Salta al contenuto principale

L’ufficio legale della Regione si “ammutina”
dopo la costituzione di parte civile solo contro alcuni

Basilicata

Tempo di lettura: 
3 minuti 12 secondi

POTENZA - Dai piani alti non sarebbe arrivata nessuna indicazione sull’atteggiamento da tenere in aula. Dopo la formale costituzione della Regione come parte civile, ma soltanto contro alcuni dei consiglieri ed ex consiglieri imputati per i rimborsi pazzi del parlamentino lucano. Per questo dall’ufficio legale di via Anzio è partita una lettera indirizzata alla Procura di Potenza, in cui si annuncia che fin quando non verranno forniti i chiarimenti richiesti l’avvocato incaricato non presenzierà più alle udienze del dibattimento.
E’ quanto emerso ieri mattina nel processo ai 32 consiglieri regionali, ex consiglieri più un ex assessore esterno rinviati a giudizio con l’accusa di falso e peculato nella gestione dei rimborsi per le spese di rappresentanza e l’attività politica dei gruppi tra il 2010 e il 2011.
L’inusuale lettera a firma di Maurizio Brancati è stata depositata nel fascicolo del Tribunale dopo l’audizione dei responsabili dell’ufficio di presidenza del Consiglio regionale e dell’ex presidente, l’attuale deputato Pd Vincenzo Folino, sui non-controlli e i regolamenti rimasti a lungo e in larga parte lettera morta. I primi testi convocati dai pm Francesco Basentini e Valentina Santoro assieme agli investigatori che si sono occupati del caso.
Alla base dell’astensione ci sarebbe l’evidente disparità di trattamento tra i membri del parlamentino lucano finiti sotto accusa. Dato che il gup che ha deciso sui rinvi a giudizi per il primo filone dell’inchiesta non ha accolto la costituzione di parte civile nei confronti dei membri della vecchia giunta che avevano deciso che la Regione fosse presente in aula per far valere i danni economici e d’immagine subiti. Ovvero l’ex presidente Vito De Filippo, e gli ex assessori regionali Nicola Benedetto, Luca Braia, Roberto Falotico e Attilio Martorano. In quanto a loro volta imputati, perciò in evidente conflitto d’interessi.
Intanto un altro gup ha deciso il rinvio a giudizio anche di quelli coinvolti nel secondo filone dell’inchiesta, e ce n’è ancora un terzo in udienza preliminare, di cui la Regione sembra essersi disinteressata.
La nuova giunta guidata da Marcello Pittella avrebbe potuto “sanare” la situazione. Ma così non è stato: sarà per dimenticanza o per una questione di opportunità dal momento che anche il nuovo governatore è nella stessa situazione.
Di qui il dilemma. Visto che per uno dei membri della vecchia giunta, Attilio Martorano, si è già arrivati anche alla condanna di primo grado. Perciò se via Anzio vorrà ancora di chiedergli un risarcimento dovrà farlo in via ordinaria. E nel silenzio della presidenza della giunta regionale, da cui dipende l’ufficio legale della Regione, la decisione di “ammutinarsi”.
Intanto anche ieri sono proseguite le audizioni degli investigatori che hanno lavorato all’inchiesta sulle spese pazze del parlamentino lucano. Con l’audizione del maggiore Antonio Sederino della Guardia di Finanza di Potenza, che ha coordinato il lavoro di 5 squadre di militari dispiegate nella verifica di fatture e scontrini depositati in Consiglio.
Tra gli esempi di malcostume presi di mira dagli investigatori di carabinieri, finanza e polizia c’è una varietà di spese personali rimborsate come attività politica. Poi ci sono i collaboratori “fantasma” e una montagna di fatture e scontrini ritoccati con l’aggiunta di un numero a penna a destra o a sinistra dell’importo originale, schede benzina “gonfiate”, fatture fotocopiate e rimborsate più volte, altre per spese già rimborsate con le indennità di missione, altre per spuntini in varie parti d’Italia allo stesso momento e altre ancora per francobolli disconosciute da chi dovrebbe averle emesse.

l.amato@luedi.it

Ti sei ricordato di condividerlo con i tuoi amici?