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Leadership e comprimari

Basilicata

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VERGOGNA. Iniziamo dalle cose di cui il Pd deve vergognarsi. Aver impedito l'accesso all'assemblea domenicale del partito a Erminio Restaino è un comportamento da figuranti del teatrino del potere. Un'assemblea nella quale abitualmente entrano tutti (e così è stato anche ieri mattina a un certo punto), sciamano giornalisti e curiosi, raccontata urbi et orbi, twittata da chi si trova, per l'idiozia di qualche dententore di prassi statutarie, di forme svanite, di regole tutte tranne di quella fondamentale del buon senso, viene negato l'ingresso fisico a un ex assessore regionale (e molto altro nella storia politica lucana). Commentabile solo evangelicamente, Signore abbi pietà di loro perchè non sanno quel che fanno. 

MATERA. Interessa davvero a qualcuno nel partito la sconfitta di Matera? Si ha la sensazione di no. Archiviata in fretta, mentre le gerarchie del nuovo corso della capitale stentano a delinearsi.

A parte il burlone che ha votato Tosto (o è stato un lapsus?) piuttosto che Tortorelli, la lentezza della formazione della Giunta, annunciata per fine settimana, non preoccupa tanto (chè anzi, sarebbe rassicurante) come indizio di ricerca di una buona e permanente squadra di governo, ma per l'evidente disomogeneità politica dell'area di riferimento di De Ruggieri. Sedato lo spirito “contro” che li ha tenuti insieme, avranno la forza di riconvertirsi in un unicum?

Il risultato di Potenza che premiò De Luca fu frutto di una grande ribellione cittadina. Al momento delusa. Ma questo è altro discorso. Il risultato di Matera è il frutto di una grande scontro di potere, vinto dal partito personale del presidente Pittella. La posta in gioco è alta. Nel capoluogo di regione siamo alla fase della mediazione, lunga, soprattutto per le casse vuote. E dove le casse si annunciano piene (fondazione Matera2019) non varrà lo stesso principio?

 LEADERSHIP. Finora la politica lucana è vissuta di convergenza. Ogni conflitto portava a questo. La corresponsabilità di cui è gran teorico il segretario Luongo.

Lo scenario nazionale e internazionale oggi non è per nulla stabile e non aiuta a trovare strade sicure. L'umore popolare si coagula attorno alla lotta per i bisogni ma anche delle tutele di ciò che ci avverte come bene primario. La terra, per esempio. Il mare. La nostra regione è dentro questo meccanismo. L'ipotesi delle petroliere nello Jonio può diventare una polveriera.

La politica non si nutre di scioperi della fame, ma sul mare c'è una sensibilità altissima, oltre che della Basilicata, di due regioni coinvolte, la Calabria e la Puglia. Basti ricordare quello che successe in Calabria per la nave dei veleni.

Quel dialogo passato alla storia tra due 'ndranghetisti (agli atti della Procura di Reggio): “il mare? E chi se ne fotte del mare?”, è rimasto nella memoria di un popolo che sa essere irruente nel bene e nel male. Deve solo decidere quando arriva il momento di muoversi, di solito quando la percezione di un pericolo è imminente. La Puglia non è da meno. Ha costruito la sua ricchezza negli ultimi anni sul mare.

E ha oggi un governatore, Emiliano, in grado di oscurare Renzi. Ce la farà il nostro Berlinguer a reggere la guida della coalizione interregionale nel dialogo col governo? Pittella sa bene che questo è il terreno più insidioso. All'assemblea di ieri il governatore ha citato Veltroni sulla necessità, in tempo di crisi, “di spalancare la porta dell'armonia per quella virtà precipua della leadership di creare un disegno d'insieme per la società e il coraggio della sfida alla normalità del conservatorismo”.

C'è sempre un perdente o un vincitore. Ma chi vince e vuole stravincere rischia. Per le nostre cronache urbane: tra gli sconfitti e chi porta l'alloro chi fa il primo passo? 

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