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Salvato il Comune, salvare la città
Il capoluogo ora ha bisogno di un po’ di normalità

Basilicata

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POTENZA - L’aria era strana ieri mattina, un po’ come dopo una nottataccia, al risveglio, meno male, adesso è un altro giorno. «Ora a lavoro». «Finalmente», aggiungevano i consiglieri che ieri alla spicciolata si sono ritrovati tra la prima e la seconda commissione della giornata, tra un passaggio a Palazzo di Città e la conferma che «sì, ci sono state perquisizioni», la procura indaga sui conti della scorsa amministrazione che hanno portato al dissesto.

Ma la notizia del giorno era il SalvaPotenza, passato, approvato.

È vero, il cammino è lungo, manca ancora il passaggio in parlamento, «ma il voto all’unanimità in commissione - diceva il sindaco Dario De Luca, sollevato un bel po’ - lascia presagire un iter veloce e positivo».

Un emendamento ha modificato il decreto Enti Locali allungando il tempo necessario a recuperare il disavanzo da dissesto. E quindi, nel capoluogo lucano, a evitare l’arrivo del commissario.

Certo, la soluzione economica «è un passo importante per la città. Non è di per sé risolutiva di ogni problema», ma l’amministrazione può cominciare ad andare avanti, faceva notare Salvatore Margiotta che dell’emendamento è il primo firmatario.
Potenza può provare a ripartire. Sì, ma come? Perché il punto sta tutto qui.

Per un anno la politica cittadina ha tenuto in scacco la città. Maggioranze fatte e disfatte, dimissioni date e ritirate, larghe intese sofferte e mai davvero partorite. Almeno due volte il consiglio comunale è stato sul punto di vedere chiudere l’esperienza legislativa, per altrettante la politica locale ha deciso di andare avanti, tentare, aspettare. Ma a che prezzo?

La città bloccata, la macchina amministrativa in attesa, scarsa possibilità di programmare un futuro: ogni giorno non era poi così certo il prosieguo della legislatura. Senza un orizzonte, come decidere che strada seguire?

Lo raccontava De Luca spiegando di aver «passato notti insonni pensando al commissariamento e alla stasi amministrativa».
Potenza nel frattempo si è fatta un po’ più triste, sospettosa, più povera soprattutto. Tra centro e periferia, però, sono anche nate belle esperienze di cura, creatività, presa in carico di spazi e luoghi: parchi, associazioni, piccole imprese, gruppi di cittadini che provano a fare qualcosa, con o senza avere la città alle spalle. Lo ha detto ieri anche De Luca: «Potenza non muore perché la gente vuole aiutarla a vivere».
Il Comune adesso è messo in salvo, «ora a lavoro». Ma è anche tempo di salvare anche la città. Come?

«Per la prima volta ho visto una convergenza di forze politiche diverse e di persone prima contrapposte», diceva ieri De Luca suggerendo un metodo che può funzionare.

«Aver remato, a Roma, tutti insieme e nella stessa direzione, ha prodotto risultati per i cittadini. Dovremmo farlo molto più spesso», aggiungeva Margiotta.

Quanto alle priorità, il consigliere Alessandro Galella (FdI) suggeriva di non perdere l’occasione dei 26 milioni di euro del fondo di coesione da riprogrammare. «Bisogna riconvocare immediatamente il responsabile unico di tutto il procedimento prima della pausa».

Chiusa la pratica contabile, c’è possibilità (voglia) di programmare, spiegano.

Quello che serve a Potenza è anche un po’ di normalità, piccole cose, servizi, idee, una direzione insomma. Un’idea di città.
Messo in sicurezza il Comune, del resto, ora tocca salvare la città.

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