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In vista del ballottaggio intervista ai candidati
Faccia a faccia con Raffaello De Ruggieri

Basilicata

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MATERA - «Siamo di fronte ad una serie di attacchi personali che dimostrano solamente la nevrosi di chi cerca in ogni modo di evitare la sconfitta elettorale. Io sono 17 anni che lavoro gratis mentre Adduce prende ottomila euro al mese come commissario di un ente come Agrobios».

Raffaello De Ruggieri è un fiume in piena, basta solo accennare a Zetema e risponde alle accuse che gli sono arrivate negli ultimi giorni, lo fa spiegando e rispondendo ad alcune delle accuse giunte in questi giorni compresa quella avanzata nel corso di un confronto radiofonico sulla paternità della scoperta della Cripta del Peccato Originale.

«Ci sono fatti e atti che smentiscono ogni cosa, il libro di Alberto Rizzi che viene citato dice proprio che è il Circolo La Scaletta ad aver scoperto la Cripta: «L’unica novità è la Cripta del Peccato originale la cui relativa scoperta costituisce il maggior risultato del circolo La Scaletta» mostra De Ruggieri riproponendo il libro di Rizzi. L’unica cosa che si ottiene con queste affermazioni false è farmi perdere il tempo necessario a trovare i documenti per smentirle».

Passiamo a Zetema e a questo articolo 7 che sottolinea la possibilità di scelta di un successore come si legge al termine dell’articolo stesso?

«Io leggo l’articolo 8 che sottolinea come il presidente è eletto dal Consiglio di Amministrazione ogni cinque anni, quindi può cambiare ogni volta in base alla scelta del cda. Così come cambiano i rappresentati del cda, le norme costitutive che regolano la costituzione di una Fondazione sono rispettate alla lettera, la Fondazione e il suo statuto sono state sottoscritte dinanzi ad un notaio che ne certifica la conformità, siamo stati i primi in Italia ad introdurre il Ministero come componente di una Fondazione.
Veniamo portati dappertutto come esempio e oggi devo ascoltare queste cose che mostrano una certa ignoranza, di veri dilettanti allo sbaraglio. La verità da aggiungere è che io sono 17 anni che lavoro gratis mentre Adduce prende ottomila euro al mese da commissario di Agrobios».

Cosa porta quest’accentuazione dei toni in questa campagna elettorale?

«Solo la rimozione di una valutazione positiva nei rapporti con Adduce, hanno voluto personalizzare la campagna elettorale».

Proviamo a guardare avanti: quale sarà la prima cosa che farà la settimana prossima nel momento in cui dovesse diventare sindaco?

«Debbo operare una verifica dello stato finanziario del Comune, dovrò capire quale è la situazione che c’è esattamente. Non è stato ancora fatto un bilancio preventivo e voglio fotografare lo stato dei conti al momento in cui arrivo e ciò di cui quindi diventerò responsabile».

A quali interventi pensa?

«Io penso che abbiamo un bilancio ingessato per cui bisognerà impegnarsi nel recuperare risorse perchè la maggior parte delle voci in bilancio sono intoccabili, dovremo riuscire a compensare l’ordinarietà della gestione. Penso per esempio al verde urbano, ci sono fondi per la forestazione che in tempi lontani (era il 1990) attivammo attraverso un meccanismo che prevedeva anche interventi sul verde pubblico e che consentiva al Comune di recuperare risorse, da quando non ci sono più materani in Consiglio regionale questo meccanismo non c’è più. Ecco cosa intendo per materanità».

Torniamo, un attimo, alla campagna elettorale ed ai toni alzatisi in coincidenza con l’accordo tra lei e Tortorelli. Come mai?

«Sono arrivate le odalische del Pd per catturare Tortorelli e Benedetto ma hanno dovuto registrare l’impossibilità di un accordo. Io e Tortorelli ci siamo ritrovati vicini nelle posizioni già nell’ultimo periodo all’interno del cda del Comitato Matera 2019 quando sono emerse le differenze di vedute rispetto ad Adduce».

Proviamo a parlare di questa grande coalizione che si trova a dover gestire, una coalizione molto ampia, con molte anime. Il vero problema sembra davvero essere quello della governabilità?

«Si analizza la situazione politica con un metro abitudinario e non ci si rende conto di essere in presenza di un momento epocale. Le diverse situazioni si armonizzano di fronte ad un progetto di trasformazione che abbiamo davanti e a cui vogliamo arrivare, lasceremo per strada le persone che non sono motivate. Legheremo le nostre scelte a chi vuole crescere, non vuole dissipare le energie, a quei momenti eroici in cui c’è obiettivo essenziale e strategico che non può essere subito da compensazione politica.
La nostra prospettiva è quella di costruire una nuova Matera, di non farla diventare un Brancaccio 2 come potrebbe essere tra cinque e più anni. Di porre mano a quei 14.685 che cercano lavoro e che sono iscritti ai centri dell’impiego. Noi parliamo di lavoro, ciò che la gente cerca mentre oggi si parla solo di favori».

Pensiamo al progetto della città futura, ci sono temi importanti, il terminal bus, la Tangenziale, lo sviluppo infrastrutturale, il museo demoetnoantropologico. C’è un progetto complessivo di futuro?

«Il nostro progetto, le nostre idee sono scritte nel nostro programma. Non è vero che non ci sono. Matera città deve diventare policentrica, creare 2 terminal bus nelle due testate Nord e Sud della città, deve vedere se le strutture esistenti nella zona Nord possano essere utilizabili, deve legare l’una e l’altra parte con la metropolitana.
Deve ancora porre in essere un progetto di Tangenziale che sino ad ora non è mai stato realizzato ma che già c’è.
Noi non abbiamo bisogno di chiedere soldi con il cappello in mano come qualche dice ma dobbiamo semplicemente utilizzare l’autorevolezza che l’Europa ci ha dato.
Se non si ha oggi la convinzione di avere un potere contrattuale o non si ha l’autorevolezza per farlo valere non si può pensare di fare il sindaco».

Quali sono oggi le idee in campo a cui pensate?

«Pensiamo a 3 o 4 centri di alta tecnologia, ad entrare nell’high tech, a riqualificare il manifatturiero, a trasformare le aree industriali da Valbasento a La Martella, a Jesce in aree Zel cioè zone di elevata specializzazione con l’obiettivo di fare high tech e ricerca. Pensiamo a creare un parco tecnologico ed un distretto di osservazione della terra utilizzando anche le risorse, circa 24 milioni, già contenute in un accordo di programma firmato dalla Regione e che è rimasto fermo, pensiamo a dare forza a piccole strutture connesse a Telespazio, ad attivare un collante che possa creare lavoro. Puntiamo ad attivare un centro di ricerca sul mercato della conservazione al servizio del Sud e anche delle nazioni che si affacciano sul Mediterraneo, puntiamo ad una rivoluzione del consorzio di bonifica che torni ad essere centro di ricerca di nuove tecnologie irrigue e di difesa del suolo.
Penso ad un accordo con il Cnr su questi temi. Penso ad investire, checchè ne dica Grima, sul valore storico che abbiamo a disposizione per creare occupazione utilizzando 4 parchi tematici dalla preistoria al rupestre, dalla civiltà contadina alla città dello spazio. Forse il Museodemoetnoantropoligico è l’unico che richiede più tempo per il resto si può fare tutto entro il 2019».

Ma queste idee rientrano nelle possibilità, nei poteri del sindaco di una città?

«Il sindaco della città ha una forza in più, dobbiamo far correre il cavallo e il sindaco non si può legare a vecchi meccanismi. Deve far valere il proprio potere su Bradanica, per esempio, per risolvere la questione intervenendo ai massimi livelli, deve gestire diversamente la pubblica amministrazione. Adduce aspetta il futuro, io voglio anticiparlo, sceglierlo e realizzarlo. Dobbiamo costruire il nostro futuro e superare i problemi dei giovani laureati e diplomati. Altrimenti Matera sarà un Brancaccio 2».

Pensiamo a Matera 2019 ed alla scelta del nuovo presidente della Fondazione, ci sono dei metodi, delle regole che si è dato per farla?

«Io penso che questa scelta sarà fatta solo con il rispetto dovuto al presidente della Regione».

Chiudiamo con il dossier di candidatura di Matera 2019: quali sono le vostre intenzioni aggiustarlo, modificarlo, stravolgerlo, riscriverlo? Cosa si dovrà fare?

«Il dossier va rispettato nei capitoli ma d’intesa con la commissione va modificato nel rispetto di un principio per cui la cultura è diffusione. Il dossier è costituito per il 90 per cento da eventi esterni, dobbiamo attivare una produzione di attività culturali aggregando le energie esistenti e coniugandole con la presenza di personaggi internazionali capaci di esaltare il prodotto culturale. L’intenzione è quella di stabilizzare sul territorio fonti di produzione culturale che rimangano nel tempo, ad oggi il dossier è solamente un eventificio che non crea cultura ma spettacoli che durano lo spazio di una sera e nulla di più».

p.quarto@luedi.it

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