramento.
La fotografia potrebbe non aderire perfettamente alla maggioranza dei 24, quella formata dal centrosinistra e dai PpI, ratificata a febbraio scorso in un documento di sostegno a De Luca. Una mossa che all’epoca ha permesso di superare tecnicamente l’anatra zoppa di Potenza (maggioranza numerica al centrosinistra e governo sostenuto dal centrodestra), ma che non ha consegnato la serenità sperata all’amministrazione.
«Oggi - aggiungeva Pace - chi ama veramente Potenza deve adoperarsi sostenendo il buon lavoro di risanamento portato avanti da Dario De Luca e offrendogli la possibilità di governare questo processo di rinascita cittadina, al netto delle casacche».
Ma il centrodestra deve affrontare uno scenario politico complesso, diverso dai progetti di avvio consiliatura.
«Sappiamo bene di avere davanti uno scoglio enorme. L’appuntamento di sabato in consiglio è cruciale - spiegava ieri sera Luciano Petrullo, portavoce cittadino di FdI - Il presupposto per un’approvazione “serena” del bilancio resta la norma nazionale sullo spalma-debiti. Come poter, altrimenti, votare il bilancio senza un ancoraggio giuridico solido?». La questione politica arriva un attimo dopo. «Qualunque allargamento politico non può prescindere da una mediazione sui programmi, cosa che spetta ai partiti».
Contrari da sempre a una giunta con il Pd, per FdI diverso sarebbe un esecutivo con assessori indicati dai partiti. Ma, ribadiva Petrullo, è comunque problema da risolvere dopo, non prima del voto sul bilancio.
Eppure in queste ore proprio il rimpasto di esecutivo mantiene alta la fibrillazione nel centrosinistra. De Luca dovrebbe varare un governo di interni, scegliendo tra i consiglieri. Con un nuovo intenso lavoro di riequilibrio tra aree, rappresentanza, aspirazioni. E in quello schieramento non è una cosa semplice.

s.lorusso@luedi.it

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