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Comuni, tagli per 50 milioni
Tasse sono aumentate e servizi peggiorati

Basilicata

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POTENZA – In cinque anni la Basilicata ha perso quasi 50 milioni di trasferimenti ai Comuni e 14mila posti di lavoro tra aziende chiuse (340) e indotto. A pagarne le conseguenze, in una sorta di guerra tra poveri, sono i cittadini – colpiti da un aggravio della pressione fiscale che paradossalmente si accompagna a una riduzione dei servizi – ma anche i sindaci, definiti «martiri della devolution ed eroi di strada che non hanno colpe».

La definizione è di Raffaele Rio, presidente di Demoskopika, che ieri ha presentato uno studio a tratti allarmante redatto con la Fondazione Abacus presieduta da Rosario Palese.

Il dossier “Taglia et impera. Comuni, famiglie e imprese in Basilicata nella morsa dell’impoverimento” mette in relazione i dati del 2014 con quelli del 2009 per come sono raccolti dalla banca dati Siope, il Sistema informativo sulle operazioni degli enti pubblici di rilevazione telematica degli incassi e dei pagamenti effettuati, in tempo reale, dai tesorieri di tutte le amministrazioni pubbliche, un sistema che nasce dalla collaborazione tra Ragioneria generale dello Stato, Banca d'Italia e Istat.

Un impoverimento progressivo dei governi comunali che ha determinato una riduzione del 47,5% di trasferimenti ai principali stakeholders locali (famiglie, imprese e associazioni) pari ad oltre 24 milioni di euro. Il tutto malgrado gli evidenti sforzi compiuti dalle amministrazioni comunali per ridurre principalmente le spese legate ai costi della politica (-18,9%) e del personale (-11,2%).
«La rilevante sforbiciata dei trasferimenti ai Comuni lucani – dichiara Rio – alimenta, da un lato la sindrome dell’abbandono che vivono i sindaci e, dall’altro, l’impoverimento progressivo degli enti locali.

Lo Stato taglia ai Comuni e loro tagliano ai cittadini con una preoccupante ripercussione sulle risorse destinate al welfare locale e alla cultura. Basti pensare che i sostegni economici a imprese, istituzioni sociali e, principalmente, famiglie, hanno subìto un dimezzamento nel periodo osservato pari a oltre 24 milioni di euro. E, al danno per gli amministratori locali – continua Raffaele Rio – si aggiunge la beffa per la collettività. La contrazione delle risorse ai governi locali ha prodotto un incremento delle entrate correnti con un conseguente inasprimento delle pressione tributaria comunale. Sindaci e amministrazioni avvertono, ora più che mai, la responsabilità di dover operare scelte spesso impopolari legate all’aumento delle tasse e delle imposte locali per poter garantire i servizi essenziali alla collettività. Il tutto in un circuito vizioso. Comuni con sempre meno risorse, famiglie con un ridotto potere d’acquisto e più tributi da pagare, imprese meno attenzionate sugli investimenti e sui finanziamenti locali».
Nel 2014, i tagli sui Comuni lucani ammontano precisamente a ben 47,5 milioni di euro con una riduzione pari al 19,3% rispetto al 2009. In direzione opposta, quale presumibile meccanismo compensativo, le entrate tributarie hanno fatto registrare, nel medesimo arco temporale, un crescita del 43,8% pari a 65,6 mln, con un aggravio della pressione fiscale locale di 284 euro per famiglia lucana con in testa Imu, addizionale Irpef, Tares, Tari e Tasi. Crescita rilevante per energia elettrica, acqua e riscaldamento. Boom di oltre 23 milioni di euro per lo smaltimento rifiuti, in calo welfare per le fasce deboli, cultura e sport per oltre 34 milioni di euro nonostante una significativa contrazione dei costi del personale e della politica — al netto del sindaco che spende in fiori 10 volte tanto quanto spendono i colleghi (purtroppo non ne è stata rivelata l'identità...).

«Gli enti locali si trovano, ormai da anni, in condizioni finanziarie precarie – rimarca Palese –. I continui tagli dei trasferimenti effettuati dai diversi governi nazionali e le sempre più pressanti richieste dei cittadini, fiaccati da una crisi economica estenuante, circa l'erogazione di servizi essenziali, rischiano seriamente di determinare la fine dei sistemi di protezione sociale di prossimità. Il rischio è che il ruolo degli enti locali possa essere quello di erogatori di un Welfare incapace di riequilibrare le diverse istanze sociali. Date queste condizioni, il ruolo dell'ente locale non dovrebbe essere più quello di esecutore di servizi dimezzati, ma quello più innovativo ed ambizioso di promotore di reti, capace di coinvolgere soggetti pubblici, cittadini e Terzo settore, in un nuovo welfare locale teso alla conservazione dei diritti sociali e al contrasto dei disagi delle comunità», pensando magari al bilancio sociale o partecipato, facendone gestire una percentuale ai cittadini. In quest'ottica anche l'Unione dei Comuni, soprattutto per i centri più piccoli, è, più che consigliata, indispensabile anzi vitale.

Infine c'è il discorso dei fondi Ue: finanziamenti diretti della programmazione 2014-2020 anche qui in fortissimo ritardo (scadenza 31/12/2015) accessibili solo se i Comuni si uniscono. «Diamo un'anima a quei fondi», dice Carmine Vaccaro (Uil) intervenendo per richiamare la partita aperta dei 3 miliardi per la Basilicata nel prossimo settennio.

Non servono i fondi a pioggia – ha aggiunto – ma bisogna ottimizzare come ha fatto il Comune di Accettura: alcuni dei 5400 forestali lucani sono stati usati per la manutenzione di una strada interpoderale, e la manutenzione eviterà danni e spese per ripararli.

e.furia@luedi.it

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