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Bradascio raccoglie la sfida di Perrino
«Pronto a dimettermi se gli impegni assunti non verranno rispettati»

Basilicata

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POTENZA - Finora si è contraddistinto per un’azione politica sobria, improntata all’impegno per il sociale, che non ha risparmiato critiche neanche allo stesso presidente nella cui lista è stato eletto in Consiglio regionale (come nel caso del taglio ai contributi per i dializzati). Luigi Bradascio, professione dentista, prestato alla politica, ora è disposto a una promessa solenne: «Se gli impegni assunti dal presidente Pittella sul petrolio dovessero venir meno, sono pronto a tornarmene a casa, insomma a dare le dimissioni da consigliere».

«Un impegno tra gentiluomini», lo definisce lui, quello sancito anche da una stretta di mano con il collega del Movimento 5 Stelle, Gianni Perrino, al termine della seduta di consiglio regionale che si è tenuta martedì scorso.

In cui si è tornato a parlare di estrazioni. E in cui il governatore Pittella, con un intervento «preciso e appassionato», ha ribadito, «per la "millesima" volta» - il no della Regione alle estrazioni in mare, il limite dei 154.000 barili al giorno (quelli derivanti dagli accordi del ‘98 e del 2006), il potenziamento dei sistemi di controlli amministrativi e biologici, e l’acceleramento dei rapporti con le altre Regioni meridionali per una comune strategia di opposizione e un uso delle maggiori risorse, rivenienti dalla nuova contrattazione con il Governo di Roma, prevalentemente a favore degli ultimi e dei penultimi.

«Niente di diverso», rispetto a quanto sostenuto in altre occasioni. Ma anche «in vent'anni nessuno si era immaginato lontanamente di fare».

Insomma, un atto di fiducia nei confronti della linea annunciata dal governatore. Tanto da poter raccogliere (l’unico a farlo) la sfida rivolta da Perrino a tutti i colleghi della maggioranza: dimissioni, in caso di mancato rispetto delle garanzie assicurate in aula.

«Sono un uomo delle istituzioni (anche in qualità di presidente della IV Commissione consiliare) e come tale ho fiducia in esse. Se questa fiducia dovesse essere tradita, non avrei problemi a lasciare. Non potrei più riconoscermi in esse».

Racconta di aver preso parte alla manifestazione di Policoro del 15 luglio scorso. Di essere finito anche lui oggetto delle contestazioni che stava marciando nel corteo contro le trivelle in mare.

«Mi sono sforzato di tentare un dialogo con lei, perché in fondo è questo il nostro dovere. Mi aggrediva con slogan dai quali si capiva che le accuse erano basate essenzialmente sulla mancanza di comunicazione. Non so di chi sia la colpa, se siamo a noi a non essere riusciti a comunicare o altro. Mi rendo conto che il lavoro di opposizione fa la sua parte. Ma per quanto mi riguarda le posizioni sono quelle che il presidente ha ribadito ormai tante volte. Il tempo dirà se ancora una volta ci troviamo di fronte alla solita classe politica bugiarda ed infingarda o se invece i colleghi dell'opposizione, almeno su questo argomento, dovranno fare un passo indietro». Tempo fa, aveva scritto una lettera al Presidente Renzi per chiedere «maggiore rispetto per i lucani maggior rispetto per i lucani», considerazione per il Consiglio regionale e per il suo presidente, maggior ascolto e condivisione. E, soprattutto, «la presa di coscienza che il 7% del petrolio italiano può essere sostituito da  politiche energetiche alternative e da comportamenti più corretti da parte di tutti gli italiani».

Le sue posizioni - ha ribadito ieri - restano queste. «E Dio non voglia - conclude nella nota stampa - che gli passi per la mente di trasformarci nel deposito unico delle scorie radioattive. Sebbene invecchiato e decisamente malandato ritroverei in un attimo lo spirito di "Scanziamo le scorie", alla faccia di tutti gli equilibrismi politici del Pd, che a dire il vero mi appassionano sempre meno».

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