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Lo scontro politico sulla Parata dei Turchi
Meglio prima o meglio dopo?

Basilicata

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POTENZA - «La festa è sempre la festa, è un momento di allegria e spensieratezza che non può mancare», dice il consigliere Antonio Vigilante (Per la città).
È vero, la festa è sempre la festa. Che porta con sé - sempre - anche dubbi, polemiche e distinguo. Sulla Parata dei Turchi di Potenza si consuma, anche quest’anno, uno scontro politico.
Non è piaciuta alla consigliera Lucia Sileo (Pd) che ne ha bocciato l’organizzaizone: «Una Parata dei Turchi imbarazzante, organizzata in modo approssimato e ben lontana dal disciplinare approvato in consiglio comunale, con quadri imprecisi e figuranti presenti in luoghi diversi da quelli di appartenenza».
La critica maggiore arriva sulla scelta di spostare in piazza XVIII Agosto la scena della consegna delle chiavi della città al conte De Guevara. A quel momento prendono parte anche alcuni amministratori in costume: viene rievocato un evento accaduto a Potenza nel 1578. Fino allo scorso anno la scena era stata allestita a Porta Salza. Il comitato scientifico, rinnovato dall’amministrazione De Luca, ha scelto di spostare il quadro in piazza XVIII Agosto per motivi di sicurezza: più larga e con vie di fuga, l’area ha accolto diverse centinaia di cittadini.
«Scelta per banali motivi di maggiore visibilità – controbatte Sileo - Si è perso l’elemento intorno a cui si è impostata la ricostruzione storica approvata nel disciplinare».
I cambiamenti, dice ancora la consigliera, rischiano di sfibrare «il carattere di momento di identità e appartenenza storica dell’evento: è mancata clamorosamente una regia, e non si è più compresa la storia che veniva narrata».
Questione politica? Il punto è quello del merito. «Altra cosa è la partecipazione, con la città giustamente in festa, ma questo non appartiene al merito di alcuno».
Sulla festa patronale, così, il dibattito politico finisce per ribaltare lo scontro sul prima e sul dopo, sulle amministrazioni che si sono alternate - quella di Santarsiero, a cui Sileo è vicina, e quella attuale di De Luca.
«Non comprendiamo il continuo richiamo dell’amministrazione ai costi considerato che le spese ci sono comunque state - concude Sileo - E le verificheremo, a partire dagli oltre 50.000 euro impegnati per una riapertura delle scale mobili che hanno dato il chiaro senso di cosa significa privare di sevizi la città».
Di tutt’altro giudizio Vigilante, consigliere della lista che ha sostenuto da subito la corsa di De Luca. Al passato guarda per spiegare in cosa l’evento è stato migliorato: «Nelle passate edizioni la festa aveva qualche nota stonata di troppo, lo dicevano tutti. Troppi ambulanti, commercianti infuriati, residenti assediati, vi ricordate? Quest’anno, oramai possiamo dirlo, tutto questo non è successo».
Proprio gli ambulanti extracomunitari sono stati uno dei fronti più caldi dell’organizzazione dei festeggiamenti. Alcune ordinanze «antibivacco» emesse dal sindaco hanno vietato l’esposizione di merce, la cucina in strada, l’accampamento nel centro storico. Agli ambulanti è stato negato di aprire bancarelle e teli tra via Pretoria e dintorni. Dove andare? Dopo la protesta di venerdì mattina e la mediazione con l’amministrazione, sono stati dirottati in viale Dante. «Luogo - dice Vigilante - dove possono intercettare i clienti senza rovinare i commercianti della città».
Proteste a polemiche, a quel punto, non sono mancate tra residenti e commercianti dell’area che si è vista popolata all’improvviso di bancarelle, teli, giochi, tende, chincaglieria. Ma alcuni titolari di bar di viale Dante ieri mattina facevano notare come la presenza degli ambulanti ha convinto famiglie e gruppi di cittadini a fermarsi in viale Dante per il passeggio post Parata dei Turchi. Con ritorno economico per tutti.
Per Vigilante è un punto politico: «Sento il dovere di ricordare che queste idee sono nate anni fa dall’associazione culturale “Il Sentiero” - di cui Vigilante fa pate - che in questi anni ha condotto la sua solitaria battaglia per il decoro e il rispetto della città, raccogliendo migliaia di firme e avanzando decine di idee. Al tempo, per proposte come quelle adottate quest’anno dal Comune, ci siamo beccati l’accusa di essere razzisti, totalitari, xenofobi».
Nei prossimi giorni se ne parlerà ancora, pensando al prossimo San Gerardo e a quello appena trascorso. Pensando alla festa, e facendone politica.

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