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Il dissesto di Potenza e le mazzette “filmate”
Indagati il dirigente del provveditorato e il patron di Facility

Basilicata

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POTENZA - Una mazzetta “filmata” di 10mila euro dal referente della ditta che gestisce l’appalto per le pulizie al responsabile dei pagamenti del Comune, Mario Giugliano: “allegro” dirigente dell’ufficio provveditorato, e appassionato nuotatore. Tanto che un robottino per la pulizia della piscina comunale sarebbe finito nell’impianto di Baragiano gestito dalla sua associazione sportiva.
E’ quello che sospetta il pool di magistrati che si sta occupando dell’inchiesta sul dissesto del capoluogo, per cui ieri mattina sono scattate le perquisizioni a casa e negli uffici di Giugliano, di un dipendente della Facility srl, Pasquale Zaccagnino, e in municipio, dove è stata acquisita una serie di fatture e mandati di pagamento “misteriosi”. Sì perché i carabinieri li avevano già chiesti da tempo, ma Giugliano non avrebbe mai risposto. Per questo hanno deciso di andarseli a prendere con un mandato della procura.

CATTIVI AMMINISTRATORI

Giugliano e Zaccagnino sono accusati di corruzione per i soldi che il primo avrebbe intascato per agevolare la ditta di Nicola Auletta, “patron” di Facility srl e a sua volta indagato, anche se il suo nome non compare nell’avviso di garanzia notificato ai due. L’episodio è datato «in data prossima e anteriore a luglio del 2014», che è quando la ditta è subentrata nell’appalto più ricco tra quelli gestiti dall’amministrazione comunale.
Ma Giugliano è sotto inchiesta anche per un’ipotesi di truffa, risalente a maggio del 2014, e una presunta turbativa abbastanza recente, datata 26 febbraio scorso.
L’appalto da un milione e mezzo all’anno per pulizie, piccola manutenzione e servizi vari è soltanto uno dei filoni su cui si stanno concentrando gli investigatori, che nei mesi scorsi avevano già acquisito anche gli atti sul contratto di trasporto pubblico, che da solo ne valeva 12 (fino all’ultima gara che si è conclusa sempre ieri) e una serie di presunti sperperi di denaro pubblico. Sperperi che avrebbero portato il capoluogo nella crisi finanziaria in cui si trova ancora oggi. Inclusi i fasti delle ultime sfilate dei turchi, in occasione della festa del patrono della città.
Il risultato è un passivo di quasi 24 milioni di euro, che ha portato alla dichiarazione di dissesto del Comune, e peserà non poco anche sui bilanci dei prossimi anni. Sempre ammesso che si scongiuri davvero il rischio di un commissariamento e di tagli immediati a spese e servizi di tutti i tipi, con l’approvazione dello “spalma debiti” in Parlamento entro la scadenza del 10 agosto. O una proroga in extremis del termine per presentare uno schema di riequilibrio da parte del Ministero dell’interno.
E i responsabili? Secondo i pm che si stanno occupando del caso (Laura Triassi, Francesco Basentini e Valentina Santoro), con la supervisione del procuratore Luigi Gay, le colpe del “buco” nelle casse del capoluogo andrebbero cercate partendo dalla macchina amministrativa. Negli ingranaggi manovrati da funzionari compiacenti che non avrebbero mai badato più di tanto a controllare dove finissero i soldi pubblici. Se chi doveva pulire lo facesse davvero e via dicendo. Forse per leggerezza, forse per tornaconto, come viene contestato a Giugliano e ad altri, i cui nomi restano avvolti dal segreto investigativo.

IL ROBOTTINO E LE FATTURE

Ieri mattina militari del reparto operativo di Potenza hanno effettivamente trovato a Baragiano il robottino “marca Dolphine di colore giallo” che sarebbe stato sottratto dall’impianto comunale di Montereale. Come denunciato dal referente dell’Ariete che è la ditta che ha gestito l’appalto delle pulizie fino al subentro della Facility. Un apparecchietto del valore di 5/6mila euro, che sarebbero stati pagati dall’amministrazione, senza poi beneficiarne in alcun modo. Motivo per cui nel decreto di perquisizione e sequestro eseguito ieri mattina, tra gli atti da acquisire in Comune, ci sono anche le fatture per il suo acquisto.
Le altre riguardano esborsi a favore di una serie di ditte considerate “vicine” a Giugliano e colleghi. In particolare: la Telesca trasporti, la Lucus servizi e l’impresa individuale dell’impresa meccanica di Giuseppe Lorusso.

LA CONVENZIONE

I pm hanno disposto l’acquisizione anche di «tutta la documentazione in possesso dell’ente riguardante i rapporti tra quest’ultimo e le ditte Ariete, Romeo gestioni e Facility». La vincitrice dell’ultima gara comunale per le pulizie (datata 2007), il colosso napoletano che si è aggiudicato il lotto Consip per il “facility management” del sud Italia, e il suo fedele subappaltatore locale. Storico partner anche nell’appalto per le pulizie dell’Unibas (un affare da 7milioni e mezzo in 5 anni). Fino a quando non si è scoperto che la gestione Consip costava 65mila euro al mese in più di quello che altre aziende avevano già offerto. Prima che le buste venissero sigillate in un armadio per aderire alla convenzione con la centrale d’acquisti del Ministero delle finanze. Per qusto il Tar ha annullato tutto obbligando l’ateneo a riprendere la gara interrotta all’improvviso.
E’ possibile che anche in Comune la scelta di aderire alla convenzione Consip non sia stata la scelta migliore per l’amministrazione, ma soltanto per un gruppo di funzionari e imprenditori in rapporti a dir poco promiscui?
Il sospetto degli inquirenti sembra essere questo, e a provarlo ci sarebbe un filmato o una registrazione (di preciso ancora non si sa) custodito in uno dei telefonini di Pasquale Zaccagnino, che documenterebbe la “mazzetta” intascata da Giugliano. Le voci sulla sua esistenza, come arma di pressione nei confronti del potente funzionario, sono arrivate anche ai carabinieri, che ieri hanno portato via da casa di Zaccagnino 5 cellulari diversi da scandagliare a fondo per vedere se corrispondono al vero.
D’altronde in questi mesi non sono mancate le denunce dei lavoratori “tagliati” dalla Facility. Su pulizie mai fatte ma pagate. Oppure fatte ma in posti diversi da quelli previsti dal contratto. E non sono mancate nemmeno le lamentele di imprenditori che aspiravano a “giocarsela” con una regolare gara al massimo ribasso. Sicuri di poter offrire un prezzo inferiore a quello della convenzione per la pulizia e l’ordinaria manutenzione degli immobili comunali. A parte le considerazioni sull’estensione di una convenzione per uffici e piccoli spazi, ad ambienti come piscine e palestre, che non sono compresi nella gara vinta dalla Romeo Gestioni. Dove invece figurano altri servizi come la derattizzazione e la cura del verde, già affidati - e regolarmente pagati - all’azienda comunale per la tutela dell’ambiente, e le hostess che sono comparse all’improvviso agli ingressi degli stabili comunali. Inclusa la figlia di un ex assessore. Un lusso, insomma, visti i tempi che corrono. Capace di indignare in primis il “mite” sindaco Dario De Luca, subentrato ormai a cose fatte, che ne ha parlato con toni di fuoco, rivolti ai suoi predecessori. Scatenando la loro immediata reazione, e una serie di prese di distanze.

IL LIVELLO POLITICO

E’ possibile che dietro l’abbraccio di funzionari compiacenti e generosi imprenditori non ci fosse un livello politico che benediva certe operazioni? Su questo, per il momento, inquirenti e investigatori sembrano prudenti. Ma i fari su certe decisioni delle ultime amministrazioni sono accesi più che mai. Ora si tratta di studiare una montagne di carte e di provare a tirarne le somme. Poi il quadro sarà molto più chiaro anche se potrebbero volerci mesi.

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