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Enrico Letta libera De Filippo dalla corrente
e incorona Speranza come leader antirenzi

Basilicata

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POTENZA - Fosse una scacchiera, ieri si è capito, come si stanno piazzando i pezzi dem in Basilicata. Perchè al netto di chi c’era nella sala convegni del Park Hotel di Potenza è apparso in tutta evidenza chi non c’era.
Perchè piaccia o non piaccia a Potenza è arrivato un ex presidente del Consiglio del Pd. E uno che fino a un anno fa era considerato il presente e il futuro del partito. Ma della Regione a salutare Enrico Letta c’erano solo due consiglieri regionali. Uno del Pd e cioè Carmine Castelgrande e l’altro di Centro democratico, Nicola Benedetto. In realtà a rendere omaggio all’ex premier è arrivato (e se ne andato prima che cominciasse l’evento) anche il presidente del Consiglio regionale, Piero Lacorazza. “Giustificati” i materani - che di certo a poche ore dall’apertura dei seggi erano impegnati in altre “faccende” - tutti gli altri evidentemente non erano interessati dalle parole del premier rottamato dal “loro” Matteo Renzi.
Naturalmente c’era l’ex governatore Vito De Filippo: è stato lui l’organizzatore della presentazione dell’ultimo libro di Letta, “Andare insieme, andare lontano”. De Filippo e Letta sono amici. E lo saranno anche in futuro. Della stessa corrente? Tutto da vedere. Perchè alla domanda specifica l’ex premier un pò ha glissato e un pò ha dichiarato generico: «Io ringrazio chi mi ha sostenuto per tanto tempo ma ora lascio liberi tutti». Insomma chi vivrà vedrà...
Ma sta di fatto che Enrico Letta non lascia la politica italiana. Ha parlato della necessità di una discontinuità. E in tale logica, ha spiegato, bisogna leggere la sua volontà di dimettersi dal ruolo di parlamentare per andare a dirigere un prestigioso istituto internazionale a Parigi. In poche parole: Letta, politico dal pensiero lungo, sceglie l’esilio nel tempo dei tweet ed evita di rimanere intruppato nella larga schiera degli ex stritolati dal veloce e decisionista Renzi.
Ovviamente resta un punto di riferimento per tanti. E se qualcosa si vuole leggere in prospettiva -rispetto alle prospettive apicali del Pd nazionale e locale - dalle parole dell’ex premier è emerso un forte messaggio di stima per Speranza. Letta ha paragonato la propria scelta a quella dell’ex capogruppo. E ha parlato di scelte di discontinuità comuni. E’ nato un asse? Forse sì. Ma di certo i due si cercano e si cercheranno ancora.
E giusto per essere ancora più chiari, i più entusiasti del messaggio di Letta erano Vincenzo Folino, Antonio Luongo, Antonello Molinari e lo stesso (naturalmente) De Filippo. In ogni caso Letta non ha fatto mancare gli affondi al governo nazionale in carica e la propria distanza da Renzi. Certo, in perfetta sintonia con quanto scritto nella prefazione del libro, non cerca “vendette fulminee”. E detto sinceramente non potrebbe nemmeno ottenerne (almeno in questa fase). Lui Letta preferisce parlare di “pensiero pesante”, di “politica competente”, di necessità di non “perdere la fiducia nell’Europa” e di “ritrovare unità in Europa perchè da soli non si va da nessuna parte”.
Ma non si fa pregare a spiegare a un anno di distanza cosa abbia rappresentato quel famoso #enticostaisereno. «Per lo meno oggi quando uno dice “stai sereno” ci pensa tre volte prima di fregare qualcuno”.
Il resto è un lungo elenco di cose che l’Italia non può più permettersi se vuol farcela davvero.

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