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Bocciato il "Salva Potenza"
Ma resta una chance

Basilicata

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ROMA - Non c’è il “Salva Potenza” nel decreto di modifica al Testo unico sugli enti locali. O meglio, il Consiglio dei Ministri ha approvato il solo articolo che prevede una riduzione della sanzione per lo sforamento del Patto di stabilità, ma non quella che consente di ammortizzare i debiti dei Comuni in dissesto in cinque e non in tre anni. Cioè quella modifica in cui si sperava e sulla base della quale (anche se non ancora approvata) è stata predisposta l’ipotesi di bilancio perfettamente riequilibrato, inviata dal Comune di Potenza al Ministero dell’Interno. La brutta notizia è arrivata ieri, in tarda serata, dopo giorni di famelica attesa di news romane. Alla fine non è andata come in molti speravano e credevano.
«Il progetto, però, non può dirsi fallito», commenta a caldo il viceministro Filippo Bubbico, che lo scorso 24 aprile aveva illustrato nell’aula del Consiglio comunale la proposta per salvare la città capoluogo dal default e dall’arrivo del commissario, che si basava proprio su queste due possibilità. Il testo licenziato ieri sera dal Cdm non mette la definitiva parola fine. Insomma, non è ancora il tempo di suonare il De Profundis. Il destino di Potenza rimane legato a una ultima possibilità. A spiegarlo alla redazione del Quotidiano è proprio il vice di Alfano: essendo stata approvata la norma che riduce la sanzione per lo sforamento del Patto (potrebbe aggirarsi intorno agli 8 milioni di euro) , si dovrà procedere a un ricalcolo del debito, che attualmente ammonta a 42 milioni di euro. E non è escluso che questo, con la sensibile riduzione prevista, possa rientrare nelle somme che la Regione Basilicata può garantire in tre anni. A questo punto - secondo i calcoli fatti precedentemente, e che ora andrebbero aggiornati in base alle novità introdotte dal nuovo decreto - viale Verrastro dovrebbe garantire non i 42 milioni iniziali, ma una cifra complessiva che si aggirerebbe tra i 32 e i 34 milioni di euro.
Chiaramente, il Comune dovrà procedere alla redazione di una nuova ipotesi di bilancio da inviare a Roma, che non si basi più su una forzatura normativa e che tenga conto del testo del decreto licenziato ieri. La soluzione, concretamente, è ancora tutta da costruire. Soprattutto, c’è da verificare i numeri. E magari procedere anche a una nuova verifica della disponibilità di trasferimenti da parte della Regione.
Bubbico cita anche un’altra ipotesi, che al momento, però, è la più remota: che nell’iter di conversione del decreto in Parlamento si possa aggiungere l’articolo bocciato dal Consiglio dei ministri. Per ora, però, il decreto parla chiaro e non prevede la possibilità di risanamento in un arco temporale più ampio rispetto a quello fissato dalla norma vigente.
Insomma, in quello che sembra sempre più un interminabile gioco dell’oca, si ritorna di nuovo al punto di partenza.

m.labanca@luedi.it

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