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Il Governo snobba il “SalvaPotenza”
Maxi emendamento senza capoluogo

Basilicata

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POTENZA - Di sollecitazioni il Governo ne ha raccolte tante: dai danni dell’ultima tromba d’aria in Veneto, alle «straordinarie esigenze finanziarie delle città metropolitane di Milano e Torino», passando per i buchi del bilancio siciliano.

Ma il “salva Potenza” no. Almeno nel “maxiemendamento” presentato in Senato. Così il destino del capoluogo lucano resta appeso alla speranza di un parere favorevole in extremis, durante la discussione di oggi in V commissione. In caso contrario la prospettiva è un anno da “grande depressione”: coi servizi quasi azzerati, decine di lavoratori a spasso e consumi in picchiata per il relativo aggravio di spese a carico delle famiglie.

Sono ore concitate sull’asse che da Roma porta in Basilicata per il destino dell’emendamento Margiotta che permetterebbe di programmare il rientro dei comuni in dissesto in cinque anni, al posto dei tre previsti dalla normativa vigente. Consentendo al capoluogo lucano di evitare il commissariamento, con lo scioglimento anticipato della consiliatura, e i tagli drammatici annunciati in tutti settori: dall’istruzione al trasporto pubblico.

Oggi i membri della commissione Bilancio di Palazzo Madama dovranno esaminare una valanga di proposte per correggere il decreto sugli enti locali. Da destra e sinistra in questi giorni ne sono arrivate di tutti i tipi, e per fermare l’assalto alla diligenza il Governo ha deciso di presentarne un pacchetto suo, raccogliendo una parte delle sollecitazioni su cui si è mostrato più sensibile. Ma non tutte.
Giovedì scorso era stato il sottosegretario Luciano Pizzetti a spiegare che l’esecutivo intendeva includere nel provvedimento il testo di altri decreti che rischiano di decadere, se non convertiti in tempo breve dal Parlamento. Con «l’unica eccezione» del «recepimento dell’accordo Stato-Regioni in materia di sanità». Così non è stato e l’aveva annunciato un altro sottosegretario, Paola De Micheli, parlando dell’impegno per «valorizzare gli sforzi della Commissione fatti fin qui». Ma il nodo resta e verrà sciolto soltanto quando inizierà la discussione e cadrà la riserva sui pareri per ognuno degli emendamenti di iniziativa parlamentare rimasti, incluso il “salva Potenza”.

La speranza per qualcuno c’è ancora e sarebbe legata al riconoscimento dell’assenza di «oneri sui saldi di finanza pubblica» derivanti dalla concessione di uno “spalma debiti” ai comuni in dissesto. Pizzetti l’aveva detto chiaro e tondo che l’opinione del Governo sarebbe dipesa in particolare «dal reperimento dei mezzi finanziari di copertura». Perciò con quello i presupposti ci sarebbero.

Dopo il passaggio in commissione che è previsto per questa sera, la legge di conversione del decreto enti locali dovrebbe arrivare in aula a stretto giro. Per poi tornare alla Camera e di nuovo in Senato dove è atteso entro il 20 di agosto.

Solo che attorno al 10 dovrebbe scadere il termine concesso dal prefetto di Potenza al Comune per presentare un bilancio riequilibrato e in regola. E per quella data senza il visto di almeno una delle due Camere è difficile pensare a un ulteriore rinvio del commissariamento. Una proroga che per altro dovrebbe essere concessa direttamente dal Ministero.

D’altronde chi non sembra intenzionato ad attendere oltre è lo stesso sindaco di Potenza Dario De Luca, che da tempo sarebbe ritornato all’idea delle dimissioni. Senza un segnale concreto da Roma potrebbe rimettere il suo mandato per la seconda volta nelle mani del prefetto. Stasera o al massimo entro il fine settimana. Il tempo della scelta sembra essere davvero arrivato.

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