Salta al contenuto principale

Bubbico condannato dalla Corte dei conti
Dovrà risarcire una consulenza «di troppo»

Basilicata

Tempo di lettura: 
2 minuti 52 secondi

POTENZA - Dovrà risarcire 4.500 euro alla Regione Basilicata l’ex presidente del parlamentino lucano Filippo Bubbico (Pd), vice di Angelino Alfano al Ministero dell’interno.
Lo ha deciso la Corte dei conti della Basilicata sul caso della consulenza da 23mila euro per la riorganizzazione degli uffici del Consiglio regionale affidata a dicembre del 2005 dall’ufficio di presidenza dell’epoca.

A dicembre per lo stesso episodio Bubbico era stato assolto dal Tribunale di Potenza dall’accusa di abuso d’ufficio «perché il fatto non sussiste», dopo aver rinunciato alla prescrizione. Ma i magistrati contabili hanno ravvisato comunque gli estremi di una responsabilità erariale, per aver trascurato la possibilità di un incarico interno a qualcuno dei dirigenti assunti in Consiglio. Cosa che avrebbe comportato un risparmio per le casse dell’ente.

La sentenza del collegio presieduto da Maurizio Tocca, estensore Vincenzo Pergola e consigliere Giuseppe Tagliamonte, ha accolto la richiesta del procuratore Ernesto Gargano. E parla di una delibera dalla «motivazione meramente tautologica ed apparente», in cui afferma «l’assenza di strutture organizzative e professionali interne in grado di assicurare» il servizio richiesto.

La difesa del viceministro si era incentrata sul verbale del comitato di direzione del consiglio regionale in cui l’allora dg Francesco Ricciardi (già condannato in primo grado a risarcire l’intero ammontare della consulenza, ndr) aveva sollecitato i vari dirigenti ad avanzare le loro proposte. Senza ottenere nessuna risposta da parte loro.

Ma i magistrati hanno stigmatizzato «tempi e modi» della richiesta che «non integrano certamente un serio accertamento dell’impossibilità di provvedere con personale interno». Piuttosto dimostrerebbero: «quanto meno una certa fretta nel contattare personale esterno appena spirato il breve ed incongruo tempo assegnato ai dirigenti, che ingenera seri dubbi sulla effettiva volontà di svolgere una seria ricognizione della possibilità di provvedere con personale interno». Anche alla luce di una lettera acquisita agli atti dell’avvocato Paolo Albano, che poi avrebbe ricevuto l’incarico di consulenza, «di soli due giorni posteriore alla scadenza degli 8 – 10 giorni concessi ai dirigenti per formulare le loro proposte), che trasmette un’articolata proposta metodologica e fa cenno a pregressi contatti sul tema della riorganizzazione del Consiglio regionale».

In quel periodo all’interno degli uffici del parlamentino lucano prestavano servizio 87 dipendenti, tra i quali 9 dirigenti e 46 funzionari con qualifica direttiva, che secondo gli investigatori «in considerazione del titolo di studio posseduto e della figura professionale rivestita, ben avrebbero potuto attendere all’incarico affidato all’avvocato Albano».

Considerato il «carattere ordinario» delle attività affidate all’esterno dell’amministrazione, che non avrebbero implicato «problematiche di particolare complessità», per cui si sarebbe reso necessario un curriculum di livello certamente superiore come il suo. 

«Va ritenuto connotato da inescusabile negligenza il comportamento dell’odierno convenuto - prosegue la sentenza appena pubblicata - che , unitamente agli altri componenti dell’ufficio di presidenza del Consiglio regionale (...) ha disposto l’affidamento dell’incarico in assenza dei presupposti normativamente previsti».
Quindi la condanna a risarcire 4.500 euro, stessa somma chiesta anche gli altri membri dell’allora ufficio di presidenza (Rosa Mastrosimone, Egidio Digilio, Giacomo Nardiello e Antonio Flovilla), già giudicati l’anno scorso, sempre in primo grado.

Ti sei ricordato di condividerlo con i tuoi amici?