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Gladiatori “uniti” contro le trivelle in mare
Pittella ed Emiliano dicono “no” alle ricerche nello Ionio

Basilicata

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POTENZA - Su ricerche e trivellazioni in mare sono d’accordo: no secco a qualsiasi iniziativa. Ma sullo Sblocca Italia tornano a dividersi: col governatore pugliese attestato per l’impugnazione della legge davanti alla Corte costituzionale; e il suo omologo della Basilicata a difesa del principio dell’intesa tra Stato e regioni, aggiunto al testo originale del decreto legge grazie proprio al lavoro dei lucani a Roma.
Non passa giorno che l’ex sindaco di Bari Michele Emiliano non lanci una nuova sfida al governo Renzi, mentre al Ministero dell’ambiente si accelera su una serie di progetti di esplorazione dei fondali marini a caccia di petrolio e gas. Come pure sul tanto discusso approdo nel Salento del gasdotto Tap, o il progetto che prevede l’ampliamento della banchina del porto di Taranto per accogliere le petroliere della Total. Durante le operazioni di carico del greggio lucano in arrivo dai pozzi di Tempa Rossa nella valle del Sauro.
Col presidente della Regione Basilicata, Marcello Pittella, Emiliano condivide il soprannome di “gladiatore” conquistato durante le rispettive cavalcate verso l’elezione. Ma se il primo è finito nel mirino di chi si oppone senza se e senza ma alle trivelle, il secondo sembra destinato a diventarne il paladino, raccogliendo il testimone del suo predecessore, Nichi Vendola. E riaccendendo la lotta all’interno del Pd contro la legge che ha riportato le competenze in materia energetica allo Stato. Il partito del premier che ha voluto lo “Sblocca Italia”, ed è riuscito senza troppe difficoltà a convincere della sua “bontà” anche la riottosa minoranza interna. Molto più interessata dalle discussioni sulla legge elettorale e riforma del Senato.
L’altra “via” di Emiliano passa anche dall’uso di slogan che all’orecchio degli ambientalisti devono suonare come musica. Come quello sulla «lobby del petrolio» che avrebbe asservito il Governo. Isolando ancor più il governatore lucano Pittella, che ieri ha deciso di rispondere a una dura nota di Mediterraneo No Triv. Sull’assenza «ingiustificata» della Basilicata tra le voci che si oppongono al permesso di ricerca nel mar Ionio settentrionale richiesto da Enel Longanesi.
«La Regione Basilicata ha espresso già a dicembre scorso una posizione netta e contraria alla ricerca di petrolio nel mar Jonio».
Hanno replicato dagli uffici di via Anzio.
«Lo si evince dalla delibera di giunta numero 1494/2014 attraverso la quale il governo regionale ha espresso parere contrario al rilascio del giudizio favorevole di compatibilità ambientale da parte del ministero dell’Ambiente sul permesso di ricerca di idrocarburi liquidi e gassosi denominato “d 79 F. R- EN”, presentato dalla società Enel Longanesi Developments srl».
«Nella delibera - prosegue la nota diffusa ieri in serata - la Giunta si è pronunciata con un secco diniego, poiché l’intervento è stato ritenuto contrastante con gli obiettivi di tutela ambientale e di rilancio ecoturistico della costa jonica lucana. Una decisione presa all'unanimità dal governo regionale, scaturita dopo un’attenta analisi della Sia e della documentazione rilasciata dalla società Enel Longanesi, che non ha chiarito i dubbi circa il possibile innesco di impatti negativi per l’ambiente marino e le fasce costiere interessate».
«In questo senso - prosegue la nota - l’esecutivo lucano ha condiviso le preoccupazioni prodotte da parte delle amministrazioni comunali della costa jonica e della provincia di Matera, che hanno rimarcato il rischio di impatti negativi a carico di tutto quel delicato sistema coinvolto, che tra l’altro possono provocare gravi ripercussioni sul sistema economico locale».
«Non rispondono, dunque, al vero le affermazioni di una Basilicata “assente ingiustificata” nel procedimento di rilascio autorizzativo per l’esplorazione del fondale marino per la coltivazione di idrocarburi». Concludono da via Anzio. «La Regione, invece, ha assunto una posizione chiara, precisa e trasparente adottata con un atto pubblico».

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