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La realpolitik di Taddei
Card benzina: «Ecco perché non è un furto»

Basilicata

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POTENZA - Nessun furto ai lucani. Anzi. Se si abbandona il capoluogo al suo destino, a pagarne il prezzo saranno tutti. Non solo i potentini, i dipendenti, i fruitori dei servizi. Si pensi a esempio agli imprenditori che in qualità di fornitori rischierebbero di non essere pagati. L'utilizzo di una parte delle risorse derivanti dal 3 per cento delle royalty a sostegno (indiretto) dei comuni lucani è una scelta dovuta, per il bene della regione intera. Anche se si tratta di risorse prima destinate alla card idrocarburi.
A dirlo è Vincenzo Taddei. La sua posizione ha un certo peso. Non solo perché, insieme al senatore Viceconte e agli altri parlamentari del centrodestra, l'ex deputato è stato tra i maggiori protagonisti dell'istituzione, nel 2009, di quello che fino a ora abbiamo conosciuto come bonus benzina. Ma anche perché è il coordinatore regionale di Nuovo Centro destra, lo stesso partito del sottosegretario del Mise, Simona Vicari che sta lavorando al decreto interministeriale che sbloccherà le risorse derivanti dal 3 per cento delle royalty.
Scende in campo per fare chiarezza su una materia in cui «la confusione resta molta». Il punto principale è questo: il bonus riconosciuto ai patentati lucani, grazie all'impegno del centrodestra, non esiste più da mesi, spazzato via dallo Sblocca Italia dello scorso novembre, che ha modificato l'articolo 45 della legge del 2009. Certo, non per volontà di Ncd che continua a sostenere la validità di uno strumento teso a ridurre il prezzo del carburante per i lucani
A farne la propria battaglia, invece, è stato il centrosinistra: ridestinare quei soldi (rimasti bloccati per anni nelle maglie della giustizia amministrativa, dopo i ricorsi delle altre regioni), considerati, in quella forma, «un'elemosina». E nello Sblocca Italia ha trovato forma una sorta di mediazione politica tra i due schieramenti entrambi al Governo. La successiva intesa di marzo tra ministero e regione dà forma alle nuove previsioni. Con la destinazione del 20 per cento alla card sociale, e per il restante 80 (104 milioni) per interventi di sviluppo. Questo, solo per i primi 4 anni. Poi la percentuale cambierà e sarà divisa esattamente al 50 per cento. Ma nel frattempo il gettito delle royalty dovrebbe aumentare, in virtù dell'avvio delle produzioni Total nella Valle del Sauro. Il decreto a cui da qualche mese sta lavorando il sottosegretario Vicari, fino a una settimana fa riguardava il 3 per cento delle royalty sugli anni 2013 e 2014. Ne rimanevano quindi fuori quelle del 2012. Che comunque sarebbero finite non più nel bonus benzina ma in una card sociale. Poi l'emergenza Potenza ha cambiato il corso delle cose. Se non è più possibile (almeno per ora, fatto salvo l'esito dell'iter di conversione in legge del decreto sugli enti locali) spalmare il debito del capoluogo nei rimanenti quattro anni, e soprattutto in vista di un fondo destinato non alla sola Potenza, servono più risorse. Quindi, la richiesta del presidente Pittella agli uffici della Vicari di tenere dentro al decreto anche le royalty del 2012. Taddei ne fa una questione di realpolitik. «Lo scenario che abbiamo di fronte è cambiato. E di questo bisogna prenderne atto. E' inutile perdersi in troppe chiacchiere. Salvare il capoluogo non è una scelta possibile, ma un'assoluta priorità, per tutti i lucani. Un commissariamento non gioverebbe a nessuno. Tanto più se con questa operazione si riesce a tenere dentro anche gli altri comuni». Aggiunge che, seppure i tecnicismi che ci sono dietro non sono affatto semplici, dalle interlocuzioni sue e del senatore Viceconte con Gabriella Vicari, ci sono buone volontà di andare in questa direzione. Anche sugli equilibri politici al Comune di Potenza, esprime la sua posizione, in maniera molto netta: «De Luca deve andare avanti, ma con una nuova Giunta, nata dall'intesa tra centrosinistra e partiti moderati». Fuori ne rimarrebbe Fratelli d'Italia che ha sempre dichiarato di non voler sedere nello stesso esecutivo di cui fa parte anche il Pd. Il nodo centrale è un altro: «Potenza non può essere lasciata nelle mani di un commissario».

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