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Il monito di Santochirico
"No ai colpi di spugna su Matera 2019"

Basilicata

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Il risultato elettorale, le scelte di De Ruggieri dalla giunta alla Fondazione, il futuro di Santochirico e del Pd e di Santochirico nel Pd. E’ lunga e articolata la chiacchierata che abbiamo fatto con Vincenzo Santochirico, ex assessore regionale ed oggi tra i principali sostenitori del neo sindaco Raffaello De Ruggieri. Non si sbilanciato nelle prese di posizione e nei commenti Santochirico, ha mostrato la consueta prudenza ed ha sottolineato un principio che sembra ispirare oggi la neo maggioranza comunale: «le scelte alla fine le farà De Ruggieri, questo vale sempre e deve essere così». Il messaggio che sembra venir fuori è che la città ha confermato un’alternanza e che il Pd ha sbagliato i suoi conti, le sue scelte ed è chiamato a cambiare a prescindere dalle scelte che lo stesso Santochirico farà.

Quale è il suo commento ad alcuni giorni dal voto?
«Potrei ricordare cosa avevo detto proprio al “Quotidiano” in due interviste a marzo sulla necessità che il Pd ritrovasse unità e facesse le primarie per ritrovare una coalizione perchè l’alternativa sarebbe stata la frammentazione. Così è stato, si è pensato di essere autosufficienti e non si è voluta ricercare alcuna unità. Si è abbinato presunzione a sottovalutazione e questo ha determinato il risultato che chiude un ciclo interno al pd e ci vorrà tempo per avviarne un altro».

Ora però dopo la vittoria elettorale arriva il difficile, bisogna governare. Con una coalizione così ampia è davvero dura?
«Non è facile governare le alleanze e del resto l’origine della sconfitta di Adduce è proprio nell’incapacità di governare le alleanze. Ci sono due elementi che mi laciano fiducioso e ottimista e sono che la città ha bisogno di unità e che ha dato prova di poterla trovare e in questo senso leggo un’aggregazione così ampia attorno a De Ruggieri e l’altro elemento è proprio la personalità di De Ruggieri che ha dato prova di temperamento, ha affrontato la battaglia politica, ha fatto appello ai materani per affrontare uniti questa sfida. Ora serve che chi ha vinto non faccia Vercingetorige e chi ha perso si predisponga a creare un clima di concordia».

Su Matera 2019 e sul dossier c’è davvero il rischio di un colpo di spugna?
«Non c’è nulla di tutto questo. Non c’è archiviazione o stravolgimento ma solo un arricchimento del dossier tenuti fermi capitoli e obiettivi. Penso al museo demoetnoantropoligico ed allora è possibile che alla semplice riduzione digitale si possa aggiungere altro, tornando magari a quel concorso fatto nel 2010, introducendo una modalità di maggiore radicamento e prospettiva duratura. Purtroppo in questa campagna elettorale e non solo c’è stata confusione tra condivisione di un progetto e partigianeria politica, troppo spesso quella commissione di ruoli ha fatto male, i dirigenti dello Stato ad esempio devono fare i dirigenti dello Stato mentre l’indirizzo politico tocca alla politica. Non ci saranno colpi di spugna ma nemmeno si può immaginare di lavorare in un clima di ostilità».

Verri e la figura del direttore sono state nell’occhio del ciclone, ci sono margini per continuare una collaborazione?
«Questo non sta a me dirlo. Torno alle premessa e dico che toccherà al sindaco e al presidente della Regione valutarlo. Io posso fare una considerazione di carattere generale e dire che il tentativo da fare è quello di abbassare il tasso polemico e ridare alle figure tecniche il ruolo che gli è proprio sapendo che gli indirizzi e gli scenari sono dettati dalla politica. Questo credo debba essere il metodo per garantire il risultato migliori, rispetto per i ruoli tecnici che però non possono sovrapporsi alla politica».

Come si sceglie il presidente della Fondazione Matera 2019. Quale è il metodo da adottare?
«E’ quello che ho scritto nel mio libro in tempi non sospetti, un cda che garantisca l’unità della città e una personalità legata al territorio che non abbia altri ruoli politici che si dedichi a questo compito. La struttura tecnica è già delineata, ora serve una figura consapevole dei processi in corso».

Quanto alla nuova giunta comunale quale è il metodo da scegliere i tecnici cosiddetti spesso criticati o la giunta politica?
«De Ruggieri ha dato un metodo che prevede la centralità del Consiglio, il coinvolgimento dei consiglieri. Ora ha due opzioni una giunta politica con i consiglieri comunali e ci sono ottime capacità e una scelta diversa che in questo momento preveda il ricorso a personalità più legata alla scelta del primo cittadino. Di certo serve partire velocemente e ci sono molte scelte da fare».

Passiamo al Pd: ma Santochirico è nel Pd, si sente ancora dentro il Pd oppure vale quello che è stato detto da Luongo prima e Lacorazza poi in campagna elettorale cioè chi non sta con il candidato del Pd non è del Pd?
«Ho appreso dalla stampa che non sono iscritto al Pd ma da elettore, almeno questo posso dirlo, non ho maturato la scelta di aderire ad altri raggruppamenti. La mia appartenenza formale al Pd è problema non decisivo, mi interessa che il Pd e i suoi dirigenti invece dello statuto consultino la società materana e vedano la realtà che li circonda, invece di essere impegnati a preservare se stessi. Le scelte fatte a Matera ed avallate a Potenza da una parte del partito regionale si sono scontrate con la società materana. Io oggi continuo a sentir dire che i materani sono ignoranti, sbagliano, non sanno scegliere. Non è questo il modo di esaminare un risultato».

Ma cosa si aspettava le dimissioni del segretario regionale?
«Non ho titoli per chiedere le dimissioni di nessuno, certo però dopo Potenza 2013 e questa doccia fredda mi aspettavo una risposta più coraggiosa. Quando un partito perde ci sono conseguenze a cascate e lineari ma non aggiungo altro».

Si sente oggi più renziano rispetto ad un mese fa?
«Ho sostenuto Bersani, non sono mai stato civatiano. Oggi vedo che l’area Bersani si è differenziata, c’è un rigurgito minoritario dentro quell’area ampia che ha sostenuto Bersani. Non mi pare che sia una ricetta all’altezza».

Per chiudere non le è parso strano ritrovarsi in una coalizione con pezzi storici del centrodestra da Buccico a Di Lorenzo, a Latronico?
«Io mi sono fatto carico in una coalizione civica di un patrimonio di centrosinistra che altrimenti sarebbe andato disperso e avrebbe lasciato fuori il centrosinistra da questa dinamica e ho cercato di mettere queste risorse a sostegno di una persona da sempre di centrosinistra».

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