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Quando manca il sentiment
poi si perdono le elezioni

Basilicata

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SE manca il sentiment popolare non vi vince. Se non c'è entusiasmo ma solo “calcolo” oggi si perde. Punto.
Non c'è Pd che tenga. Non c'è candidato che ce la possa fare. Il Partito democratico non è più quel partito che garantiva una base di partenza tale che poi qualsiasi nome andava bene. Bastava mettere un big (o presunto tale), costruirci intorno una alleanza più o meno larga e il gioco era fatto.
Non è più così. E non è nemmeno una novità. La cosa che sorprende piuttosto è che non se ne siano accorti i colonnelli di mille battaglie del Partito democratico. Potenza non è bastata a insegnare la lezione. A Matera si è andati avanti come se tutto fosse tranquillo. E invece il Pd si risveglia con una sconfitta che fa male e con un dato di fatto: nelle due città più importanti della Basilicata comandano gli “altri”. Altro che roccaforte.
E se lo schema di gioco dovesse essere questo, anche a Melfi, Policoro e gli altri comuni tra 12 mesi ci sarà da soffrire.
Ovvio che ogni competizione elettorale ha le proprie pecularità. Ma non è certo un caso che a Potenza e Matera il centrosinistra guidato dal Pd abbia incappato in due clamorose sconfitte. Con tutte le differenze specifiche c'è un “fil rouge” che unisce Luigi Petrone a Salvatore Adduce. Tutti è due sono stati candidati senza primarie. E tutti e due sono stato il frutto di scelte calate dalla segreterie e dalle classi dirigenti.
Certo non è mancata la dialettica interna al partito, non sono mancati gli scontri e le mediazioni; in entrambi i casi non c'è stato un lunghissimo tira e molla tra entusiasti della prima ora e scettici. Tutto ridotto però a un puro esercizio di forza tra le due anime del Partito democratico con due candidati sindaci alla fine che non non hanno incrociato la volontà degli elettori e non hanno generato entusiasmo. La conseguenza è stata la sconfitta. Prevedibile ed evitabile.
Ma tant'è. Ora chi ha scelto e deciso può senz'altro nascondersi dietro il fenomeno nazionale. Perchè il Pd non ha perso solo a Matera. Ha perso a Venezia e anche in Toscana e in particolare ad Arezzo che è la città della più fotogenica e popolare delle ministre renziane: Maria Elena Boschi. In generale il Partito democratico ai ballottaggi ha perso quasi ovunque. Pure nella “renzissima” Toscana. Insomma il Pd nei territori ha smarrito l'effetto Renzi o meglio l'effetto “rottamazione” e rinnovamento.
E se il premier può garantire ancora il successo se il voto è politico non può nulla a livello locale. Il “re” lontano dal Parlamento inizia a essere “nudo” soprattutto nelle periferie dell'impero dove la litigiosità del suo partito non permette più nessun esperimento audace.
Vale per il Veneto e per la Liguria. Per la Toscana come per la Basilicata. E si fa presto a dire che alle regionali il Pd ha vinto. Non ci sono stati i ballottaggi: il Pd ha dimostrato di essere debole al secondo turno non al primo.
Perchè Adduce quindici giorni fa era stato quello con più voti. Come Petrone a Potenza un anno fa. Ma quando poi è stato necessario raccogliere qualcos'altro per riuscire a vincere non c'è stato nulla da fare. Il Pd si è dimostrato chiuso e incapace di accelerare e rafforzare la propria proposta. Quello riesce a chi non è ostaggio delle proprie debolezze e dei propri recinti.
E c'è di più. In Basilicata l'ultima vittoria prestigiosa del Pd (escludendo europee e politiche) risale a novembre 2013 con la vittoria di Marcello Pittella alle regionali. Ma non perchè era renziano. Pittella vinse perchè la sua non era la candidatura della nomenklatura. Non era la candidatura dei calcoli (come è avvenuto a Potenza e Matera). Fosse stato per il Pd dei colonnelli il candidato governatore sarebbe stato Giampaolo D'Andrea o lo stesso Salvatore Adduce e chissà come sarebbe andata. Ma allora quello che Luongo in una Direzione del Pd, definì “un incidente della storia” fu in realtà un colpo di fortuna. Perchè si dovettero svolgere le primarie tra Pittella e Lacorazza. Primarie che alzarono il livello di partecipazione popolare e portarono ai massimi livelli anche l'entusiasmo. Ne beneficiò anche la spinta comunicativa. Furono le regionali della “rivoluzione” e del “gladiatore”. Andata come andata non si è utilizzato più quello schema. Anzi. Proprio per evitare altri “incidenti della storia” il Pd dei “padri” si è rinchiuso nei calcoli e nei tatticismi e nelle prove di forze dentro riunioni blindate. Con un unico effetto: l'entusiasmo e la “voglia di nuovo” è stata incrociata dagli altri. E puntuali sono arrivate le sconfitte.

s.santoro@luedi.it

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