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Dopo la bocciatura del “Salva Potenza”
De Luca non lascia e chiede un ricalcolo del debito

Basilicata

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POTENZA - E’ una città frastornata e delusa quella che si è risvegliata con la doccia fredda della bocciatura del “Salva Potenza”. Musi lunghi, ieri mattina, a Palazzo di Città, dove si sperava con tutte le forze che alla fine il decreto liquidato dal Governo contenesse anche la norma che avrebbe consentito un allungamento dei tempi per il risanamento del debito. Condizione importantissima per salvare il capoluogo.
Sulla base della quale era stata predisposta l’ipotesi di bilancio pluriennale riequilibrato, inviata al Ministero. E senza la quale la partita si fa titanica, quasi impossibile.
Incassata la bocciatura, all’attuale amministrazione spetta innanzitutto una valutazione politica: capire se sia il caso di tirare avanti, o staccare la spina a un malato il cui decesso potrebbe essere solo rinviato di qualche settimana. Abbandonare il campo e lasciare spazio a un commissario che sarebbe chiamato a fare i conti solo con i freddi numeri, senza implicazioni di altra natura.
Per ora, il sindaco De Luca vuole provarci. E come prima cosa, subito dopo aver appreso la brutta notizia, ha convocato i tecnici degli uffici comunali per la prossima settimana, chiamati a procedere a una nuova quantificazione del debito. Alla luce dell’unico risultato incassato con il decreto approvato giovedì scorso in Consiglio dei Ministri: una forte riduzione della sanzione per lo sforamento del patto di stabilità.
Circa 9,5 milioni in meno, che fanno passare il debito da 42 a 33 milioni di euro. A cui andrebbero sottratti ulteriori 11 milioni di euro corrispondenti alla cifra che la Regione si è impegnata a trasferire in due anni: 5,5 milioni per il 2015 e per il 2016. Trasferimenti che comunque non bastano a garantire la salvezza. Mancano all’appello ancora 22 milioni. E lo sforzo che gli uffici comunali dovranno compiere è verificare se ci siano ulteriori capitoli sui quali fare nuovi tagli. Ma la cifra che resta “scoperta” è un’enormità. Ed è altamente improbabile che si riesca a rientrare, anche con la manovra più dolorosa che si possa immaginare. A questo punto, evidentemente, si proverebbe a chiedere anche un ulteriore sforzo alla Regione, che fino a ora, però, ha ribadito che non ci sono ulteriori risorse. Di fatto viale Verrastro, nell’ipotesi di un risanamento spalmato su 5 anni (che poi sono 4 nel caso specifico), si era impegnata a garantire la parte più sostanziosa degli aiuti proprio negli ultimi anni. La Giunta Pittella non potrà esimersi da una nuova valutazione della questione, alla luce delle novità introdotte dal decreto. Ma per ora è tutto rinviato al dopo ballottaggio di Matera. Di fatto ci sono altri due mesi di tempo, dopo la nuova proroga concessa, per presentare il bilancio comunale.
E’ come se la lancetta del tempo fosse tornata indietro di mesi. Si ricomincia tutto da capo. Gli uffici comunali impegnati a fare i propri calcoli, cercando di sfoltire tutto quello che c’è da tagliare, nonostante i servizi in città sono già stati ridotto all’osso. Dall’altro lato, la Regione, chiamata alla valutazione di un nuovo eventuale impegno. De Luca, che non nasconde la propria amarezza per quella previsione che alla fine non ha trovato spazio nel decreto, dice: «Chiedo agli uffici un ulteriore sforzo per tentare il salvataggio estremo. A questo punto non si tratta altro che di un atto di responsabilità dovuto alla città. Dopo di che valuteremo il da farsi».

m.labanca@luedi.it

 

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