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Reddito di cittadinanza, Renzi boccia Speranza
Il premier apre solo sulla riforma scuola

Basilicata

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UN passo indietro e un altro in avanti. Alla vigilia dell’attesissima direzione del Pd nazionale che si terrà domani, con esiti che fanno fremere anche i Dem lucani, Matteo Renzi concede qualcosa ad Area Riformista di Roberto Speranza sulla riforma della scuola. Ma affonda su quello che è diventato il cavallo di battaglia della minoranza che fa riferimento all’ormai ex capogruppo alla Camera. «Il reddito di cittadinanza è assistenzialismo», dice il premier e segretario di partito in un’intervista al direttore di Repubblica, Ezio Mauro, sul palco di RepIdee a Genova. Anzi, aggiunge: «Secondo me è una misura incostituzionale». Insomma, una sonora bocciatura alla proposta che Roberto Speranza ha presentato per la prima volta qualche settimana fa a Cosenza, e che è diventato terreno di confronto tra Area Riformista e Movimento 5 Stelle. Una notizia, quindi, che non farà di certo piacere al giovane deputato lucano. Ma che non gratifica neanche il renziano Marcello Pittella che su questo terreno ha precorso i tempi, con una proposta di legge già varata dalla sua Giunta e che ora si appresta ad arrivare in Consiglio.
Ma la di là delle considerazioni sui risvolti locali delle dichiarazioni di Renzi, il tema caldo di confronto nella direzione di domani restano le riforme, in particolare quelle di scuola e Senato. Il clima è tesissimo, anche alla luce dei risultati dell’ultimo voto, che la minoranza Dem non mancherà di far pesare nel vertice del nazareno. Ma proprio sul decreto che ha portato in piazza migliaia di studenti e insegnati in tutta Italia, punto sul quale Area riformista ha annunciato battaglia, il premier fa registrare un piccola apertura. Nell’intervista a Mauro dice: «Qualcosa non ha funzionato. Il colpevole sono io. Riaprirò la discussione».
Un sicuro passo in avanti verso la posizione di Speranza, che solo il giorno prima era tornato a tuonare contro una riforma che «non fa gli interessi insegnati e contro gli studenti». E che ha chiesto di mettere mano al testo approvato alla Camera, riaprendo il dialogo con il mondo della scuola e recuperare quel pezzo di elettorato, che in dissenso e con inquietudine non ha votato il partito democratico». E’ responsabilità di Renzi costruire un partito compatto, perché, dice ancora l’ex capogruppo ai microfoni del Tg3 proprio in vista della direzione di domani, «l’unità non va pretesa ma deve costruirla il segretario di partito». C’è però da capire quanto terreno Renzi sia veramente a cedere, visto che dal palco del teatro Carlo Felice di Genova, è lui stesso a precisare: «Non cederemo a chi si crede intoccabile». La scuola non è l’unico nodo al pettine.
La minoranza Dem considera altro terreno di difficile confronto quello della riforma del Senato. Punto sul quale il premier Renzi dice: «Il Senato fotocopia della Camera è un errore tragico. Troveremo i punti di equilibrio, ma in qualche modo bisogna chiudere». L’appuntamento di domani sarà, dunque, l’ennesimo nuovo banco di prova per misurare la tenuta del partito che, come primo punto all’ordine del giorno, sarà impegnato sull’analisi dell’esito del voto di domenica scorsa. Ma sugli equilibri interni al Pd, Renzi, come sempre, sembra avere le idee chiare: «Non è vero che escludo la sinistra, non è vero che sono in lotta contro gli ex-Ds. Il Pd che io voglio è quello in cui la provenienza non conta. Ma - aggiunge - occorre una sinistra che apre le fabbriche, non quella che fa i convegni sul lavoro. Serve una sinistra che abbia come prospettiva guida il governo del Paese. Quella sinistra di testimonianza è stata una delle principali alleate di Berlusconi».
Dichiarazioni che evidentemente non giovano alla causa della conciliazione. Tanto che la minoranza di Area Riformista affida la reazione a un tweet ufficiale, che la dice lunga su quello che potrà accadere in direzione: ««#Scuola #Senato #Partito facciamo fatica ad andare avanti così. Ci stiamo preparando alla sfida congressuale».

m.labanca@luedi.it

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