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Arpab, il bilancio va in Corte dei Conti
Troppe “distrazioni” sul caso del documento del 2014

Basilicata

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POTENZA - Riunione convulsa, ieri mattina, in II commissione consiliare regionale, dove era in discussione il bilancio di previsione Arpab 2014, noto alle cronache giornalistiche per l’inversimile storia di cui è stato protagonista: stranamente “dimenticato” per mesi, senza che nessuno se ne accorgesse. Nel senso che, dopo essere stato inviato alla Regione, non è stato mai approvato, ma l’Agenzia ha continuato a spendere e impegnare risorse come se fosse tutto regolare. Fino a fine 2014, quando, davanti all’assestamento di bilancio presentato dal direttore Schiassi , a viale Verrastro si sono finalmente accorti che qualcosa non tornava. Dopo mesi di polemiche, finalmente il documento arriverà all’esame dell’aula, con il parere preventivo della commissione presieduta da Gianni Rosa. Dove ieri è stato definitivamente licenziato (insieme a quello pluriennale 2014-2016), più che altro per non creare ulteriori problemi a un’Agenzia che si occupa di un tema sensibile per la Basilicata come quello ambientale, non senza mal di pancia e colpi di scena. E dove è stato pure deciso di inviare gli atti alla Corte dei Conti. Con il voto favorevole dei consiglieri d’opposizione Rosa (FdI), Romaniello (Gd), Napoli (Fi) e Pace (PpI), visto che i colleghi di maggioranza non erano presenti al momento del voto. Forse per un errore strategico, se l’idea era quella di far mancare il numero legale, che però è fallita. La controversa vicenda del bilancio Arpab sarà così ufficialmente all’attenzione della magistratura contabile. Precedentemente, a votare per l’approvazione del documento finanziario, i consiglieri Polese (Pd), Galante (Ri), Pietrantuono (Psi) e Bradascio (Pp). Perché, secondo questi ultimi, è necessario distinguere l’approvazione del bilancio, da cui dipende la possibilità da parte dell’ente di erogare i servizi, dagli aspetti anomali della procedura. E i fatti anomali, di certo, non sono mancati. Con “distrazioni” da parte dell’Arpab ma anche della stessa regione. Prima del voto, in Commissione, ieri mattina, era arrivata la nota del direttore del Dipartimento, Elio Manti che spiegava di aver messo a disposizione tutti gli atti in possesso degli uffici regionali e utili all’analisi delle procedure amministrative e della gestione finanziaria operata dall’Agenzia. «Peccato che lo stesso Manti - ha fatto rilevare Rosa - si era impegnato nella precedente audizione a fornire documentazione integrativa». Ma quella del direttore, ieri, non è stata l’unica integrazione “a sorpresa”. Anche il presidente del Collegio dei revisori dei conti dell’Agenzia ha inviato una nota. Che però, per il consigliere Romaniello, aveva l’aria di “velata minaccia”, prospettando alla Commissione la possibilità di rispondere per danno erariale, nel caso in cui non avesse proceduto a licenziare gli atti. «Affermazioni veramente singolari – sottolinea Romaniello - fatte da chi, molto probabilmente, non ha esercitato fino in fondo, in tema di controllo e verifica, tutto quanto previsto da norme e leggi su compiti e funzioni del collegio sindacale». E ora, il consigliere del Gruppo misto annuncia che potrebbe ricorrere anche alla Procura della Repubblica.
Un pasticcio nel pasticcio, che sicuramente si arricchirà di un’altra paradossale puntata in occasione della discussione in aula. Nel frattempo sarà la Corte dei Conti a valutare se ci sono i presupposti per aprire un procedimento sul caso.

m.labanca@luedi.it

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